Tasse

Imu, le case in affitto e la stangata

Aumenti del 40% rispetto al 2012 e anche del 200% in confronto all’Ici del 2011

(Credits: Imagoeconomica)

Domani il governo chiarirà le modalità di pagamento dell’Imu e di certo i proprietari di prima casa, come appare ormai scontato, avranno la piacevole sorpresa di vedersi congelata la prima rata di giugno. Brutte sorprese invece ci saranno, e questo è però assodato fin d’ora, per i proprietari di case in affitto. I contribuenti in questione infatti non solo dovranno pagare normalmente il primo acconto della tassa sugli immobili, ma faranno anche i conti con aumenti decisamente stellari. A fare il punto su questo aspetto dell’Imu rimasto finora praticamente oscuro, è stata Confedilizia che ha presentato numeri quanto mai eloquenti sui rincari che subirà la tassazione degli immobili, sia per quelli affittati con contratto  libero che per quelli con canone concordato. Un confronto che tra l’altro sarebbe già sproporzionato rispetto all’Imu dell’anno scorso, ma che diventa addirittura vessatorio se si vanno a considerare i valori dell’Ici del 2011.

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Si scopre allora da esempio che nel caso di contratti liberi, a Milano, città che si situa in testa a questa ingrata classifica, si pagherà il 26% in più rispetto al 2012 e il 208% in più se si considera l’Ici del 2011. Situazione pressoché analoga a Roma dove i rincari saranno rispettivamente del 39% e del 143% e a Napoli dove si segnalano un +40% rispetto al 2012 e ancora un +143% rispetto al 2011.

Cifre già di per sé preoccupanti, ma che, come detto, si fanno ancora più pesanti se si passano in rassegna invece gli aumenti di tassazione nel caso di affitti con canone concordato. In questo caso il triste primato spetta a Venezia, che se vede invariato il valore dell’Imu rispetto al 2012, nel confronto con l’Ici del 2011 fa segnare invece un vertiginoso + 2.330%. E le altre grandi città comunque a modo loro si difendono con percentuali ugualmente molto elevate. A Torino ad esempio a fronte di un calo dell’imposta del 24% rispetto al 2012, si registra  un ragguardevole +827% nel confronto con l’Ici del 2011.

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Situazione paragonabile a Genova dove se rispetto al 2012 si pagherà una cifra analoga, bisogna invece fare i conti con un +506% rispetto al 2011.  A Roma invece gli aumenti sono distribuiti su entrambi gli anni di riferimento: + 39% rispetto al 2012 e +269% rispetto al 2011. Un po’meglio va invece ai milanesi che possono contare su un calo del 15% rispetto al 2012 e su un rincaro quantificabile solo (si fa per dire) in un +160%  nei confronti dell’Ici del 2011. I pesanti aumenti registrati sono frutto innanzitutto di una normativa sull’Imu che, inglobando l’Irpef, paradossalmente favorisce gli immobili lasciati vuoti rispetto a quelli affittati.

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Si fanno poi sentire due altri effetti combinati. Innanzitutto quello dell’aumento dell’aliquota di riferimento. L’anno scorso infatti la prima rata dell’Imu era stata versata sulla base di un’aliquota base del 7,6 per mille stabilita dal governo. Quest’anno invece, con l’andata a regime della tassa, sono stati i Comuni a decidere l’aliquota e fin dall’inizio si è fatto i conti con aumenti fino anche al 10,6 per mille. Facile dunque dedurne che l’acconto ha subito degli aumenti consistenti. A questo si somma, soprattutto in riferimento all’Ici del 2011, il rincaro molto consistente, pari al 60%, della base imponibile, dovuto alla variazione del moltiplicatore da applicare alla rendita catastale. Una serie di fattori concomitanti dunque che costerà molto caro a chi possiede abitazioni date in affitto. E questo purtroppo indipendentemente da quello che domani il governo deciderà proprio sull’Imu.

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