Economia

Corea del Nord: l'economia del Paese spiegata

Secondo i think tank americani oltre all'export con la Cina Pyongyang sarebbe attiva anche nell'economia sommersa e criminale

Pyongyang, Corea del Nord

17 febbraio 2017. Un uomo passa di fronte ai ritratti illuminati di Kim Il-Sung e Kim Jong-Il, nonno e padre dell'attuale leader supremo Kim Jong Un, affissi sulla facciata della Torre dell'Idea Juche a Pyongyang, Corea del Nord. – Credits: ED JONES/AFP/Getty Images

Nella classifica globale stilata dalla Heritage Foundation di Washington della libertà economica, condizione necessaria per l'esistenza di una democrazia liberale, non sorprende che la Corea del Nord, ultimo avamposto mondiale del comunismo nella sua forma più intransigente, si piazzi al 180esimo posto, un gradino sotto il Venezuela.

La parte settentrionale della penisola coreana, spiega il think tank americano, "potrebbe provare ad aprire la propria economia incoraggiando investimenti stranieri, anche se limitati, ma la predominanza del ceto militare rende improbabile un cambiamento nel breve termine". Di mezzo, infatti, c'è anche l'embargo sui beni di lusso e sulle armi in essere dal 2006, scattato quando la repubblica socialista condusse il primo test di un arma nucleare.

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Pochi numeri
Insomma, oltre alla rigidissima organizzazione socialista, c'è la geopolitica: di fatto i pessimi rapporti di Pyongyang con i paesi occidentali negli ultimi 15 anni (G.W.Bush incluse il paese nell'asse del male, assieme a Iraq e  Iran) continuano a limitare molto l'apertura del paese.

E quindi, di cosa va avanti il paese guidato da Kim Jong-un? E come fa a trovare le risorse per sviluppare armi nucleari? Difficile trovare dati aggiornati e affidabili. Le stime più utilizzate provengono dalla banca centrale vicina Corea del Sud: la metodologia utilizzata però non è chiara e, stando a quanto riporta The Economist, si basa su fonti dei servizi segreti sudcoreani basati al Nord.

Un altro modo è ricostruire i dati a partire da quelli dei principali partner commerciali della Corea del Nord, come la Cina: ma anche in questo caso le statistiche scarseggiano. The World Fact Book della CIA - una sorta di atlante dei servizi segreti americani liberamente consultabile in rete - ricorda che Pyongyang non ha mai reso pubblici i dati sulla contabilità nazionale.

Ad esempio, per gli 007 americani il Pil si aggirerebbe attorno ai 40 miliardi di dollari nel 2014. A questo numero sono arrivati aggiornando le stime fatte anni prima dall'economista Angus Maddison in uno studio dell'Ocse. Sempre secondo la CIA, il Pil pro capite nordcoreano è di 1.800 dollari pro capite (venti volte meno della capitalista Sud Corea), posizionando la piccola repubblica socialista asiatica al 171esimo posto al mondo.

Un paese povero, anche se in uno stato migliore dalla carestia che uccise circa tre milioni di persone negli anni '90, dove oggi non lavora un cittadino su quattro (il tasso di disoccupazione sarebbe oltre il 25%). E il debito? Verso l'estero è di 5 miliardi di dollari. Si diceva la Cina: pesa per poco meno dell'80% sul totale delle esportazioni e delle importazioni (dati al 2015). Detto altrimenti, Pyongyang è legata con un cordone ombelicare a Pechino: se i cinesi decidessero di tagliarlo, sarebbe sul serio la fine per il regime.

E cosa vendono i nordcoreani agli amici cinesi? Soprattutto carbone, ma anche altre materie prime, prodotti tessili, dell'agricoltura e dell'allevamento. In tutto, grazie all'export la Corea del Nord ha visto entrare 4,1 miliardi nel 2015, di meno rispetto a quanto abbia speso (4,8 miliardi) per comprare petrolio (Trump sta studiano un embargo anche sul greggio), beni di consumo primario (sul lusso vige l'embargo) e grano; beni e materie prime che importa soprattutto dalla Cina (76%) e anche dal Congo (circa il 5%).

Armi e hacker
Non di secondaria importanza è l'industria bellica. E questo, spiegherebbe - in parte - le continue esibizioni muscolari del regime, tra parate, esercitazioni militari e test missilistici: secondo un report delle Nazioni Unite, nonostante l'embargo, Pyongyang continuerebbe a vendere armi. Lo avrebbe fatto nel 2014, quando secondo l'UN i suoi principali clienti erano Siria, Birmania, Eritrea, Tanzania, Etiopia, Somalia e Iran.

Non solo. Pyongyang sarebbe molto attiva anche nell'economia sommersa e criminale. Oltre al commercio illegale di armi, secondo la Cnn sarebbe coinvolta nel traffico di droga, mentre stando a un report dell'azienda russa di sicurezza Kaspersky, i nordcoreani sarebbero i registi di numerosi attacchi hacker a istituzioni bancarie di 18 paesi, soprattutto del terzo mondo.

La Corea del Nord, infine, utilizzerebbe anche una rete di aziende estere per accedere ai servizi bancari globali (soprattutto cinesi), aggirando così le restrizioni internazionali. E sempre in Cina avrebbe nascosto ingenti riserve in valuta estera.

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