Da Gifu, sull'isola di Honshu, in Giappone, questo reportage fotografico di Chris McGrath  ci racconta l'antica tradizione dell'ukai, la pesca con i cormorani. Soppiantata nel tempo dalle tecniche della pesca industriale, l'ukai, considerata patrimonio intangibile del Giappone, è però praticata ancora oggi in alcune città del Paese, principalmente come attrazione per i turisti. Luogo per eccellenza di questa tecnica antica - i cui dettagli restano "segreti", tramandati di padre in figlio - è la prefettura di Gifu, dove viene usata ininterrottamente da più di 1300 anni. Qui la pesca con i cormorani si pratica otto volte l'anno, da metà maggio a metà ottobre, nelle acque del Nagara, uno dei corsi d’acqua più importanti del Paese. Il compito di tramandare la storia e la pratica dell'ukai è affidato a pescatori locali che fanno ufficialmente parte del personale dell'Agenzia della Casa imperiale , un ente governativo che gestisce gli affari privati e pubblici della famiglia imperiale.


 

Su ogni canoa di bambù, di circa 13 metri di lunghezza, insieme a 8/10 cormorani, ci sono tre pescatori, che indossano cappelli di paglia e kimono tradizionali di cotone scuro: il maestro cormorano (chiamato "Usho"), il suo aiutante ("Nakanori") e il guidatore ("Tomonori"). Una torcia infuocata illumina le loro operazioni e attrae verso la barca i pesci che i cormorani si affrettano a catturare, riuscendo a scendere fino a 6 metri di profondità fino a scovare anche le prede più grandi. Con il loro becco possono catturare fino a 6 pesci contemporaneamente, ma riescono a ingoiare solo i più piccoli, perché un laccio che stringe la base del collo impedisce loro di mandar giù gli altri, che invece depositano nelle ceste dei pescatori.  

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