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America: lavoro, casa e industria per ripartire

Ecco su cosa devono puntare gli Usa. Da subito

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Abbiamo già scritto che l'accordo sul fiscal cliff ha risolto solo una piccolissima parte dei problemi dell'economia americana. Questo non significa che il compromesso raggiunto dal Presidente americano Barack Obama vada sminuito, anzi, ma ci ricorda che è ancora presto per dormire sonni tranquilli confidando in una rapida ripresa dei mercati a stelle e strisce. Questo perché l'impossibilità di affrontare in maniera sistematica il problema dei tagli alla spesa pubblica ha notevolmente aumentato il tasso di incertezza relativo al futuro economico statunitense. Che si prospetta, purtroppo, sempre più grigio.

Il motivo? Facile da intuire: grazie ai nuovi prelievi fiscali Washington dovrebbe essere in grado di raccogliere circa seicento miliardi di dollari in dieci anni. Una quantità di denaro del tutto insufficiente per risanare il debito federale, che ha toccato quota 16.400 miliardi (l'obiettivo del Presidente era di riportarlo, in un massimo di dieci anni, sotto la soglia dei 4mila miliardi), e che non metterà a disposizione del governo nuove risorse per rilanciare la crescita.

Il nuovo ritornello di oggi, quindi, non è più "se riusciremo ad evitare di cadere nel baratro fiscale da gennaio 2013 l'economia americana riprenderà a espandersi", ma "se un accordo verrà raggiunto entro la primavera, possiamo sperare di rilanciare la crescita nella seconda metà dell'anno". Ma che tipo di accordo? Cosa verrà tagliato? Chi ne sarà penalizzato? Verranno introdotte nuove misure di stimolo? A tutte queste domande, purtroppo, non è possibile rispondere.

Per capire cosa potrebbe davvero succedere è necessario quindi dare prima un'occhiata a dati e previsioni, poi cercare di capire, da quattro diversi punti di vista, come cambierà l'economia americana nel 2013.

A cinque anni dall'inizio da quella che ormai faremmo bene a chiamare la Grande Recessione, l'economia statunitense ancora fatica a riprendersi. Il tasso di crescita per il 2013 potrebbe finire con l'essere ancora più basso (2%) di quello del 2012 (2,2%). Di pochissimo, ma quello che conta è il trend. Le cose non vanno molto meglio sul fronte della disoccupazione, che viaggia ancora tra il 7 e l'8%.

Gli analisti dell'Economic Outlook Group hanno giudicato l'attuale situazione vergognosa. Per un semplice motivo: dal loro punto di vista l'economia statunitense ha voglia di ed è pronta per ripartire, ma il governo, con tutte le incertezze che crea, non glielo permette. Cosa vuol dire? Semplice: negli ultimi mesi a forza di tagliare i costi le aziende sono riuscite a mettere da parte un po' di capitali, tant'è che hanno anche ricominciato ad assumere. Poco, è vero, ma in maniera regolare. Quindi il rischio è che altre previsioni negative possano di nuovo scoraggiarle dal farlo. Annullando del tutto quell'ottimismo (stentato) di una schiera di imprenditori che vogliono investire e di consumatori già pronti a spendere almeno una parte del loro stipendio da neo-assunti.

Sono quattro i settori che gli americani (e non solo) farebbero bene a tenere sotto controllo per provare a intuire cosa succederà nel 2013. Vediamoli uno per uno:

1) Lavoro: molti analisti si aspettano che il numero di occupati continuerà ad aumentare a un ritmo di 150/170 mila unità al mese. Come è successo nel 2011 e nel 2012. Troppo poco per avere un impatto significativo sul tasso di disoccupazione. Che, nella migliore delle ipotesi, scenderà sotto la soglia del 7,5% entro dicembre. Rimanendo quini molto lontano da quel 6% che, oggi, sarebbe considerato "normale", se non "promettente".

2) Consumi: un mese fa sono crollati per la paura di non riuscire a raggiungere un accordo sul fiscal cliff. E senza i consumi, si sa, un'economia avanzata non può ripartire. Ma se le aziende continueranno ad assumere poco e i salari non verranno velocemente rimodellati per tenere conto dell'inflazione, i grandi consumatori d'America continueranno ad essere soltanto i ricchi. Sempre che anche questi ultimi non decidano di tirare la cinghia in virtù degli aumenti voluti da Obama.

3) Mercato immobiliare: pare che l'unica certezza del 2013 sia che le compravendite continueranno ad aumentare. Questo perché il paese ricomincerà finalmente a costruire. Dati alla mano, ad agosto sono stati messi sul mercato 143mila alloggi. A novembre 149mila. E quantità così basse non venivano registrate dagli anni '60. Rilanciare l’immobiliare, oltre a creare nuovi posti di lavoro e ad ampliare un'offerta che ristagna, dovrebbe riuscire a restituire una sferzata di ottimismo ai mercati. Che in una fase di così tanta incertezza non può che essere positiva.

4) Produzione industriale: una serie di proiezioni relative a ciò che dovrebbero acquistare gli americani nei prossimi mesi potrebbe indirettamente, e positivamente, influenzare le aziende. Ad esempio, è stato stimato che le vendite di automobili potrebbero crescere del 7%, e lo stesso vale per tecnologia e macchinari industriali. Una crescita costringerebbe le aziende ad assumere nuovo personale e contribuirebbe a consolidare un clima di ottimismo.

Cosa può fare, quindi, Washington, per non perdere questo treno? Stabilire con chiarezza e al più presto come il paese ha intenzione di muoversi per risanare il debito federale. Dove taglierà, cosa, spiegando in maniera semplice quale sarà l'impatto di queste manovre sull'economia nazionale. Con un'unica raccomandazione: non andare a intaccare i settori che, oggi, sono nella condizione di poter presto rifiorire.

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