di Edoardo Bennato

Una volta ottenuta la patente di cantautore impegnato dalla cosiddetta intellighentia di sinistra, iniziai a scatenarmi. E mi misi al lavoro partendo dal simbolo biblico della Torre di Babele. Avevo in cantiere una serie di brani calzanti per un progetto con quel titolo. Vediamoli insieme...

Franz è il mio nome parla del Muro di Berlino. Quando si scappava da Berlino Est si arrivava a Ovest nel paese dei balocchi, dove tutto era splendente, dove tutto era in vendita. Nel caso tu avessi finito i soldi per comprare, non c'era problema anche tu venivi messo in vendita. In vetrina.

Eaa è un pezzo ironico, parla di un pulmann dove, come succede spesso, uno guida e gli altri cantano. A un certo punto, il conducente si rende conto che nel mezzo di una discesa i freni hanno smesso di funzionare. Gli altri non se ne sono accorti. A quel punto lui, come in un film di James Bond, schiaccia un pulsante e viene catapultato all'esterno. Tutti gli altri continuano invece imperterriti la loro corsa verso lo sfacelo.

Viva la guerra parla del feroce Saladino, della guerra santa che si fa verso gli infedeli. Che altro dire? Questa è attualità, questo è quello che succede nel 2016.

Quante brave persone è rivolto a quella parte della società medio borghese, così timorata di Dio, così ligia alle regole. Sono persone che nella loro compostezza sono spietate. Si autodefiniscono brave persone e io lo sottolineo nella canzone con una buona dose di sarcasmo.

Fandango è un nonsense, una follia. Il linguaggio è sopra le righe: "Quando tu e tutti quegli altri scienziati amici tuoi organizzate un congresso sul tema dell’umana sopravvivenza parlate, parlate, ma tutto quello che riuscite a fare è di sfiorare l’indecenza".

Venderò dice: "Raffaele è contento non ha fatto il soldato ma ha girato e conosce la gente e mi dice: stai attento che resti fuori dal gioco se non hai niente da offrire al mercato". Non credo di dover aggiungere altro.

Cantautore è un pezzo che mi rende orgoglioso, che non mi fa temere alcun confronto con vivi, morti e morituri.  

A parte i testi e le musiche, la vera fatica fu elaborare la copertina. La Torre è un simbolo degli uomini che sfidano quell'entità chiamata Dio. Vogliono costruire una torre che arrivi al cielo, ma vengono puniti per troppa audacia. E l'entità fa in modo che si confondano tra loro, che non riescano più a comunicare. La mia torre è fatta di uomini: dall'uomo dell'età della pietra con una clava in mano e poi via procedendo da sinistra verso destra e dal basso verso l'alto l'assiro bailonese, il minoico cretese, passando per i greci, i romani, i crociati e così via fino ai carri armati, ai missili. Armi sempre più sofisticate. Tutti con lo sguardo rivolto verso l'obbiettivo... Un ipotetico scatto, una foto dell'umanità che da migliaia di anni fa la guerra.

Inizialmente immaginavo che ad ogni livello ci fosse una struttura architettonica del periodo, però questo confondeva le idee. Così decisi di rifare tutto. Avevo messo anche dei cavalli e vari animali, ma il mio obiettivo era che ci fosse l'umanità. E allora ci rimisi mano.

La Torre di Babele ha quarant'anni, ma è un disco attualissimo. In concerto, l'ultimo al Lucca Summer Festival davanti a diecimila persone, suono brani da questo album così come Asia del 1985 oppure Pronti a salpare e Io vorrei che per te dal mio ultimo disco (Pronti a salpare). Non c'è soluzione di continuità tra il nuovo e il vecchio repertorio. C'è un solo Edoardo Bennato. Da allora a oggi.

© Riproduzione Riservata

Commenti