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Apple, Facebook e le donne in carriera

Fa discutere la decisione dei due colossi Usa di sostenere le dipendenti che congeleranno i loro ovuli

Apple

Daniela Missaglia

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Due anni fa, Anne Marie Slaughter, plurititolata docente di Princeton chiamata dal Presidente Obama ad alti incarichi di Governo, annunciava la propria decisione di ritirarsi dal mondo del lavoro e della politica per dedicarsi ai due figli di 12 e 14 anni, cresciuti dal marito e che lei vedeva solo in rari momenti, per lo più nei weekend.

Lo faceva pubblicando sul The Atlantic un saggio divenuto manifesto della parità di genere, intitolato “Why Women Still Can’t Have It All” : perché le donne non possono avere tutto. Il testo era un monito alla società e uno stimolo a prevedere politiche di genere che permettessero alle donne di conciliare famiglia e lavoro.

Ebbene, è di pochi giorni fa la notizia che i giganti della Silicon Valley, Apple e Facebook, sosterranno economicamente le dipendenti che intendano congelare i propri ovociti, ritardando così la loro maternità in favore della carriera. È la prima volta che delle aziende propongono il ricorso a queste tecniche come misura di sostegno indipendentemente da problemi di salute.

Insomma: le donne vogliono avere tutto? Benissimo, potranno dedicarsi prima alla carriera e avere un figlio in tarda età, quando normalmente la natura non lo consentirebbe, una volta ottenute realizzazione professionale e stabilità economica. Ma siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta per la realizzazione femminile?

Il bonus economico (di considerevole valore, se si pensa che le pratiche di congelamento e crioconservazione possono costare fino a 20.000 dollari) è stato pubblicizzato come una misura a favore delle donne, ma in realtà è stata accolta da molte polemiche. Molti hanno visto in questa proposta, infatti, un “ricatto mascherato”, un’intrusione nella libertà di scelta, ‘indotte’, grazie all’incentivo economico, a dare priorità al lavoro e a conformarsi ad una nuova immagine di donna: quella di una wonder woman in carriera.

Un’immagine molto diversa, certo, da quella propinata ormai da secoli che vede la donna regina del focolare e della famiglia, ma sempre, tuttavia, imposta o comunque ‘venduta’ in cambio di soldi.

Il parallelo corre molto lontano, in India, dove, proprio in questi stessi giorni, il Governo offre 1.400 Rupie (20 euro) alle donne che accettano di farsi sterilizzare: bieca politica per il controllo delle nascite che ha causato la morte di alcune volontarie cadute nel ricatto.

Insomma, dov’è finita la libertà di scelta? 

È la libertà di scegliere (che dovrebbe comprendere la ‘libertà riproduttiva’) a dover essere tutelata dalle politiche per la famiglia; libertà che invece, pur da giurista, fatico a intravedere e che forse noi stessi siamo disposti a sacrificare, nel culto di una società iperproduttiva in cui la tecnologia ormai ignora l’etica e in cui il rallentamento (compreso quello fisiologico alla maternità) è visto soltanto come un ostacolo.

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