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L'Ue sanziona Facebook sul caso Whatsapp: i motivi

Maxi-multa da 110 milioni per il gigante californiano. Reo di non aver mantenuto l’impegno circa la separazione degli account fra chat e social network

Le promesse si mantengono. Anche in ambito social. Per l’Unione Europea Facebook non ha rispettato la parola data al momento dell’acuqisizione di WhatsApp. E merita di essere sanzionata. Con una multa da 110 milioni di euro.

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È su un punto, in particolare, che si sono concentrate le "ire" delle istituzioni del Vecchio Continente: quello relativo ai dati degli iscritti.

Per capirne di più bisogna riavvolgere il nastro al 2014, ai tempi cioè dell’accordo per la compravendita della chat. In quell’occasione, riporta il sito della Commissione Europea, Facebook aveva fornito le opportune garanzie circa l’impegno a impedire il passaggio automatico dei dati degli utenti dalla chat agli altri servizi già di sua proprietà, social network compreso. Cosa che invece si è puntualmente verificata. L’anno scorso, come noto, la società di Mark Zuckerberg ha di fatto aggiornato le condizioni del servizio, disponendo il collegamento fra i numeri di telefono di WhastApp e i profili del social network.

Ma l'accordo non è in discussione
Per l'UE, insomma, Facebook si è rimangiata la parola, una leggerezza che costerà a Menlo Park una multa “proporzionata alla natura, alla gravità, e alla durata dell’infrazione” . Il sistema di leggi europee a riguardo obbliga infatti gli attori a fornire una comunicazione corretta e soprattutto non fuorviante; ciò per consentire una revisione delle fusioni e le acquisizioni in modo tempestivo ed efficace. La pena, ad ogni modo, non va a impattare sul (buon) esito della trattativa.

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"La decisione odierna trasmette un chiaro segnale alle imprese che devono rispettare tutti gli aspetti delle norme UE relative alle fusioni, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette", ha chiarito il commissario europeo Margrethe Vestager. "La Commissione deve essere in grado di prendere decisioni sugli effetti di tali fusioni sulla concorrenza, nella piena conoscenza di fatti".

Facebook sapeva...
Ad aggravare la posizione di Facebook ci sarebbe la consapevolezza - già ai tempi dell’acquisizione - delle possibili conseguenze legate a un'azione del genere. A quell'epoca, puntualizza infatti la Commissione, le istituzioni avevano già prospettato alla società una valutazione di tipo "even if", assumendo cioé fra le varie eventualità anche una possibile integrazione dei dati degli utenti fra servizi diversi.

Ed è questo, ovviamente, il punto che fa maggiormente riflettere. Se davvero Facebook era consapevole delle conseguenze di uno "sgarro", vien quasi da pensare che qualcuno ai piani alti di Menlo Park si sia fatto due calcoli sul rapporto costi/benefici di questa sanzione.

Il bilancio è cosa semplice da fare: se in Europa ci sono circa 350 milioni di utenti di Facebook, il prezzo pagato (in sanzioni) dalla multinazionale californiana è pari a circa 30 centesimi di euro ogni utente acquisito. Un esborso importante ma tollerabile per un gigante che ha oggi una capitalizzazione in borsa di quasi 420 miliardi di dollari. Soprattutto tenuto conto dell’oggetto del contendere: i dati degli utenti; senza alcun dubbio il valore più importante per chiunque si occupi di economia digitale.

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