Economia

Riforma del lavoro: strada spianata alla Camera. Cazzola (Pdl): la cambieremo con il Decreto Sviluppo

Esito scontato per il voto a Montecitorio. Continuano però i malumori nel centrodestra, che vuole modificare le norme sulla flessibilità in entrata

Il ministro del welfare, Elsa Fornero, alla Camera (Credits: LaPresse)

Approvata con 4 voti di fiducia, dall'esito scontato. Così, tra oggi e domani, la riforma del lavoro che porta la firma del ministro del welfare, Elsa Fornero , otterrà il via libera alla Camera dei Deputati. Nonostante i malumori nella maggioranza (e in particolare nel Pdl), quasi sicuramente l'assemblea di Montecitorio darà il disco verde al provvedimento, senza introdurre modifiche al testo.

Il premier Mario Monti potrà così presentarsi al prossimo vertice europeo , in programma per giovedì e venerdì, con un risultato politico in tasca: una nuova legge sul lavoro che include una modifica, seppur molto blanda, al tanto discusso articolo 18 che disciplina i licenziamenti individuali. “L'esito del voto di oggi e domani è ormai scontato”, conferma Giuliano Cazzola , deputato del Pdl e relatore della riforma a Montecitorio, “ma ci sono ancora dei margini per modificare il testo nei prossimi mesi, attraverso il Decreto Sviluppo ”.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

Cazzola, che non ha mai lesinato critiche alla riforma, vorrebbe cambiare alcune norme sui contratti di assunzione flessibili, che rischiano di subire un “irrigidimento assai dannoso per il mercato del lavoro italiano”.

Se la legge ha bisogno di modifiche, perché c'è tanta fretta di approvarla entro giovedì?

Questa domanda dovrebbe rivolgerla al governo. Il premier ci tiene molto ad andare a Bruxelles dopo il voto favorevole della Camera.

E' così importante?

Credo che Monti abbia a cuore soprattutto il significato politico della riforma, che è riuscita a cambiare l'articolo 18 dello Statuto del Lavoratori, infrangendo un tabù che durava da anni.

Questi cambiamenti, però, sono stati giudicati troppo blandi o confusi, non solo in Italia ma anche all'estero. Non è così?

Sì. Credo però che in Europa non stiano a guardare i dettagli della legge ma badino soprattutto alla sostanza politica della riforma. Anche se, devo dire, di sostanza se ne vede poca.

Dunque?

Cercheremo di cambiare la legge introducendo delle modifiche nel Decreto Sviluppo che potrà contenere anche una parte dedicata ai temi del lavoro.

Quali cambiamenti farete?

La proposta del Pdl è di modificare il testo della riforma nella parte riguardante alcuni contratti flessibili, come le collaborazioni a progetto nei call center, quelle con la partita iva, l'apprendistato e il lavoro su somministrazione.

Andiamo per ordine: cosa volete fare sull'apprendistato?

Eliminare l'obbligo di assunzione di almeno il 50% degli apprendisti per alcuni contratti come quelli destinati ai giovanissimi.

Perché?

Per l'apprendistato di primo livello, che inizia  in prossimità del periodo scolastico, è assurdo obbligare un impresa ad assumere almeno la metà degli apprendisti. Sarebbe un disincentivo all'utilizzo di questi contratti.

Sulle partite iva, invece, quali sono le vostre proposte?

Vogliamo rendere più flessibile il tetto di 18mila euro di reddito annuo, che segna lo spartiacque tra le vere e le false partite iva. Un collaboratore che lavora per una sola azienda e guadagna meno di questa cifra, secondo la riforma Fornero può essere assimilato a un dipendente. Si tratta  di un vincolo troppo rigido che non tiene conto di un fatto: i compensi dei lavoratori autonomi sono  altalenanti nel tempo e spesso possono scendere sotto la soglia stabilita dalla legge, anche se si tratta di vere partite iva.

E sulle collaborazioni a progetto, cosa volete fare?

Vogliamo tenere conto delle obiezioni fatte dalle società che gestiscono i call center e che hanno molti collaboratori a progetto. Non appena approvata la riforma, queste aziende rischiano di essere costrette ad assumere in maniera stabile gran parte del personale. Molte imprese, però, hanno già fatto sapere di non volerlo fare, con un risultato: decine di migliaia di posti di lavoro sono a rischio.

Qual è la soluzione?

Per i call center, chiediamo che restino in vigore gli accordi firmati con le aziende dal secondo governo Prodi. L'ex-ministro del lavoro Damiano è riuscito a far assumere in maniera stabile  gli operatori inbound, che hanno un forte vincolo di subordinazione con le imprese,  lasciando i contratti flessibili per gli operatori outbound, che invece svolgono realmente delle attività di collaborazione.

Volete cambiare anche le regole del lavoro su somministrazione?

Sì. La nostra idea è di togliere alcuni vincoli troppo stringenti per questo tipo di assunzioni, come la durata massima di 36 mesi o l'intervallo obbligatorio di 60 giorni che deve trascorrere tra la scadenza e il rinnovo di un contratto presso la stessa azienda.

Il voto di oggi e domani alla Camera, dunque, sarà favorevole alla riforma?

Penso proprio di sì, anche se ci sarà un forte calo nel numero dei deputati che esprimeranno la fiducia al governo.

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