Economia

Salva-Regioni, i tre nodi sciolti dal decreto

Il governo approva la norma che ruota attorno ai tagli alla sanità e ai nuovi stanziamenti che potrebbero arrivare con la legge di stabilità

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Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino – Credits: ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Il consiglio dei ministri ha approvato "una norma che consente di chiarire la contabilità delle Regioni, un tema sollevato da Corte dei Conti, in particolare per la contabilizzazione dei debiti passati".

È la strada per l'accordo tra governo e Regioni sul tema dei tagli ai bilanci. 

Sul piatto ci sono tre nodi intorno a cui si è sviluppata la trattativa e che pare non rappresentino più ostacoli insormontabili.

Innanzitutto ci sono i circa 4,2 miliardi di tagli che derivano dalle gestioni passate e sui quali ci sarà poco spazio di manovra. Entrando nel dettaglio, due dei quattro miliardi vanno ad incidere proprio sul fondo della sanità, mentre il resto prende di mira altri settori della pubblica amministrazione locale.

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A fronte di questi tagli però, il governo è riuscito a trovare, almeno per il momento, un miliardo di nuove coperture, che rappresentano di certo un passo avanti, ma non la soluzione definitiva. Secondo le stime portate al tavolo della trattativa dal presidente Sergio Chiamparino infatti, di miliardi per la sanità ne servirebbero almeno due. Resta dunque in sospeso il terzo e più delicato nodo: come trovare il miliardo di euro che al momento manca all’appello. A fronte di questo problema però, da più parti si è registrata con favore l’apertura del governo, che già nel prossimo consiglio dei ministri di domani potrebbe varare un Decreto Regioni che andrà a normalizzare una serie di situazioni finanziarie locali. Con la legge di stabilità poi, arriveranno altri 1,3 miliardi di euro che saranno utilizzabili dalle amministrazioni locali per usi diversi da quella della sanità.

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Insomma, come detto, ci sono tutte le premesse affinché la protesta delle Regioni rientri e si riesca a trovare una soluzione per garantire ai cittadini tutti i servizi locali essenziale. Un ottimismo che però per il momento non è stato condiviso da alcuni governatori del Nord, che hanno invece sottolineato l’inconsistenza, almeno per il momento, delle promesse fatte dal governo. A salire sulle barricate ci sono in particolare i presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, Roberto Maroni e Luca Zaia, che battono soprattutto sul tasto della linearità dei tagli che colpirebbero alla stessa maniera tutti, senza tenere conto dei casi virtuosi, rappresentati proprio dalle Regioni da loro guidate. Sulla stessa lunghezza d’onda poi il tono della polemica del governatore della Liguria Giovanni Toti, anch’egli molto critico verso l’intesa che si sta per raggiungere. In ogni caso, come detto, le parti in campo sembrano essersi avviate verso una soluzione, i cui dettagli però potranno chiarirsi meglio soltanto una volta che verrà definito il decreto Regioni e saranno approvate definitivamente le misure contenute nella legge di stabità.

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