Prendete la classe di Nat King Cole, la potenza vocale di Otis Redding e Teddy Pendergrass, l’intensità di Donny Hataway e la comunicativa di Marvin Gaye e avrete le coordinate per inquadrare Gregory Porter, una delle più belle voci nere degli ultimi vent’anni anni.

L'artista di Sacramento è un ex giocatore di football americano che, grazie a un provvidenziale infortunio, si è dedicato al gospel e ai musical di Broadway per vent’anni, prima di diventare una celebrità a quarant’anni.

Dalla lunga gavetta ha imparato a padroneggiare con classe e con intensità il soul, il gospel, il blues e il jazz, riuscendo a mettere d’accordo pubblici assai diversi, affascinati da questo interprete che, con la sua versatile voce baritonale, è in grado di toccare le corde più profonde degli ascoltatori. Il dj e produttore Gilles Peterson ha paragonato la sua ugola prodigiosa a quella di due giganti come Lou Rawls e Teddy Pendergrass.

Dopo il clamoroso successo di Liquid Spirit, primo album per la prestigiosa Blue Note Records (il disco jazz più ascoltato di sempre in streaming che ha superato il milione di copie fisiche), vincitore del Grammy Award nel 2014 come “Best vocal jazz album”, Porter ha confermato quanto di buono aveva già mostrato nel nuovo disco Take Me to the Alley, anch'esso vincitore di un Grammy Award come “best vocal jazz album” nel 2017.

Porter, come può confermare chi ieri sera era presente alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, dà il meglio di sè nella dimensione live, dove esprime compiutamente il suo canto pieno, passionale e ricco di sfumature, che non dà mai l'impressione del manierismo, un rischio che spesso corrono i vocalist jazz.

Il concerto si apre con un’intensa versione jazz di Holding On, assai diversa dal singolo dance che lo ha visto interprete e co-autore nel fortunato album Caracal dei Disclosure. “Ho deciso di fare la canzone nel modo in cui l’avrei registrata nel mio disco,” -ha dichiarato Porter- “E’ un modo di dire che una canzone è una canzone. Il testo e il significato della canzone ci arrivano, non importa che tipo di arrangiamento ci sia sotto”.

E' tiratissima On my way to Harlem, interpolata nel finale con What's going on di Marvin Gaye, in cui Porter mostra la sua totale padronanza dello scat mentre Chip Crawford al piano e Tivon Pennicott al sax tenore regalano due applauditissimi assoli.

Take me to the alley è pura magia, una ballad delicata e socialmente impegnata che conferma tutta la versatilità vocale, mentre è travolgente il funk/blues wonderiano di Don’t Lose Your Steam, che contiene parole di incitamento nei confronti del figlio, stimolandolo a raggiungere gli obiettivi prefissati nonostante le difficoltà.

In Hey Laura e When love was king il cantante indossa i panni del consumato crooner, in Liquid Spirit quelli del predicatore protestante che incita gli spettatori a battere le mani e in Musical genocide cita Nature boy di Nat King Cole, suo padre putativo.

Di grande fascino i medley Smoke On The Water/ Papa Was A Rolling Stone e Free/Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin), che rivelano le doti tecniche e di feeling della sua eccellente band, con al piano Chip Crawford, al contrabbasso Jahmal Nichols, alla batteria Emanuel Harrold, al sax tenore Tivon Pennicott e all'hammond Ondre J.

Un concerto ricco di calore, qualità ed eleganza, che ha fatto felici sia gli appassionati di jazz che gli amanti della black music più raffinata. Porter si esibirà il 23 luglio all'Auditorium Horszowski di Monforte D'Alba (CN) e il 3 agosto all'Anfiteatro Romano di Avella(Av).

La scaletta del concerto all'Auditorium Parco della Musica di Roma, 21 luglio 2017

Holding On
(Disclosure cover)

On My Way to Harlem

Take Me to the Alley

Don't Lose Your Steam

Insanity

Bass Solo

Papa Was a Rollin' Stone
(The Undisputed Truth cover)

Musical Genocide
(with snippet of Nature Boy by Nat King Cole)

When love was king

Water under bridges

Free
(with snippet of Thank You by… more )

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