Non è vitello, ma carne di cavallo

Dopo le lasagne, è la volta dei ravioli. Cresce lo scandalo per la presenza – non dichiarata – di carne di cavallo in surgelati e precotti venduti in tutta Europa. Pur non coinvolgendo, allo stato dei fatti, questioni di sicurezza …Leggi tutto

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Dopo le lasagne, è la volta dei ravioli. Cresce lo scandalo per la presenza – non dichiarata – di carne di cavallo in surgelati e precotti venduti in tutta Europa. Pur non coinvolgendo, allo stato dei fatti, questioni di sicurezza alimentare, questo sorprendentemente diffuso aliud pro alio ha destato sconcerto: ed è normale che sia così, dacché si discute della consapevolezza di quel che mangiamo.

L’irritazione dei consumatori è, poi, amplificata da fattori culturali: in Gran Bretagna, dove inizialmente la faccenda è venuta alla luce, l’idea di portare in tavola un equino ha una connotazione quasi eretica; e anche in Italia – dove pure la saporita e salutare carne del cavallo è relativamente apprezzata: basti pensare a certe aree del Veneto, dell’Emilia, della Puglia o della Sicilia – risuonano gli argomenti emotivi di chi vede nell’animale un intangibile oggetto d’affezione. Non dimentichiamo che questo è il paese in cui Beppe Bigazzi è stato ignobilmente giubilato per un’innocua considerazione sul valore gastronomico dei gatti.

Ciò che nessuno sembra chiedersi è come il cavallo sia finito in mezzo al manzo; e la risposta pare avere un’interessante relazione con i buoni sentimenti. La Romania – il terzo esportatore europeo di carne equina nel 2012 – ha recentemente introdotto e applicato con crescente rigore una legge che vieta la circolazione stradale ai cavalli, che in alcune aree del paese erano ancora annoverati tra i principali mezzi di trasporto. Tale provvedimento – in parte dovuto a questioni di viabilità, in parte al desiderio di tutelare l’animale – ha ingrossato il già considerevole afflusso di cavalli ai macelli, spiegando (almeno in parte) l’esubero di offerta. Non stupisce che l’eccesso di materia prima a basso costo abbia trovato sfogo in operazioni commerciali opache.

A propria volta, però, lo scandalo non ha avuto il solo effetto di sollevare interrogativi sulla tracciabilità della filiera alimentare: al contrario, ha avuto la conseguenza ulteriore di ridestare l’interesse dei consumatori per la carne equina (per esempio, in Germania) o di crearlo ex novo dove non sussisteva (come in Gran Bretagna). Si può ipotizzare che un simile aumento della domanda sia destinato a rendere meno conveniente l’utilizzo del nobile animale come succedaneo a buon mercato del manzo, così agevolando il monitoraggio del fenomeno. Sia come sia, nonostante le filippiche (pun intended) dei suoi detrattori, la carne di cavallo sembra ora galoppare nuovamente dalla categoria dei mercati ripugnanti a quella dei consumi socialmente accettabili. Era ora.

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