Economia

Economia, il peggio del 2012

Aumento delle tasse, contrazione della spesa delle famiglie, soglia della povertà. Cosa non ci è piaciuto del 2012

''Prof Monti se insegni economia come governi poveri studenti della Bocconi'' è lo slogan scritto sul cartello di un manifestante (Credits: ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Tasse, contrazione dei consumi, povertà. È questa la micidiale combinazione che ha caratterizzato in maniera devastante questo 2012, che per l’Italia resterà negli annali certamente come uno degli anni più bui degli ultimi tempi. Non a caso la parola chiave utilizzata per identificare la condizione attuale del nostro Paese è austerity. È un termine anglosassone che indica un programma di interventi di politica economica che mira attraverso la contrazione della spesa pubblica e della spesa privata a rimettere in sesto i conti dello Stato. Non a caso l’espressione fu usata per la prima volta in questa accezione in Gran Bretagna, quando subito dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, il governo laburista che prese le redini del Paese attuò una severa politica di risanamento economico.

MA QUANTE TASSE PAGHIAMO?

Oggi una guerra possiamo fortunatamente dire che non ci sia stata, ma i numeri che descrivono la condizione attuale del nostro Paese sembrano purtroppo avvicinarsi in maniera preoccupante ad un clima post-bellico. Con la differenza che in Italia ad innescare il regime di austerità più che una politica di tagli alla spesa pubblica, ci ha pensato una severa e pesantissima stretta tributaria.

In un anno infatti la pressione fiscale del nostro Paese è salita dal 42,5% al 44,7% e il potere d'acquisto conseguentemente è crollato del 4,1%. È stato calcolato che da gennaio 2012 a oggi lo Stato ha incassato mediamente 1 miliardo di euro al mese, con un’impennata a dicembre, frutto del saldo dell’Imu , che farà salire di molto questa media, una volta che ci saranno i dati definitivi.

ECCO TUTTO QUELLO CHE CI CHIEDERA' IL FISCO NEI PROSSIMI ANNI

Un salasso che come detto ha provocato un’energica contrazione delle spese degli italiani, che hanno cominciato a tirare la cinghia sui fronti più disparati. Si va dai 18 miliardi in meno di compravendite immobiliari, ai sei miliardi risparmiati tra benzina e gasolio, con le auto ormai che passano più tempo nei garage che per strada. E poi ancora un miliardo in meno di telefonate, il tutto per un bilancio che alla fine parla di qualcosa come 33 miliardi di euro in meno di spese. Un drastico ridimensionamento che ha investito anche le abitudini più consolidate degli italiani, dalla cena settimanale al ristorante fino al cappuccino e cornetto la mattina al bar.

L'IDEA DI FISCO CHE AVEVA IN MENTE MONTI

Ma se per qualcuno austerità ha significato rivedere, seppur in modo radicale, le proprie abitudini, per qualcun altro purtroppo è stato il drammatico trampolino di lancio verso un vero e proprio stato di povertà. Secondo i dati più aggiornati di un rapporto curato da Istat, Inps e Ministero del lavoro, il “rischio povertà” in Italia è cresciuto dal 26,3% del 2010 al 29,9% del 2011, facendo registrare la variazione negativa più elevata tra i Paesi dell’Unione. Un dato che alla luce di quanto descritto finora, in questo 2012 non può che essere peggiorato. Secondo lo stesso studio, attualmente nel nostro Paese ci sarebbero circa 8 milioni di poveri, tra i quali tanti lavoratori con contratti instabili.

Da registrare inoltre che un pensionato su due vive con meno di mille euro al mese. E per capire quanto drammatica sia la situazione non c’è cartina di tornasole più significativa di quella che prende in considerazione i consumi alimentari, un fronte sul quale notoriamente in Italia si cerca sempre di risparmiare il meno possibile. Ebbene, secondo dati forniti da Coldiretti, in questi ultimi 12 mesi è raddoppiata, passando dal 6,7% al 12,3%, la quota di italiani che non possono permettersi un pasto completo almeno ogni due giorni. Sarebbero inoltre circa 6,2 milioni gli individui che non avrebbero denaro a sufficienza per alimentarsi adeguatamente.

La situazione peggiore si registra tra i pensionati dove la percentuale sale al 16,5%. Tra l’altro dai dati Coldiretti emerge il fatto che più di una famiglia su tre (il 35,8 per cento) dichiara di aver diminuito la quantità e la qualità dei prodotti alimentari acquistati. Infine, a rendere ancora più preoccupante lo scenario, sempre secondo i dati di Coldiretti, sarebbero circa 3,7 milioni gli italiani indigenti che hanno ricevuto pacchi alimentari o pasti gratuiti attraverso i canali no profit che distribuiscono le eccedenze. Insomma, nel nostro Paese di sicuro non c’è stato un conflitto bellico, ma l’austerity italiana di questo 2012 ne richiama tragicamente alcuni caratteri, un dato di cui dovrà certamente tenere conto chiunque prenderà il governo del Paese dopo le prossime elezioni.

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