Cronaca

Yara, il video del furgone non è un falso, e le immagini sono agli atti

Dopo lo scontro in aula tra la difesa di Bossetti e il comandante dei Ris, è scoppiato il caos: il filmato confezionato per la stampa non sarebbe autentico. Un polverone alzato sui media ma destinato a svanire nel processo

Yara: chiusa inchiesta su Bossetti, omicidio e calunnia +++RPT+++

Il furgone IVECO Daily di proprietà di Massimo Bossetti. L'immagine è tratta dall'informativa finale della procura di Bergamo sull'inchiesta per l'omicidio di Yara Gambirasio. Milano, 27 febbraio 2015. – Credits: ANSA

Sulle parole di Giampietro Lago si può discutere, ma sulle conclusioni che ne trae Luca Telese nell'articolo pubblicato da Libero no.

Il video che riprende il furgone di Massimo Bossetti la sera della comparsa di Yara, mandato in onda da tutte le televisioni e mostrato venerdì scorso in aula dalla difesa del muratore bergamasco, non è un falso.

Non si tratta di «filmino tarocco» come sentenzia Telese. E non è neppure vero che le immagini non compaiono nel fascicolo dell'accusa, come sembrerebbe affermare lo stesso pubblico ministero Letizia Ruggeri.

 

Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini sono riusciti nel loro intento, alzare un polverone per poi indicare una scorciatoia nella quale, puntualmente, si sono buttati in tanti, senza avere l'accortezza di fare delle opportune verifiche.

Ma andiamo con ordine. La prima domanda a cui dobbiamo rispondere è questa: cosa c'è dentro questo video? Ci sono brevi spezzoni di immagini riprese da cinque telecamere situate nei dintorni della palestra di Brembate: quella della stazione di servizio Shell di via Locatelli, le due dell'azienda Polynt di via Caduti dell'Aeronautica, poi la banca di via Rampinelli, vicino casa Gambirasio, e infine la rotonda all'uscita del paese verso Ponte San Pietro.

Queste immagini, è vero, sono state montate in un filmato passato alla stampa. «Per condizionare i media», anche questo è vero, come succede con tutto quello che filtra da carabinieri, polizia e procura durante la fase delle indagini preliminari. Quando forse si potrebbe fare uno sforzo in più ed evitare di bere tutto quello che ci viene messo nel bicchiere. Invece mandiamo giù tutto, assetati di notizie e scoop.

Ma questo è un altro discorso, che attiene alla professionalità di una categoria sempre pronta a lanciare il sasso e nascondere la mano. Quello che qui ci interessa è se, come scrive Telese, questo video è un falso, e se, come titola Dagospia nell'introdurre il suo articolo, è stato assemblato per «condizionare i media con elementi di cui si conossceva già la non autenticità».

Questa sì che è una accusa molto grave. Si sta scrivendo, in buona sostanza, che i carabinieri, la questura, la procura hanno messo in circolo immagini che sapevano essere se non false almeno non autentiche, per screditare l'immagine di Bossetti e influenzare il libero convincimento dell'opinione pubblica.

Fosse vero, andrebbero trascinati tutti alla sbarra. Per fortuna non è così.

Intanto diciamo subito che ciascuno di quei video, nella versione integrale, è depositato agli atti e fa parte del fascicolo del pubblico ministero. Ciascuno di quei video è stato singolarmente oggetto di relazione da parte di un ufficiale di polizia giudiziaria, che deporrà in aula e argomenterà sulle conclusioni tratte.

Quello che non è agli atti, e che il pubblico ministero in aula ha detto «non è nel fascicolo», è il breve assemblaggio nella versione data alla stampa. Che non significa che sia un falso, un tarocco. Nulla di tutto ciò, come abbiamo appena spiegato.

E veniamo all'udienza di venerdì scorso e alle parole di Giampietro Lago.

Carabinieri del Ros e Questura, dopo l'acquisizione delle immagini del furgone bianco ripreso dalla telecamere, inviano i fotogrammi ai Ris, che dispongono materialmente del furgone sequestrato a Bossetti, affinché procedano a comparazioni scientifiche.

Gi uomini di Lago analizzano fotogramma per fotogramma e stabiliscono questo: le immagini della Polynt di via caduti dell'Aeronautica sono altamente compatibili, come quelle della banca di via Rampinelli. Tutte le altre non hanno i requisiti qualitativi per procedere a una comparazione scientifica. Ma questo, è opportuno ripeterlo, non significa certo che le altre immagini sia false o tarocche. Tanto è vero che sono state depositate e, come dicevamo, saranno oggetto di argomentazione in aula.

Questa è la sostanza della questione, che sembra essere chiara alla presidente della corte Antonella Bertoja quando in qualche modo rimanda la decisione sulla richiesta della difesa di acquisire tutti i video integrali.

La verità, che è ben chiara agli stessi difensori di Bossetti mentre alzano il polverone, anche loro a uso e consumo della stampa, è che il fatto che alcuni video siano stati ritenuti dai Ris non comparabili da un punto di vista scientifico, non alleggerisce la porta probatoria dei due fotogrammi più importanti.

Il primo è quello della banca delle ore 18,05, che riprende il furgone passare vicino casa Gambirasio. Il secondo è quello delle 18,36 e delle 18,37 che posizionano il furgone di Bossetti poco distante dall'uscita della palestra di Brembate, che Yara lascia alle 18,40.

Messi insieme, il messaggio probatorio è questo: Bossetti si aggira nel piccolo mondo di Yara quella sera, e nei minuti in cui la ragazza esce dalla palestra lui è potenzialmente lì.

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