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Economia

Lavazza punta sul caffè americano

Dopo aver archiviato un 2016 record con 1,9 miliardi di fatturato punta a nuovi acquisti per arrivare a 2,2 miliardi di giro d'affari nel 2020

Un produttore di caffè radicato sul territorio, magari nord americano, possibilmente con la parola "horganic" ben evidente sull'etichetta: potrebbe essere questo l'identikit della prossima preda di Lavazza, l'azienda torinese che ha archiviato un 2016 da record con un fatturato salito a 1,9 miliardi di euro, in crescita del 29% rispetto al 2015 grazie, anche, all'acquisizione della francese Carte Noire avvenuta poco più di un anno fa.

I risultati sono stati presentati martedì 16 maggio proprio a Lavérune, in Francia, sede di uno stabilimento della società transalpina: come ha spiegato Antonio Baravalle, amministratore delegato di Lavazza, il boom dei ricavi è legato per il 4% a una crescita organica, nettamente superiore a quella media del mercato che si è attestata sul 2%. Una forte accelerazione è inoltre arrivata dalle acquisizioni che, oltre a Carte Noire (leader in Francia), negli ultimi due anni hanno portato nel perimetro Lavazza anche Merrild in Danimarca e la nuova controllata Lavazza AustraliaIn aumento anche la redditività, con il risultato operativo a quota 61,7 milioni, in crescita del 34,1% rispetto ai 46 milioni dell’esercizio precedente.

Sesto produttore al mondo
Oggi Lavazza è il sesto produttore mondiale di caffè e realizza all'estero il 60,3% del suo giro d'affari grazie, in particolare, alla Francia, quinto mercato del globo. Il Paese da cui partì l’espansione internazionale di Lavazza nel 1982 rappresenta oggi, a seguito dell’acquisizione di Carte Noire, il secondo mercato dopo l’Italia con il 20% del fatturato totale del gruppo. Un caso quasi unico di azienda italiana che cresce con un'acquisizione nel mercato alimentare francese. Di solito avviene l'opposto. Va comunque tenuto conto che negli ultimi anni le imprese italiane hanno investito molto oltralpe: Business France l'ha definita «un’ondata mai vista», ricordando i 141 progetti d’investimento avviati in Francia l’anno scorso dalle imprese italiane con una crescita del 68% rispetto al 2015.

Acquisizioni
Rivendicando il dna di azienda familiare, i vicepresidenti Giuseppe e Marco Lavazza hanno ricordato la trasformazione della loro impresa da locale a globale, pur mantenendo "intatti i valori, la passione per l'eccellenza". "Vogliamo dimostrare" ha sottolineato Giuseppe Lavazza "che un'azienda familiare può essere moderna e può permettersi progetti a lungo termine". Spontaneo viene il parallelo con la Campari, azienda anch'essa familiare (ma quotata in borsa), che cresce nel mondo a colpi di acquisizioni: "Un paragone che non può non farci piacere " ammette Marco Lavazza "anche se i mercati sono diversi".

Nei progetti della Lavazza per ora non c'è la quotazione in borsa, mentre c'è sicuramente la voglia di fare altre acquisizioni: in cassa la società ha quasi 700 milioni di euro con un potenziale di circa 1,5 miliardi da attivare con bond e finanziamenti. "Non volevamo rimanere nel guado" ha detto Baravalle "e dobbiamo arrivare a circa 2,2 miliardi di euro di fatturato nel giro di tre anni, di cui il 70% all'estero, per avere una dimensione adeguata". Un obiettivo che può essere raggiunto sì con la crescita organica, ma soprattutto comprando imprese in giro per il mondo.

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