Le ultime, in ordine di tempo, sono l'accusa al presidente americano Barack Obama di aver "fondato l'Isis" e l'invito a chi possiede armi a fermare la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Donald Trump non ha più freni nè inibizioni. E a dirlo non sono solo opinionisti e politologi ma anche quelli che dovrebbero sostenerlo nella sua conquista della presidenza americana: i repubblicani.

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Da più parti monta il pressing perchè si faccia da parte mentre i sondaggi segnalano il crescente malumore tra i suoi elettori: uno su cinque - secondo l'agenzia Bloomberg - sarebbe favorevole a un suo ritiro, mentre molti altri non lo ritengono all'altezza, con lo scetticismo che aumenta anche tra chi lo ha sostenuto fin dalla prima ora. E le proteste contro il tycoon proseguono.

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"Disgrazia nazionale" titola l'Huffington Post, "Un presidente inconcepibile" la Cnn, mentre il Daily News in prima pagina titola "Questo non è più un gioco", chiedendo la fine della campagna del tycoon. Ma l'attacco più duro arriva dal New York Times, con due editoriali senza precedenti per i toni usati dal quotidiano nei confronti di un candidato presidenziale, definito "essere ripugnante".

"I figli dovrebbero vergognarsi", afferma Thomas Friedman, uno degli opinionisti di punta del giornale, mentre l'Editorial Board scrive: "È giunta l'ora per i repubblicani di ripudiare Donald Trump una volta per tutte" (qui l'articolo integrale)

Trump

L'articolo in cui l'Editorial Board del New York Times definisce Trump "ripugnante"

Fanno effetto anche le parole della figlia di Martin Luther King, Bernice, che ricordando il padre assassinato parla di parole "sgradevoli, inquietanti e pericolose". Ma a far vacillare la posizione di Trump è soprattutto il coro di critiche e attacchi che vengono dall'interno del Grand Old Party, col numero delle defezioni che si allunga di ora in ora, tra chi afferma che non voterà mai per il candidato incoronato dalla convention di Cleveland e chi rivela che, piuttosto che vedere Trump alla Casa Bianca, voterà per Hillary Clinton.

Tra questi ultimi John Negroponte, ex numero uno dell'intelligence Usa nell'amministrazione di George W.Bush, che rilancia l'allarme sul pericolo che un Trump presidente potrebbe rappresentare per la sicurezza nazionale.

Una minaccia messa in luce ancora sulle colonne del Nyt anche da Michael Hayden, ex capo della Cia e della Nsa che pone il problema sull'opportunità o meno di fornire a Trump informazioni "top secret" nel corso del briefing sulla sicurezza nazionale che per legge deve essere fatto ai candidati presidenziali. Due spie, quella di Negroponte e Hayden, che insieme a quella dell'ex capo della Cia Michael Morell fanno scattare più di un campanello d'allarme per gli attuali vertici degli 007 Usa. Vertici tra cui sale la preoccupazione soprattutto in presenza di una minaccia terroristica oggi in America più forte di qualche anno fa, come in tutto l'Occidente.

Intanto lo speaker della Camera Paul Ryan vince a mani basse le primarie per la rielezione in Congresso. Un segnale dall'elettorato repubblicano che dovrebbe ulteriormente preoccupare Trump, che in un primo momento si era rifiutato di dare il suo appoggio a Ryan, salvo poi ricredersi dietro le pressioni del partito.

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