Economia

Far nascere figli felici? Fatelo in Svizzera e Australia

Sono i paesi con le migliori prospettive di qualità della  vita. Ben posizonata anche l'italia. Cina e India invece...

Lo skyline di Melbourne (Credits: La Presse)

Voltaire, alla vigilia della Rivoluzione Francese, predicava che gli uomini sono eguali e fra le sue massime più ripetute vi è quella secondo cui "non la nascita, ma la virtù fa la differenza". Principi tuttora validi, ma che sono in parte contraddetti da una realtà che non permette a tutti di partire su un piede d'uguaglianza e di essere davvero artefici del proprio destino. Le differenze fra gli uomini (o, meglio, fra le loro sorti), infatti, non dipendono solo dalle loro doti, ma da numerosi e complessi fattori esterni, sin dal momento in cui vedono la luce. Nascere in un luogo piuttosto che in un altro, infatti, può far le differenza anche più delle virtù personali, come auspicava il filosofo francese.

Se in questa verità c'è dell'ovvio - meglio nascere in un Paese sviluppato e pacifico che in uno afflitto da guerre e carestie - , la questione può anche essere affrontata col piglio dello scienziato. Lo hanno fatto gli esperti della Economist Intelligence Unit , che hanno stilato una classifica dei Paesi in cui è meglio nascere, basandosi su una serie di fattori fissi (la posizione geografica) e limitatamente variabili (dati demografici, elementi socio-culturali) e volatili (la situazione economica, in primis).

Per non dover fare troppo ricorso alle proprie virtù allo scopo di "fare la differenza", secondo i risultati delle analisi, il posto migliore in cui nascere l'anno prossimo è la Svizzera. Non stupisce: la collocazione del Paese nel cuore dell'Europa e la forte stabilità sociale, unita a una solidità economica con pochi rivali nel mondo rendono il risultato quasi ovvio. Segue l'Australia: "down under" si può vivere bene senza difficoltà (del resto Melbourne è da anni al primo posto nelle classifiche di vivibilità, seguita a ruota dalle altre metropoliti australiane). Poi, un gruppo composto dai "soliti" Paesi nordici (nell'ordine: Norvegia, terza; Svezia, quarta; Danimarca, quinta; Olanda, ottava; e Finlandia, undicesima) e dalle economie più avanzate in Asia (Singapore al sesto posto, seguita da Hong Kong al decimo, da Taiwan al quattordicesimo e dalla Corea del Sud al diciannovesimo).

I due colossi dell'economia occidentale, Stati Uniti e Germania, sono leggermente indietro e occupano il sedicesimo posto a pari merito: un tempo, nessuno avrebbe messo in dubbio che nascere a New York fosse una garanzia di prosperità; oggi, forse complice la crisi, non è più del tutto vero. Il nostro Paese non se la cava male, con un dignitoso ventunesimo posto: meglio di altri grandi Paesi europei come Francia (ventiseiesima), Regno Unito (ventisettesimo) e Spagna (ventottesima).

All'altro capo della classifica troviamo quei Paesi dove l'insicurezza regna sovrana. Ultima in classifica è infatti la Nigeria, da cui le cronache ci riportano quotidianamente notizie negative in ogni settore. Se la cavano male anche Paesi emergenti come la Cina (quarantanovesima) e l'India (addirittura sessantaseiesima): evidentemente, lo sforzo per uscire dalla povertà non ha ancora dato frutti sufficienti a permettere a tutti coloro che vi nascono di sperare in un futuro roseo.

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