Gli Usa mandano i marines in Iraq contro Isis

Il Pentagono schiera le truppe per creare un corridoio umanitario per i profughi minacciati dai guerriglieri islamici

Un marines in azione in Iraq – Credits: Getty Imagines / Marwan Ibrahim

Quello che avevano predetto gli analisti militari americani è diventato realtà: Obama ha deciso di inviare un centinaio di marines e uomini delle forze speciali mandare nel nord dell'Iraq; si tratta di un'operazione militare studiata per salvare le migliaia di profughi Yazidi bloccati nella regione di Sinjar e minacciati dai miliziani jihadisti dell'Isis. I militari sono già atterrati sulle montagne e l'operazione è già in corso. 

Al momento non si segnalano scontri a fuoco e contatti diretti con i miliziani.

Un corridoio umanitario per i profughi

Obama, come si sa, non vorrebbe un escalation militare americana in Iraq. Ma, non c'era una vera alternativa. Il Comandante in capo ha indicato pubblicamente due obiettivi: evitare la caduta della città curda di Erbil e salvare i profughi che fuggono dai guerriglieri islamici. Per raggiungerli - dicono da giorni gli esperti – non bastavano i raid aerei limitati autorizzati dalla Casa Bianca.

Non è stata una scelta facile per Obama. Dare il segnale verde all'invio di centinaia di soldati in grado di costruire un corridoio umanitario per i profughi significa fare una parziale inversione di marcia rispetto alla politica finora adottata in Iraq.

Non solo. Significherebbe anche ammettere i propri errori. E' stato Obama a decidere il ritiro totale delle truppe americane dal paese invaso nel 2003. Ora dovrebbero tornare a cause delle conquiste e delle vittorie dei fondamentalisti islamici; pericolo sottovalutato, se non ignorato, dall'attuale amministrazione statunitense.

Chi parteciperà all'operazione?

“Non possiamo risolvere la crisi dei profughi limitandoci a lanciare viveri e acqua dagli elicotteri” - ha detto una fonte del Pentagono al Wsj. Il treno che porterà a una missione militare umanitaria dei marines sembra essere partito. I soldati saranno inviati nella zona nord. Con tutta probabilità, ingaggeranno scontri con i miliziani dell'Isis. Gli americani torneranno a combattere sul terreno in Iraq.

Il Pentagono ha deciso l'invio di altri 100 consiglieri militari a Erbil. Serviranno a rinforzare il contingente che si trova nell'importante e strategica città. Già da un paio di giorni, vengono inviate armi ai peshmerga curdi. Armarli però non servirà a fermare l'Isis. Ci sarò bisogno di altro. Per questo cresce l'ipotesi di una missione di terra. Tutte le ultime mosse sembrano indicare la possibilità che la Casa Bianca decida per il via libera all'operazione di terra.

Gli esperti interpellati nei giorni scorsi stimavano una forza tra i 10.000 e i 15.000 soldati. La Casa Bianca non vorrebbe agire da sola. Verrà chiesto aiuto ad altri paesi. La Gran Bretagna e la Francia sembrano essere disposte a fare parte dell'operazione. Ne farà parte anche l'Italia?

E mentre il mondo brucia, Obama va in vacanza

Tutte queste notizie escono mentre Obama si trova in vacanza a Martha's Vineyard. Due settimane di relax nell'esclusiva località della Costa Est. E'partito appena dopo aver annunciato l'autorizzazione dei raid aerei. Questa sua decisione ha scatenato le polemiche dei suoi avversari politici e di parte della stampa.

Il Washington Post ha pubblicato un articolo al vetriolo contro il comandante in capo: va in ferie mentre il mondo brucia. Tre le crisi che dovrebbero tenerlo nella capitale: Iraq, Ucraina e Gaza. E, invece, sembra essere più impegnato nel golf che nei tentativi di risolvere queste esplosive situazioni.

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