Cronaca

Costa Concordia sarà demolita in Turchia?

Se le operazioni di raddrizzamento e galleggiamento del relitto si svolgeranno secondo quanto previsto, il relitto potrebbe essere trasferito all'estero per lo smaltimento

Costa Concordia

Il relitto della Concordia – Credits: Ansa

“Non vi è certezza della riuscita dell’operazione di raddrizzamento e soprattutto di galleggiamento della Costa Concordia. Adesso, dopo quasi due anni, oltre al mare e alle tecnologie occorrerà fare i conti con la corrosione galvanica dello scafo. Dunque com'è possibile pensare di trainare quel relitto fino in Turchia?”. Legambiente lo ha sempre sostenuto. Le prime dichiarazioni risalgono ai primi mesi del 2012, dopo la presentazione del primo progetto di rimozione. Le altre si sono susseguite nei mesi e hanno contribuito alle modifiche del progetto iniziale di recupero, rivisto per ben 4 volte.

Ma adesso, i timori di Legambiente sui rischi della rimessa in asse del relitto, sono stati condivisi parzialmente anche dai tecnici che lavorano attorno al relitto e che inizialmente apparivano molto più certi della riuscita dell’operazione e persino dalla stessa Protezione Civile, che solo poche settimane fa, li ha espressi in un incontro che si è svolto all’Isola del Giglio.

“La nave doveva essere raddrizzata quasi un anno fa, secondo la stesura del primo progetto – spiega a Panorama.it, Umberto Mazzantini, Responsabile Legambiente Isole minori e Arcipelago Toscanopoi i calcoli sono risultati non corretti e tutte le variabili, forse, non calcolate pienamente. E così i tempi si sono allunganti in modo spropositato e lo scafo si è deteriorato. Se la nave non si è ancora inabissata, è solamente perché è ancorata agli scogli”.

Ma che cosa preoccupa Legambiente? “Le condizioni dello scafo rimasto immerso per quasi due anni - tuona Mazzantini - nessuno riesce a calcolare, in queste condizioni, la stabilità ovvero la tenuta del lato di dritta della nave che dal 13 gennaio 2012, giorno del naufragio, è rimasta esposta a correnti galvaniche che ne hanno determinato un lento ma progressivo deterioramento. Non possiamo non considerare che proprio su quel lato dovranno essere posizionati altri cassoni per il galleggiamento della nave. E quel lato potrebbe presentare enormi fessurazioni che potrebbero rendere ancora più difficile la collocazione dei galleggianti”.

“Credo sia facilmente intuibile che non sia cosa semplice applicare un cassone su un materiale che possiamo definire, in modo semplicistico, “marcio”- prosegue il responsabile di Legambiente – e i calcoli sul posizionamento di queste strutture potrà essere fatto solamente a nave raddrizzata”.

“Poi, oltre alla corrosione occorre prendere in considerazione anche le correnti marine: l’operazione di raddrizzamento dovrà essere fatta con il mare pressoché piatto, direi, immobile. Pena, il fallimento dell’intera operazione. Ovviamente si dovrà sperare che non si verifichino mareggiate anche nei giorni o settimane successive, quelle tra il raddrizzamento e l’istallazione dei cassoni”.

Stando ai programmi, per ruotare, la nave dovrebbe impiegare tra le 12 e le 24 ore.  'Ma anche in questo caso nulla e' certo', spiegano i tecnici, considerando che l'operazione non e' mai stata realizzata. Nonostante le simulazioni al computer che ne garantiscono la fattibilità, bisognerà comunque vedere come risponderanno le strutture della nave alle enormi sollecitazioni a cui saranno sottoposte durante la manovra.

Ma cosa accadrà una volta che la Concordia sarà stata rimessa in asse? Quanto tempo ci vorrà prima che abbandoni il Giglio? E soprattutto, dove verrà portata?

Innanzitutto perché i tecnici verifichino lo stato della fiancata di dritta, quella oggi sommersa, prima di procedere al montaggio dei cassoni che gli assicureranno il galleggiamento, trascorreranno sicuramente dei giorni, se non addirittura settimane. Solo terminata questa fase, la Concordia potrà partire per il suo viaggio finale: un porto dove sarà definitivamente smaltita, pezzo per pezzo.

“Secondo Legambiente, che ha acquisito questa informazione da fonti ufficiali, il desiderio di Costa Crociere è di portare la nave in Turchia – precisa Mazzantini, a Panorama.itper poter abbattere i costi di smaltimento. Noi avremmo preferito Piombino; è il porto più vicino e la soluzione più semplice sia sotto il profilo dell’inquinamento che dello smaltimento del ferro che avverrebbe a chilometro zero presso le acciaierie”.

“Siamo davvero preoccupati - conclude infine Mazzantini – se dovesse riuscire l’operazione di raddrizzamento e galleggiamento della nave, rimane l’incognita trasporto: quel relitto riuscirà, considerando le condizioni, ad attraversare tutto il Mediterraneo?”.  

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