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La Terza Repubblica parte da Monti

L'ex "tecnico" (ormai un politico) potrà scegliere tra Palazzo Chigi ed il Quirinale. E Renzi...

Il Premier, Mario Monti, a New York dove non ha escluso un Monti bis (Credits: LaPresse)

Mario Monti al Quirinale. Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Sarà questo lo scenario post-elettorale di primavera? L’annuncio del Professore, a New York, di una sua disponibilità a succedere a se stesso come presidente del Consiglio, significa in realtà che Monti è candidato a esserci comunque, dopo. A Palazzo Chigi o al Quirinale, comunque non andrà in pensione.

“Se serve, ci sarò”. Un annuncio? Una promessa? Un atto di generosità? Una minaccia? Tutto, tranne che tecnicamente una candidatura. Perché Monti non ha bisogno di presentarsi agli elettori, è già senatore a vita per grazia ricevuta dal capo dello Stato. E lo ha detto chiaro, ai giornalisti stranieri che non conoscendo le alchimie nostrane glielo chiedevano col candore di chi pensa che per diventare capi del governo in un paese democratico occidentale si debba essere scelti dagli elettori, dal “popolo sovrano” (espressione che suona ormai come una presa per i fondelli).

Monti ha inteso dire, ed è la prima volta che lo ha fatto in modo così netto, che non esclude un Monti bis, se richiesto, in spirito di servizio e di fronte alla mancanza di alternative numericamente valide in Parlamento. Un po’ come un salvatore della patria in servizio permanente effettivo. Solo che non c’è da augurarsi questo scenario. C’è da sperare che dalle urne esca un governo pieno, con forze politiche di coalizione coese, che abbiano chiara un’idea di Italia e siano capaci di governare per realizzarla. Se invece le cose dovessero mettersi male, con un Parlamento incapace di esprimere una chiara maggioranza, ecco che dal cilindro del Quirinale potrebbe ri-uscire il senatore a vita Mario Monti. Ma sarebbe un ripiego democratico, e il governo che ne scaturirebbe non avrebbe una maggioranza compatta, con tutte le conseguenze negative che riscontriamo anche in questi giorni.  

Le parole di Monti significano pure che dall’alto dello scranno senatoriale il Professore può limitarsi ad aspettare che gli italiani votino e decidere se, in spirito di servizio, sia più utile come presidente del Consiglio o essere il nuovo presidente della Repubblica, successore di Giorgio Napolitano. Chi meglio del Professore, rimasto fuori dalla rissa elettorale?

A meno che nel centrodestra Berlusconi non rinnovi completamente il Popolo della Libertà cambiando nome e, soprattutto, classe dirigente, e non scateni una campagna elettorale delle sue, la vittoria dovrebbe andare al leader del Partito democratico. Non quello attuale, Pier Luigi Bersani, ma quello che avrà vinto le primarie tra i democratici. Potrebbe essere Bersani, ma potrebbe anche essere Matteo Renzi, in costante ascesa a ogni chilometro in più che macina sul suo camper in giro per l’Italia.

Monti ha parlato anche ai mercati, ovviamente, per rassicurarli: se l’Italia si ritrovasse nel caos, ci sarebbe comunque la valvola di sicurezza di un governo di grande coalizione (politica) guidato da Monti stesso. E ha parlato ai partiti, perché si sbrighino a escogitare una legge elettorale in grado di favorire la formazione di una maggioranza di governo.  Interlocutoria la reazione di Berlusconi, che nell’intervista a Huffington Post si era mostrato non ostile alla “candidatura” di Monti (ma per il centrodestra e, quasi, in alternativa a se stesso); negativa da Bersani, che vede sfumare la propria certezza di approdare a Palazzo Chigi, stretto nella tenaglia tra l’ascesa di Renzi da un lato e la soluzione “tecnica” dall’altro; astutamente entusiastica in Pier Ferdinando Casini, che essendo il leader col minore consenso elettorale e poggiando la sua forza sulla possibilità di fare l’ago della bilancia, cavalca il brand Monti e cerca di posizionarsi al meglio sperando che si creino pure per lui delle “circostanze speciali”. Per che cosa non sappiamo: Palazzo Chigi, Quirinale, Farnesina?

Certo, tutti questi discorsi non fanno i conti, ancora una volta, con gli elettori.

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