Vittorio Emanuele di Savoia
Cronaca

Vittorio Emanuele di Savoia e l'omicidio Hamer: perché non c'è diritto d'oblio

Ricostruzione di un caso torbido, tra arroganze e sangue. Che secondo la Cassazione non esclude le responsabilità del sedicente "erede al trono"

La torbida vicenda che lega Vittorio Emanuele di Savoia all'omicidio del diciannovenne tedesco Dirk Hamer, avvenuto nel 1978, torna a galla. Una beffa, visto che riemerge proprio perché il reale senza trono aveva reclamato il diritto all'oblio, denunciando il quotidiano Repubblica per diffamazione per un articolo del 2007. 

La Cassazione, però, assolve il giornalista Maurizio Crosetti e l'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro. Per il figlio dell'ultimo re d'Italia nessun diritto all'oblio. Anzi, secondo i giudici italiani, il "principe" non è affatto esente da responsabilità circa il sanguinoso evento.

Ricostruiamo cosa successe nel 1978, il dubbio processo francese del 1991 che assolse Vittorio Emanuele di Savoia e la più recente vicenda legale in terra italica.

Omicidio Hamer: cosa accadde

Nella notte del 18 agosto 1978 ci fu una sparatoria nell'isola di Cavallo, in Corsica, in cui rimase gravemente ferito il diciannovenne tedesco Dirk Hamer, figlio del medico Ryke Geerd Hamer noto per aver elaborato una discussa medicina alternativa denominata Nuova Medicina Germanica, il fantomatico "metodo Hamer" per curare il cancro senza l'uso di farmaci, tanto celebrato da Eleonora Brigliadori. 

Lo yacht di Vittorio Emanuele di Savoia era ormeggiato vicino al panfilo del miliardario e medico romano Nicky Pende, ex marito di Stefania Sandrelli. Adirato per il presunto furto del suo gommone, Vittorio Emanuele si recò a brutto muso e armato della sua carabina da Pende Nella zuffa che scoppiò, sparò alcuni colpi di carabina. A farne le spese il povero Dirk Hamer. 

Un proiettole infatti, perforando la carlinga, colpì il giovane Hamer, che dormiva in un'imbarcazione vicina. Rimase ferito alla gamba, che perse molto sangue ed entrò in cancrena: nonostante i soccorsi e il ricovero in ospedale morì quattro mesi dopo, dopo una lunga agonia.

Il processo francese e l'intercettazione del 2006

Vittorio Emanuele di Savoia fu accusato di omicidio volontario e processato dai giudici francesi. La difesa sostenne che durante la colluttazione erano presenti altre persone che avrebbero sparato, poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria transalpina.

Nel 1991 il membro di Casa Savoia fu assolto dall'accusa principale e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco.

Nel 2006 però si apre di nuovo la polemica: arrestato per l'inchiesta Vallettopoli (venne poi assolto), nel carcere di Potenza il 21 giugno Vittorio Emanuele di Savoia si lascia andare a una confessione screziata di superbia. Ammette di aver sparato e si vanta di averla fatta franca. Una microspia restituisce queste parole:

"Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso".

L'articolo di Repubblica del 2007

Il 13 ottobre 2007 Repubblica pubblica un articolo a firma Maurizio Crosetti dal titolo Inchini, auguri e ospiti illustri a Venaria la rivincita dei Savoia.

Vittorio Emanuele di Savoia, tra gli ospiti della riapertura della reggia di Venaria, viene definito "quello che usò con disinvoltura il fucile all'Isola di Cavallo, uccidendo un uomo". Da lì, da parte del diretto interessato, scatta l'invocazione del diritto all'oblio e la denuncia per diffamazione.

2017, la sentenza della Cassazione

Il 3 agosto 2017 la Cassazione si pronuncia a favore del quotidiano Repubblica. Secondo gli ermellini italiani un sedicente "erede al trono" non può "dolersi della riesumazione" di una vicenda che è certamente "idonea" alla formazione della pubblica opinione.

Ed ecco il boomerang che si ritorce contro Vittorio Emanuele di Savoia. Secondo la Suprema Corte, il fatto che i giudici francesi, nel 1991, lo abbiano assolto dall'accusa di omicidio volontario "non significa però" che il 'principe' "sia esente da responsabilità sotto ogni altro profilo, giacché assume pur sempre rilievo dal punto di vista civilistico ed anche etico" che quella morte "avvenne nel corso di una sparatoria a cui partecipò Savoia, al di fuori di ogni ipotesi di legittima difesa".

La Cassazione ricorda che Vittorio Emanuele di Savoia fu intercettato nell'inchiesta Vallettopoli e che "rese una confessione" sugli spari al povero Hamer e sull'aver "fregato i francesi", dimostrando di "conoscere esattamente la dinamica" della vicenda.  

Cosa dicono i giudici italiani sul processo francese

La Cassazione italiana non lesina anche commenti sul discusso processo francese che assolse Vittorio Emanuele di Savoia. Se il verdetto di Parigi "non consentì alle autorità francesi di muovere contestazioni ad altro titolo (non è dato sapere se per il principio del 'ne bis in idem', o per lo spirare dei termini prescrizionali, oppure per l'irrilevanza penale della condotta), non per questo risulta illegittimo, e quindi diffamatorio, ogni collegamento" del Savoia con 'l'incidente' di Cavallo dato che "questo collegamento è pacifico nella sua materialità".

Dunque - continua la Cassazione - è espressione di opinione critica "certamente legittima" l'articolo di Repubblica del 2007 "ove si era voluto rimarcare che la partecipazione di Savoia alle celebrazioni per la riapertura della reggia di Venaria era, stanti i trascorsi del personaggio, quantomeno inopportuna".  

"Gli elementi indiziari utilizzati nella sentenza dell'appello (gli accertamenti svolti dalla gendarmeria francese, la soluzione data al caso dalla Corte parigina e le intercettazioni effettuate nel carcere di Potenza) costituiscono, effettivamente, un compendio indiziario più che sufficiente - scrive la Cassazione - a suffragare l'opinione che Savoia sia stato assolto dal reato di omicidio volontario, ma non che sia stata esclusa ogni sua responsabilità nel tragico evento di cui egli porta, invece, un carico di responsabilità".  

I giudici francesi, ricorda il verdetto 38747, hanno escluso "l'atto volontario" ma non è chiaro se l'assoluzione è riferita all'omicidio volontario o anche a quello colposo e il Savoia "si è ben guardato" dal mostrare "la sentenza dell'autorità giudiziaria francese" dal dimostrare la sua innocenza "presentandosi a dibattimento e testimoniando sotto giuramento".

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