Cronaca

Lecco, perché una mamma diventa assassina?

L'esperto spiega cosa scatta nella mente delle madri che commettono un gesto tragico come quello di Eldira - I precedenti - La lettera

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ANSA / MATTEO BAZZI

Un parente della famiglia affranto dal dolore all'esterno dell'abitazione dove una madre ha ucciso le sue tre figlie a Lecco – Credits: ANSA / MATTEO BAZZI

"Questa donna ha perso il controllo, ha avuto un obnubilamento mentale e si è vendicata nei confronti del marito". Il professor Carmelo Lavorino, criminologo, esperto di analisi della scena del crimine e di criminal profile, ovvero la definizione del profilo di un omicida, non ha dubbi: la madre 37enne di Lecco, di origini albanesi, che ha ucciso le sue tre figlie "ha agito perché voleva sopprimere quello che di più caro aveva il marito, inconsciamente ha distrutto anche il legale tra lei e il coniuge".

Professore, esiste una casistica specifica per questo genere di delitti?

Questo caso è spiegabile in situazioni di fortissima depressione, quando non si ha fiducia nel mondo, nel futuro, negli altri e in se stessi. E' ravvisabile anche la cosiddetta sindrome di Medea, cioè il volere punire il coniuge traditore, sopprimendo la propria stirpe.

Qualcuno ha parlato di "atto di amore". Cosa ne pensa?

Donne del genere, che si trovano in uno stato psichico molto debole, di panico, di forte pressione, possono arrivare ad uccidere la prole come estremo gesto di protezione. Ma è bene ricordare che questo avviene solo in persone che soffrono di malattie psicologche e psichiche.

Si può prevede un gesto del genere?

Atti del genere non sono prevedibili. Si può prevedere che una persona in uno stato depressivo possa commettere atti simili, ma non tutti coloro che sono in queste condizioni commettono gesti estremi.

E' possibile un recupero, ora?

Questa donna può essere recuperata, ma è bene sottolineare che questa persona avrà sempre la tendenza ad autopunirsi, al suicidio. Non  è pericolosa verso società, ma solo verso se stessa, soprattutto nel momento in cui realizzerà a pieno cosa ha fatto. Non vedrà altra che il suicidio. Il recupero dovrà dunque essere effettuato su 3 piani: quello della consapevolezza, della accettazione di ciò che ha fatto e dell'autoperdono. Ma una mamma si può salvare solo se attiva meccanismi mentali di rimozione, cosa altamente improbabile. E' quanto accade anche a chi si rende responsabile di atti involontari come l'investimento di una persona o di un bambino, che ne causano la morte: molto spesso chi li commette, poi tenta di togliersi la vita.

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