Economia

Ecco perché Microsoft rischia una stangata dall’Ue

La Commissione Europea potrebbe recapitare al colosso americano una multa da 7 miliardi di dollari. Inutili le scuse di Redmond, che dà la colpa a un problema tecnico e assicura di averlo già risolto

Fino a pochi anni fa vigeva la logica del pacchetto completo: compravi un computer equipaggiato con Windows, ti trovavi di serie il browser Explorer per navigare sul web. L’alternativa possibile era scaricare un altro software, ma si sa: tecnologia e pigrizia congenita dell’utente, da sempre, vanno d’amore e d’accordo. Explorer c’era ed Explorer restava, godendosi una palese posizione di vantaggio. Perciò l’Unione Europea, alla perenne caccia di equilibri, chiese e ottenne dal colosso di Redmond di fornire quantomeno delle opzioni. Di creare una schermata nel sistema operativo che consentisse di scegliere lo strumento preferito con il quale andarcene in giro sul web. Liberissimi di optare per Explorer, ma anche di provare Safari, Opera o l’ormai gettonatissimo Chrome.
Il ragionamento, in effetti, non fa una piega, peccato sia saltato fuori che tra le parole e l’effettivo comportamento di Microsoft si sia aperta una crepa. La schermata c’era quando uscì Windows 7, ma è sparita da circa 28 milioni di pc quando è stato rilasciato il Service Pack 1, un importante aggiornamento del sistema operativo. Tutto ciò accadeva nel febbraio del 2011, la bellezza di diciassette mesi fa, ma l’Unione Europea se ne è accorta solo adesso. Sì, perché nel frattempo l’azienda fondata da Bill Gates scriveva nei suoi rapporti che tutto procedeva per il meglio, che di anomalie non c’era ombra alcuna. A quanto pare, non era proprio così.    

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Insomma, è un pasticciaccio brutto, che ha mandato su tutte le furie la Commissione Ue e il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia. Microsoft ora rischia grosso, si parla di una multa monstre che potrebbe raggiungere i 7 miliardi di dollari, circa il 10% del suo fatturato dello scorso anno. Ma soprattutto, e forse è ciò che fa più male, deve incassare una figuraccia in un momento delicatissimo, in cui sta curando ogni dettaglio della sua immagine e scaldando i motori per il lancio del nuovo Windows 8, che la porterà a fare concorrenza alla forte rivale Apple a tutto campo: su telefonini, tavolette, pc fissi, portatili, tv e compagnia.
Non a caso Redmond ha buttato litri di acqua sul fuoco parlando di un errore tecnico di una squadra di ingegneri e dichiarandosi in totale buona fede. A tanti, in rete, è sembrato però il classico atteggiamento di chi è stato beccato con le mani nella marmellata e improvvisa pretesti un po’ appiccicosi. Anche perché, sebbene non così clamorosi, questo tipo di incidenti di percorso legati alla schermata di scelta del browser non sono una novità. Già nel 2010 i responsabili di «Opera», uno dei programmi alternativi a Explorer, si erano lamentati con la Microsoft e con l’Unione Europea: la schermata di scelta del software c’era, sì, però era imboscata in mezzo ad altre dieci di configurazione. In pratica esisteva un rischio ragionevole che, nell’installare il sistema operativo, gli utenti perdessero la pazienza e optassero subito per Explorer, un po’ come facciamo quando clicchiamo su «I agree», accettando le lunghissime clausole di un contratto digitale, senza leggere nemmeno una riga. Sempre a metà 2010, saltò fuori un problema un po’ grottesco in Polonia: l’elenco dei browser tra cui scegliere doveva essere casuale, variare di volta in volta, però a Varsavia e dintorni, chissà perché, Explorer risultava sempre in cima alla lista. Anche qui un problema tecnico che la casa di Redmond si preoccupò di risolvere.  
Perché va detto, quando qualcosa non va, la Microsoft si affanna con ogni strumento possibile per risolvere la magagna. Il 2 luglio scorso, a 24 ore dalla scoperta della mancanza della schermata di scelta, ha sviluppato un software ad hoc per arginare il problema sui 28 milioni di pc coinvolti. Problema che rientrerà definitivamente entro la fine di questa settimana. E per riparare al danno e rimarcare le proprie intenzioni virtuose, ha proposto al commissario Almunia di estendere di altri 15 mesi, dunque sino a fine marzo del 2015, il periodo in cui dovrà dare agli utenti la possibilità di scegliersi il browser. Tanta premura, però, potrebbe essere poco utile. Nei corridoi di Bruxelles l’impressione è che si voglia arrivare fino in fondo con la sanzione, affinché faccia da buon esempio e da deterrente. E comunque, pur dando retta in pieno all’ipotesi dell’errore tecnico, sul piano dell’immagine Microsoft, stavolta, è inciampata sulla più antipatica delle bucce di banana.

Twitter: @marmorello

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