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Tasse

Disoccupazione e recessione fanno bene alle tasse

I senza lavoro sono l’11,4% della popolazione, il Pil diminuirà ancora nel 2013 dello 0,5%, ma le entrate tributarie si impennano del 3,8%

(Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Il fisco italiano fa festa: nei primi nove mesi dell’anno infatti nelle casse dello Stato sono entrati circa 293 miliardi di euro, con un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso del 3,8%. Tutti contenti dunque? Ma neanche per sogno, perché non ci vuole molto a capire che questi risultati strabilianti sono stati ottenuti infliggendo agli italiani un vero e proprio cumulo di nuove imposte. Non è un caso allora che con una disoccupazione che il prossimo anno dovrebbe continuare a crescere fino all’11,4% (senza contare quella giovanile che ormai supera abbondantemente il 30%) e con un Pil che le ultime stime dell’Istat danno in calo per il 2013 dello 0,5%, l’unico segno positivo sia proprio quello delle maggiori tasse pagate dai cittadini.

MA QUANTE TASSE PAGHIAMO DAVVERO?

“Il clima è senza dubbio quello da recessione – attacca l’economista Antonella Stirati dell’Università Roma Tre – e in queste condizioni normalmente al calo dell’economia corrispondono redditi più bassi e di conseguenza anche entrate tributarie inferiori”. Un meccanismo che questa volta però non funziona, e la spiegazione sembra essere molto semplice. “C’è stato un aumento dell’Iva – spiega la Stirati – a cui tra l’altro ne farà seguito un altro, c’è stata poi l’introduzione dell’Imu senza contare tutta una serie di incrementi di tasse locali. In questo scenario è facile immaginare che nonostante le difficoltà dell’economia, le entrate fiscali non solo non siano crollate, ma abbiamo registrato addirittura un incremento”.

ECCO CHI SONO I PIU' TARTASSATI DAL FISCO

E la conferma di questo scenario arriva ancora una volta dai numeri. Ad aumentare infatti sono state sia le imposte dirette, cresciute del 4,3%, con circa 6,4 miliardi di euro in più incassati dal fisco, sia quelle indirette aumentate del 3,2% con un surplus di circa 4,3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Intendiamoci, la cura da cavallo a cui è stato sottoposto il nostro Paese probabilmente era inevitabile, e tra l’altro l’aumento del gettito fiscale a fronte di una situazione di recessione potrebbe essere visto anche come un elemento consolatorio. “Il rischio infatti – fa notare ancora la Stirati – sarebbe stato una recessione con calo delle entrate tributarie, un fenomeno che avrebbe potuto farci avvitare addirittura in una deriva di stampo greco”. Senza contare poi che l’aumento del gettito potrebbe essere anche collegato ad una più efficiente lotta all’evasione . “Una spiegazione – chiosa la Stirati – che però reputo decisamente poco probabile, perché quasi quattro punti di maggiori entrate è praticamente impossibile che possano arrivare dal recupero di mancati versamenti”.

Dunque dobbiamo farcene una ragione, e prendere atto che sono state le nostre tasche ancora una volta a far ricco il fisco italiano, un meccanismo che al netto del malumore sociale che genera mese dopo mese, potrebbe anche da un punto di vista economico avere prospettive poco allettanti. “Io ritengo che bisogna in tutti i modi interrompere questa politica di austerità fatta di tagli alla spesa e maggiori tasse – afferma la Stirati -. Questo meccanismo infatti non solo sta aggravando la situazione in molti dei Paesi che lo stanno adottando, primo fra tutti ovviamente l’Italia, ma volendo andare alla radice del problema, è stato anche il motivo scatenante della recessione stessa”.

Una sorta di cane che si morde la coda, un circolo vizioso di cui però non si intravede la fine, visti anche i provvedimenti contenuti nella nuova legge di stabilità , che seppur edulcorati dal passaggio parlamentare, sembrano voler continuare a puntare su aumenti del carico fiscale.

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