Pietro Grasso diventa paladino dei No

“Per la realizzazione di opere infrastrutturali importanti come la linea Tav Torino-Lione, il gasdotto transadriatico Tap o la stazione del sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense Muos a Niscemi forse si potevano trovare soluzioni diverse attraverso un diverso …Leggi tutto

“Per la realizzazione di opere infrastrutturali importanti come la linea Tav Torino-Lione, il gasdotto transadriatico Tap o la stazione del sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense Muos a Niscemi forse si potevano trovare soluzioni diverse attraverso un diverso approccio che avesse tenuto conto anche dell’impatto ambientale e sociale”

Cosi’ parlo’  il presidente del Senato, Pietro Grasso, nella sua Lectio Magistralis sulla ‘Grande alleanza tra politica e scienza’, tenuta ad Erice in occasione della 46ma sessione del seminario internazionale sulle emergenze planetarie “The role of science in the third millennium”.

Ora e’ comprensibile che nella corsa a chi “dice qualcosa piu’ di sinistra” il presidente Grasso sia impegnato (ed affannato) nell’inseguire la compagna Boldrini che su questo terreno pare avere pochi rivali. Ed e’ pure possibile che questo tema cosi’ caro a sinistra radicale e 5 stelle possa costituire un elemento di una futura piattaforma programmatica per una maggioranza di governo alternativa a quella attuale.

Ma il richiamo ad una maggiore condivisione sui progetti delle grandi opere suona davvero stonato in un paese ostaggio del popolo, minoritario, del No senza se e senza ma.

Un interessante articolo dell’huffington post di qualche giorno fa ha elencato puntualmente tutti i fronti del No allo sviluppo infrastrutturale che oggi in Italia rallentano o addirittura stoppano la realizzazione di opere strategiche per il sistema paese. Le uniche in grado di dare ossigeno ad un’economia asfittica e capaci di creare opportunita’ occupazionali in un momento in cui  il numero dei senza lavoro e’ ai massimi livelli da decenni. No Tav, No Tap, No Tubo, No Mose, No Expo, uniti oramai in un unico network dove le posizioni antagoniste e finanche violente stanno prendendo il sopravvento sul movimentismo locale della massaia e del contadino.

Paradossale poi che in prima fila nella resistenza attiva e passiva alle grandi opere si schierino formazioni  politiche che, almeno sulla carta, rappresentano o dovrebbero rappresentare gli interessi di quel popolo giovane o meno giovane alle prese con il precariato permanente e l’emergenza sociale del quotidiano. E che dire delle grandi societa’ straniere che dopo trafile burocratiche ultradecennali hanno gettato la spugna come nel caso di BP o Gas Natural Fenosa per i rigassificatori di Brindisi e Trieste?

La stagione del boom economico a cavallo tra gli anni sessanta e settanta non avrebbe mai visto crescere realta’ come Marghera o Sesto San Giovanni dove hanno trovato approdo le speranze di lavoro di decine di migliaia di italiani se al posto di lungimiranti amministratori di ogni bandiera con molto pragmatismo e nessuna puzza sotto il naso ci fosse stata una allegra compagnia di grillini, verdi o vendoliani.

Forse il presidente Grasso dovrebbe essere meno sensibile alle sirene del politically correct e frequentare piu’ assiduamente qualche forum economico. Gioverebbe alla sua immagine. Ed anche alla conclamata sterilita’ dell’odierno dibattito politico-istituzionale.

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