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Libia: l'Isis dichiara guerra al generale Haftar

La Brigata Battar, principale forza dello Stato islamico, dichiara di avere cellule a Beida e Tobruk. I negoziati di pace così diventano impossibili

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Truppe leali al generale Haftar – Credits: GETTY IMAGES

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L’est della Libia appare sempre più sotto il controllo dei militari. Mercoledì 25 febbraio Aguila Saleh, il presidente del parlamento di Tobruk (l’assemblea riconosciuta dalla comunità internazionale, espressione del voto legislativo del giugno 2014), ha proposto il nome di Khalifa Haftar per la nomina a comandante generale dell’esercito libico. La firma per decreto da parte di Saleh, che ormai detiene quasi poteri presidenziali, è in realtà un passaggio formale considerato che da tempo il parlamento di Tobruk aveva avanzato l’ipotesi di creare questo incarico ai vertici delle forze regolari libiche per affidarlo proprio ad Haftar, a capo della campagna anti-islamista lanciata da ormai quasi un anno prima nell’est del Paese per liberare Bengasi da Ansar Al Sharia, poi nella Tripolitania dove imperversano le milizie islamiste riunite sotto la coalizione Alba Libica.

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Haftar è stato inserito in cima alla lista nera della Brigata Battar di Derna. In un comunicato emesso dalla principale forza dello Stato Islamico in Libia vengono infatti condannati come infedeli sia il governo di Tripoli, sotto il comando di Omar Al Hassi, che quello di Beida, guidato da Abdullah Al Thinni, e i rispettivi parlamenti, il Congresso Generale e la Camera dei Rappresentanti. Intimando alle milizie islamiste di Misurata di restare fuori da questa resa dei conti, la Brigata dello Stato Islamico – che secondo alcune testimonianze non ancora confermate sarebbe operativa anche a Leithi, quartiere di Bengasi che si riteneva essere la roccaforte di Ansar Al Sharia – minaccia così di giustiziare il “tiranno” Khalifa Haftar e le forze militari di cui è al comando, tutti i lealisti di Gheddafi e chiunque creda nella democrazia.

 

Nel comunicato, in cui Brigata arriva addirittura a rivendicare l’uccisione di Gheddafi per mano dello Stato Islamico, afferma inoltre di controllare cellule già operative a Beida e Tobruk mentre altre starebbero raggiungendo Tripoli e Misurata.

 

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Con queste premesse non sorprende che i negoziati promossi dalla comunità internazionale continuino a non portare a risultati conrceti. Mercoledì 25 febbraio avrebbero dovuto riprendere i colloqui, stavolta con sede in Marocco, ma una decisione della Camera dei Rappresentanti ha fatto slittare nuovamente l’incontro. In seguito agli attentati di Al-Qubbah (o Gubba, località situata tra Beida e Derna) rivendicati dallo Stato Islamico, che il 20 febbraio hanno provocato tra le 30 e le 40 vittime, la Camera dei Rappresentanti ha deciso di boicottare i negoziati.

 

Resta da chiarire la posizione dei deputati in merito alla prosecuzione del dialogo mediato dalla missione delle Nazioni Unite UNSMIL, anche se la recente escalation delle attività terroristiche rivendicate dallo Stato Islamico rende ogni tentativo di avviare un processo politico del tutto illusorio.

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