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Volkswagen, il secondo dieselgate preoccupa l'Europa

La Ue avverte: potremmo imporre multe salate per le emissioni di CO2 riguardanti altre 800mila vetture

Il nuovo fronte nello scandalo dieselgate per Volkswagen rischia di avere in Europa addirittura maggiore impatto di quello americano.

Ieri l'azienda ha infatti reso pubblico che un'indagine interna condotta nelle ultime sei settimane ha fatto emergere nuove irregolarità nelle emissioni di CO2, che riguardano ulteriori 800.000 vetture del parco macchine del gruppo.

L'Unione europea
"La cosa più importante ora è stabilire i fatti" e "chiarire quali irregolarità sono state riscontrate", commenta oggi la portavoce della commissaria Ue al mercato interno, invitando Volkswagen ad accelerare. Bruxelles ricorda infatti che, a differenza delle emissioni NOx, sulla C02 la Ue ha il potere di imporre multe.

"Finora non abbiamo ricevuto nessuna notifica ufficiale", ha sottolineato. La questione sarà sollevata nella riunione con le autorità di omologazione dei 28.

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Il governo tedesco
Volkswagen ha "il dovere di chiarire in piena trasparenza" le nuove irregolarità emerse relative ai valori delle emissioni di CO2.

Lo ha detto il portavoce di Angela Merkel Steffen Seibert, affermando tuttavia che, anche in presenza di un ampliamento delle dimensioni del dieselgate, il buon nome del made in Germany non è in discussione

Nel comunicare ieri la nuova svolta del Dieselgate. Volkswagen ha detto che il danno potenziale, è attualmente stimato, in via preliminare, a due miliardi di euro.

Volkswagen costernata
Ieri sera il consiglio di sorveglianza del gruppo automobilistico ha ammesso di vedere "con costernazione e preoccupazione" la dimensione raggiunta dal dieselgate.

"Il consiglio e la commissione fondata per l'accertamento dei fatti - ha fatto sapere - si riuniranno presto per consultarsi su nuove conseguenze e misure".

Secondo l'agenzia di stampa tedesca Dpa, la commissione si riunirà al più tardi domenica, e il consiglio lunedì.

"Il Cda di Volkswagen inizierà immediatamente un dialogo con le autorità competenti riguardo le conseguenze di quanto emerso", recita la nota, e ciò "dovrebbe condurre ad un'affidabile valutazione delle conseguenze economiche e legali di questo problema, che attualmente non è stato ancora spiegato nella sua completezza": Volkswagen infatti non ha citato né identificato i brand o i tipi di motori "irregolari".

Intanto l'ammissione del gruppo arriva dopo i dati confortanti sulle vendite negli Usa arrivati ieri pomeriggio: nel primo vero test di mercato dopo lo scandalo delle emissioni, che tiene cioè conto dell'andamento su un mese intero, le vendite del gruppo Vw sono cresciute del 5,8%.

A fare da traino è il marchio Audi con un +17% mentre Vw ha archiviato un +0,2% grazie a una massiccia campagna di sconti e offerte che hanno minimizzato l'impatto negativo del dieselgate sulle vendite. Gli accadimenti in Volkswagen non cambiano il buon nome del Made in Germany", aveva detto in mattinata la cancelliera Angela Merkel, sollecitando ancora una volta "trasparenza e un veloce chiarimento", dicendosi però convinta che Vw procederà a farlo.

E infatti Volkswagen ha avviato una rigida campagna di audit interno, che ha fatto emergere nuove irregolarità, dopo quelle che sono costate il posto all'ex amministratore delegato, Martin Winterkorn, causato la prima perdita trimestrale negli ultimi 15 anni, un crollo senza precedenti del titolo in Borsa (le azioni hanno perso circa un terzo del loro valore quest'anno) e portato ad accantonamenti miliardari in vista delle future spese, per rimborsi e cause legali.

Al momento VW ha già destinato a riserve 6,7 miliardi di euro legati agli 11 milioni di auto su cui è stato installato il software all'origine dello scandalo. Ma questa nuova tegola rischia di pesare sul piano di rilancio e di pulizia dell'immagine avviato dal nuovo numero uno, Matthias Mueller, il giorno dopo che dagli Stati Uniti sono arrivate nuove accuse di "imbroglio" anche su motori di cilindrata maggiore rispetto a quelli finora coinvolti nello scandalo.

A questo proposito, la filiale nordamericana di Porsche ha annunciato che sospenderà la vendita dei modelli Cayenne diesel del 2014 e del 2015 sul mercato Usa e canadese.

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