Migranti
Cronaca

Migranti: quali sono gli interessi delle mafie secondo Zuccaro

Gli appetiti dei clan e la proposta di polizia sulle navi delle Ong. Ecco le parole del procuratore di Catania all'Antimafia e le repliche

Con gli ultimi due naufragi del fine settimana, che secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha provocato 245 morti o dispersi, sale a 1.300 il bilancio delle vittime in mare nel 2017 nel tentativo di raggiungere l'Italia.

Sul tema caldo dei migranti, torna il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che, in audizione alla Commissione Antimafia, punta il dito contro gli interessi delle organizzazioni mafiose, attratte dalla massa di denaro destinata all'accoglienza. "Sono loro l'obiettivo delle indagini, non le Ong", ha specificato il pm. Presso la Procura di Catania è infatti in corso un'inchiesta conoscitiva, che era stata citata dal Movimento 5 Stelle sollevando un veemente clima di sospetto contro l'operato nel Mediterraneo delle Organizzazioni non governative.

Ma andiamo con ordine. 


Cosa avevano detto il M5S e Zuccaro

Il 21 aprile è partito l'attacco grillino contro "l'oscuro ruolo delle Ong" che operano per salvare i migranti in mare. Luigi Di Maio aveva definito le navi delle organizzazioni umanitarie dei "taxi del Mediterraneo".

Prima alla Stampa, quindi andando in tv, il magistrato Zuccaro aveva confermato le accuse grilline, parlando di "contatti diretti" tra i trafficanti di uomini che stanno in Libia e alcune Ong, che potrebbero addirittura essere finanziate dai trafficanti stessi con l'intento di destabilizzare l'economia italiana. Nel suo mirino non ci sarebbero Ong consolidate come Save the Children e Medici senza frontiere, ma quelle di più recente fattura come la maltese Moas. Sul fronte politico, da destra e sinistra si era aizzato un fuoco incrociato di accuse e difese sull'operato delle Ong nel Mediterraneo. 

Il 3 maggio, durante un'audizione davanti alla commissione Difesa del Senato, Zuccaro aveva rilanciato i suoi sospetti. E aveva parlato di "appetito" delle mafie che puntano a intercettare "il denaro erogato per l'accoglienza".


Le parole di Zuccaro all'Antimafia

Il 9 maggio Zuccaro è stato convocato in Commissione Antimafia. "È sbagliato ritenere che la mafia operi dovunque, perché così rischiamo di aumentare l'aurea di onnipotenza", ha detto. "Non ritengo ci siano rapporti diretti tra le organizzazioni criminali che controllano il traffico di migranti e le nostre mafie locali", ma "c'è una massa di denaro destinata all'accoglienza che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose e dico questo sulla base di risultanze investigative".

Il procuratore ha ribadito che sui legami tra trafficanti e Ong c'è "un'ipotesi di lavoro", non prove. Ha parlato di segnalazioni, da parte di Frontex e della Marina, di travalicamenti dei confini delle acque libiche e contatti telefonici tra persone operanti sulle navi di alcune Ong e la terraferma libica. Per questo "c'è il sospetto di contatti tra trafficanti e alcune Ong: è dunque necessario consentirci di fare le indagini per dare corpo ai sospetti o smentirli".

Ha nuovamente specificato di non "voler sparare nel mucchio": le Ong "fanno un'opera di supplenza straordinariamente meritevole, ma sono in grado di selezionare il tipo di flusso migratorio? No, è l'Italia, come gli altri Stati europei, ad avere il diritto di fare questa selezione. La gestione dei flussi non può appartenere alle Ong".


La proposta di Zuccaro

La soluzione secondo Zuccaro? Già lo aveva proposto, ora lo ha ribadito: far salire la polizia giudiziaria sulle navi, per bloccare gli scafisti e risalire a chi gestisce il traffico. "Se a bordo delle navi delle Ong ci fossero delle unità di polizia giudiziaria sarebbe stato ad esempio possibile assicurare subito alla giustizia i trafficanti che nei giorni scorsi hanno ucciso un giovane migrante, subito prima di essere soccorso, solo per non essersi voluto togliere il cappellino. Con la polizia sulle navi i trafficanti sarebbero in galera". 

L'idea però non piace ad alcune Ong. La tedesca Jugend Rettet, attiva con una sua nave nel Mediterraneo, scuote la testa: "Contravverrebbe alla nostra missione, non ne vediamo le ragioni". Ascoltata il 9 maggio di fronte alla commissione Difesa del Senato ha spiegato da dove arrivano i suoi finanziamenti: "Donazioni da parte di privati, nonché di organizzazioni piccole e medie senza fini di lucro. Nessun finanziatore influenza il nostro lavoro a livello operativo".

Il 10 maggio saranno ascoltati in Commissione Difesa del Senato il procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio e il pm Andrea Tarondo, titolari dell'inchiesta che, a differenza di quella catanese, è in fase avanzata. 

A seguire sarà ascoltata l'Ong tedesca Sea Watch, nel Mediterraneo con due navi.

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