Economia

Perché la Fed vuole alzare i tassi di interesse

L'economia americana si è ripresa, e con un mercato in cui prevalgono fiducia e ottimismo Washington non teme le conseguenze di una stretta monetaria

Janet Yellen, Governatore della Banca Centrale americana

Janet Yellen, governatrice della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d'America – Credits: Federal Reserve / Alamy

Negli Stati Uniti, sembra che l'epoca del costo del denaro a zero stia per concludersi. I segnali ci sono: dai quartieri generali della Federal Reserve, la potentissima banca centrale statunitense, già a dicembre 2015 era arrivato un primo rialzo dei tassi di interesse, ma senza seguiti. Con la massima cautela, però, a Washington sembra essere stata decisa la svolta e che i tassi siano destinati a crescere, nemmeno troppo gradualmente. Un passo in tale direzione dovrebbe essere deciso proprio entro la fine di questa settimana, con un aumento di un quarto di punto a tre mesi di distanza dall'ultimo provvedimento analogo. Secondo gli analisti, è probabile che rialzi di uguali dimensioni arrivino prima della fine del 2017.

Perché la Fed ha cambiato strategia

Che un cambio di strategia fosse stato pianificato era nell'aria. Negli ultimi mesi, seguendo una tattica già sperimentata in passato, dai vertici della Fed erano trapelate dichiarazioni che agli esperti non avevano lasciato dubbi e che sottolineavano come l'economia americana avesse raggiunto buoni livelli di fiducia. In altre parole, che fosse pronta a una stretta sul costo del denaro. Non solo: è probabile che le misure di sostegno alla crescita messe in cantiere dall'Amministrazione Trump rendano meno necessarie politiche monetarie espansive e che l'obiettivo della piena occupazione senza derive inflattive sia a portata di mano.

I vantaggi di un rialzo dei tassi di interesse

Su un piano generale, la decisione della Fed avrebbe un'altra implicazione molto importante. Se davvero a Washington si ritiene possibile una stretta monetaria, significa che tutti i dati dimostrano una situazione estremamente positiva dei fondamentali dell'economia statunitense – buone notizie anche per chi opera sull'altra sponda dell'Atlantico. Del resto, le ultime statistiche sono più che incoraggianti, con posti di lavoro e consumi in crescita, fiducia delle imprese in ascesa e mercato azionario in ottima forma. È perciò plausibile uno scenario in cui la Fed decida di avvicinarsi a un tasso di interesse del 3%, quello attualmente considerato neutrale, vale a dire tale da non avere effetti né di stimolo né di contrazione della crescita economica.

Gli effetti sul mercati

Da un punto di vista pratico, una stretta monetaria raramente è benvenuta dagli operatori, che si sentono penalizzati da un costo del denaro più elevato. Eppure, i vantaggi di una manovra di questo tipo sono tanti. I risparmiatori, ad esempio, si ritroveranno ad accumulare rendimenti più elevati. Ancora, per le banche diventerà più conveniente concedere prestiti, e questo flusso di denaro extra dovrebbe riuscire a dare un'ulteriore spinta positiva all'economia. Il dollaro diventerà progressivamente più forte, e questo ridurrà il costo delle importazioni e renderà più conveniente spostarsi all'estero. Infine, c'è chi crede che, nel lungo periodo, un aumento dei tassi di interesse possa anche aiutare a mantenere il mercato immobiliare sotto controllo.

Resta solo un interrogativo: riuscirà la Banca Centrale americana a mantenere i suoi propositi e a guidare il sistema, senza lasciarsi influenzare da shock esterni come è già successo in passato? Evidentemente Janet Yellen, la governatrice della Fed, crede di sì, il che confermerebbe che l'economia americana sta davvero molto meglio di quanto riusciamo a percepire dal Vecchio Continente.

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