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Cronaca

Cinque motivi per uccidere (o morire)

Ecco quando la normalità scoppia e si trasforma in follia. Parla il criminologo Silvio Ciappi

Mantra assassini: 5 motivi per uccidere (o morire)

– Credits: Lapresse

“Il malato di mente non è pericoloso, è il “normale” che perdendo il contatto con la normalità  si trasforma in assassino”. Legami affettivi, sociali e professionali deboli o talvolta inesistenti sono alla base della furia assassina di giovanissimi uomini e donne.

Adolescenti impazziti capaci di compiere stragi sempre più efferate con una lucidità e un distacco impressionante. Vere e proprie esecuzioni, coltelli in pugno, che sembrano quasi ricalcare le gesta compiute davanti ai videogiochi.

Gli adolescenti ma talvolta anche gli adulti, uccidono con la stessa facilità con la quale eliminano il nemico del gioco virtuale - spiega a Panorama.it, Silvio Ciappi, criminologo e psicologo forense - con la stessa leggerezza e senza nessun senso di colpa”.

Il caso recente della strage dei coniugi di Lignano Sabbiadoro, torturati prima di essere uccisi da due fratelli  giovanissimi; la ragazza di Brescia che fa sfigurare con l’acido muriatico il compagno, padre del bambino che aveva in grembo; a Caltagirone un uomo compie lo stesso gesto ma lanciando l’acido sulla folla. A Salerno, stessa identica storia di pazzia tra un marito e una moglie che voleva chiedere la separazione.

Gesti di inspiegabile follia portati a segno da gente cosiddetta “normale”. Insomma, da uomini e donne che nessuno avrebbe mai giudicato “capaci di compiere quel gesto”.

Ma che cosa accade nella mente dei normali? E soprattutto quali possono essere le cause scatenanti di una feroce follia?    

Con  Silvio Ciappi che è stato uno dei primi studiosi ad occuparsi in Italia di delitti seriali (Serial Killer, Franco Angeli, Milano, 1998) e di delittuosità violenta, Panorama.it ha cercato di individuare  5 “punti deboli” di una normalità che può diventare assassina.

Ciappi è noto per l’applicazione del metodo narrativo in ambito psicopatologico. Tra i suoi ultimi libri ‘Il vuoto dietro. Esercizi di anticriminologia’.

1- La noia. Non c’è niente di più scatenante. Una giornata uggiosa, fuori che piove, qualche amico che passa e ti chiama. Sembra strana ma la maggior parte dei reati soprattutto quelli commessi dai giovanissimi avviene proprio così. Il rapporto tra noia e crimine è un rapporto studiato attentamente dai criminologi americani. Questi identificano la noia con il vocabolo inglese ‘strain’ che starebbe meglio per frustrazione, ma ci dà comunque il senso di uno smarrimento e senso di vuoto che solo l’eccitazione del delitto riesce a colmare. Oggi molti omicidi sono omicidi del vuoto, non c’è una vera ragione. Non si uccide più (o meglio, non tanto) per fame o per vendetta ma per il cane abbaia, perché si è stonati o perché sei una/o brutto stronzo. Purtroppo le vecchie ideologie sono finite e allora vogliamo o no che ci siano anche nel sordido mondo del crimine?

2 - L’amore. Lei/lui ti ha lasciato per un altro? Meglio farla fuori almeno lei/lui sarà sempre con me: "Adesso sei mia per sempre!". Una buona parte dei delitti e degli omicidi tra uomo e donna avviene così. L’omicidio è l’atto ultimo con cui l’uomo  ribadisce la sua superiorità sulla donna. E’ l’idea di possesso connessa a quella di distruttività a motivare questi assassini. "La vedevo passare tutti i giorni, ero così innamorato di lei, e non sopportavo che se la facesse con altri". Nella persona amata o desiderata si riflette la propria debolezza tanto da non riuscire più a sopportarne la visione: "Così ho deciso di ucciderla per portarla per sempre con me!"

3 - La pulizia. Il mondo è così sporco che voglio ripulirlo da tutte queste cose marce. E’ l’ottica dello sterminatore su scala industriale:una sorta di "McDonald criminale" che agisce impavido, sotterraneo, coltivando insalubri passioni letteraie e ideologiche di sterminio. Così si spiegano i mass murder, quelli che entrano in una scuola e convinti di essere dalla parte giusta fanno fuori tutto e tutti. Basta riandare col pensiero alle varie stragi commesse in posti all’apparenza innocui e perpetrate da individui, di solito giovani, anch’essi apparentemente ‘bravi ragazzi’.  Le loro motivazioni sono banali, troppo banali; una banalità del male celebrata all’ennesima potenza.

4 - La fama. "Solo così tutti parleranno di me!" E’ il fascino del male che attira non solo chi uccide ma anche chi osserva i crimini, chi voyeuristicamente ama sbirciare la cronaca nera. Chi uccide sa dell’enorme appeal che il macabro genera. E allora, meglio di una vita insignificante, fingersi in un reality e commettere un bel crimine per godersi i propri cinque minuti di celebrità!

5- I soldi. Con quelli puoi comprare tutto e farei ogni cosa per averli. Consumo, ergo sum (consumo, dunque sono ndr). Cosa sono senza la mia borsetta di Prada, le mie scarpette Hogan, il Woolrich invernale, il Rayban estivo, l’abbronzatura e la macchina caruccia? "Se non li hai sei come morto!" Per avere questo posso fare tutto: ricaricare il cellulare con qualche foto porno; accompagnare ad una cena un "vecchio bavoso" con i soldi. E se qualcuno si pone in mezzo, come freno o ostacolo al raggiungimento dei miei obiettivi, è meglio che si tolga di torno: "Sono pericoloso/a  io!". Rinunciare a tutto questo, per alcuni soggetti equivale a morire. Ed è già come morire.

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