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Economia

Spagna, i dubbi sul piano di salvataggio. Per molti analisti potrebbe essere un flop

Le autorità di Bruxelles sono soddisfatte del programma di aiuti alle banche iberiche. Ma, per non pochi osservatori, rischia di essere uno sforzo inultile

Una manifestazione a Barcellona contro le politiche del governo. (Credits:Ap/La Presse)

Ottimismo a Bruxelles ma molti dubbi nella comunità finanziaria. Così è stato accolto il piano di salvataggio delle banche spagnole annunciato nel week end, che prevede un programma di aiuti a favore di Madrid per una cifra massima di ben 100 miliardi di euro. “L'Europa è pronta ad azioni decise e il messaggio per i mercati è molto chiaro” ha detto  il commissario Ue per gli affari economici e monetari, Olli Rehn , non nascondendo la propria soddisfazione.

La borsa spagnola  oggi ha inzialmente festeggiato alla grande le decisioni assunte a Bruxelles, aprendo la seduta con un rialzo di ben 5 punti percentuali, per poi finire in rosso, con un ribasso di mezzo punto, nel corso del pomeriggio. All'entusiasmo di Rehn, infatti, non corrisponde un sentimento analogo tra gli esperti delle case d'affari e persino tra alcuni economisti di fama come il premio Nobel statunitense, Joseph Stiglitz , che  paventa il rischio di un fallimento totale del nuovo piano di salvataggio.

OPERAZIONE- LAMPO.
Senza dubbio, oggi non va sottovalutato il significato politico di quest'ultimo programma di aiuti, visto che le autorità del Vecchio Continente hanno comunque dimostrato di saper agire in fretta, nell'arco di un solo week end (anche se i dettagli dell'operazione verranno messi a punto dopo il 22 giugno, una volta terminato il vertice dell'Ecofin, la riunione dei ministri economici e finanziari dell'Ue). Va pure sottolineato, inoltre, che il salvataggio delle banche iberiche appare ben architettato, per salvaguardare gli equilibri tra i paesi dell'Unione, senza umiliare il governo di Madrid.

I soldi per mettere in sicurezza il sistema creditizio spagnolo, infatti, arriveranno dal  Fondo Salva-Stati europeo (che da  luglio si chiamerà Esm -European Stabilty Mechanism), ma non finiranno direttamente nelle casse dell'esecutivo guidato da Mariano Rajoy. Le risorse verranno infatti girate al Frob (il fondo spagnolo per le ristrutturazioni ordinarie delle banche), che le utilizzerà poi per mettere in cantiere i piani di salvataggio.

MADRID, SORVEGLIATA SPECIALE.
Il governo di Madrid è riuscito così a salvare la faccia e a evitare di inginocchiarsi di fronte ai partner comunitari: l'arrivo di un finanziamento diretto dal Fondo Salva-Stati, infatti, avrebbe costretto l'esecutivo spagnolo  (come è avvenuto per la Grecia e il Portogallo) a mettere in piedi un nuovo, doloroso piano di austerity, oltre a quelli già avviati nei mesi scorsi dal premier Rajoy. Utilizzando il veicolo del Frob, invece, la Spagna dovrebbe essere sottoposta a vincoli un po' più blandi, anche se Madrid rimarrà comunque un sorvegliato speciale.

Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble e il commissario europeo alla concorrenza, Joaqin Almunia, si sono infatti affrettati a precisare che, sul piano di aiuti alle banche iberiche, ci sarà comunque una stretta vigilanza da parte della Troika composta dai rappresentanti  del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), della Banca Centrale Europea (Bce) e dalla stessa commissione Ue.

IL DIRETTORIO FRANCO-TEDESCO.
I leader del Vecchio Continente, insomma, oggi non sembrano comunque disposti a concedere troppi sconti a Madrid. Anche perché, è bene ricordarlo, un eventuale crack della Spagna  danneggerebbe soprattutto i due paesi che oggi tengono in mano le sorti dell'Europa, cioè la Francia e la Germania. Soltanto le banche tedesche, infatti, hanno un'esposizione sul debito iberico (tra titoli di stato, bond  bancari e crediti di vario tipo) di ben 117 miliardi di euro. Seguono a ruota quelle francesi, con 92 miliardi, mentre gli istituti italiani sono esposti per appena 20 miliardi. Ancora una volta, dunque, è il direttorio franco-tedesco ad avere voce in capitolo sul destino di un paese europeo inguaiato, come è appunto oggi la Spagna.

I DUBBI DEGLI ANALISTI.
A ben guardare,  però, non sono i difficili  equilibri politici di Bruxelles a preoccupare di più gli economisti e gli esponenti delle case d'affari. Per Stiglitz, piuttosto, il rischio maggiore arriva ancora dagli investitori internazionali, che potrebbero continuare a non fidarsi della Spagna e del piano di salvataggio messo in cantiere dalle autorità del Vecchio Continente.

Il programma di aiuti  prevede infatti che il governo di Madrid sostenga (con i finanziamenti del Frob) gli istituti di credito, i quali sosterranno a loro volta il governo, comprando i titoli di stato. E' un gatto che si morde la coda, insomma, che rischia di dar vita a un circolo vizioso: i capitali finanziari internazionali, a detta di Stiglitz, potrebbero infatti allontanarsi ancora dal mercato spagnolo, poiché dubitano della credibilità delle misure adottate in Europa. A pensarla allo stesso modo dell'economista americano  sono anche gli analisti di non poche case d'investimento come Société Générale o Bank of America. Una buona dose di scetticismo arriva anche dagli esperti di Citi, secondo i quali c'è il rischio concreto che anche lo stato spagnolo, dopo le banche, possa presto avere bisogno di una iniezione di capitali. A causa della recessione  economica, infatti, è probabile che tutti gli obiettivi di politica fiscale fissati del governo di Madrid non vengano centrati.

A quel punto, viene da chiedersi chi sarà disposto a dare una mano a Rajoy visto che le risorse del Fondo Salva-Stati  e del nuovo Esm (finanziato dai membri di Eurolandia) sono ferme a 500 miliardi di euro e  non possono durare all'infinito. Soltanto all'Italia, per esempio, i salvataggi di Grecia, Portogallo e Irlanda sono già costati più di 48 miliardi di euro.

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