Aziende

Le privatizzazioni in ritardo

Dovrebbero portare nelle casse dello Stato oltre 10 miliardi all’anno. Ma il piano del governo segna il passo

Finmeccanica, tra le aziende che il Governo Renzi vuole privatizzare – Credits: GettyImages

Dovrebbero garantire 12 miliardi secondo il Documento di economia e finanza, che prevede un ricavo annuo pari allo 0,7 per cento del Pil. Ma i mesi passano e il treno delle privatizzazioni viaggia in ritardo. Intanto sono cambiati i vertici delle partecipazioni statali e ciò provoca un altro rallentamento, mentre la crisi ucraina coinvolge le aziende di punta nell’energia e nella difesa.

Eni. Il gruppo deve riacquistare azioni proprie per far salire la quota pubblica dal 30 al 33 per cento, affinché lo Stato possa vendere un altro 3 per cento senza perdere il controllo. L’Eni capitalizza 67 miliardi, quindi è una partita di giro da circa 2 miliardi: difficile chiuderla entro fine anno, tanto più mentre il nuovo management (Emma Marcegaglia presidente e Claudio Descalzi amministratore) dovrà ridurre la dipendenza dal gas russo.

Finmeccanica. L’ad Mauro Moretti accetterà la pappa già fatta? Ansaldo energia è stata girata al Fondo strategico della Cdp per 1 miliardo. Per Ansaldo Breda e Ansaldo Sts (segnalamento ferroviario) il piano industriale lasciato da Alessandro Pansa dice vendere. Era interessata General Electric che oggi punta sulla francese Alstom. Moretti sogna da tempo un campione nazionale nei trasporti con un ruolo chiave per le Ferrovie, che potrebbe andare in borsa solo l’anno prossimo.

Grandi stazioni. È in vendita invece la società che gestisce le 13 principali stazioni, controllata al 60 per cento dalle Fs.
Possiede immobili per oltre 1 milione e mezzo di metri quadrati con più di 600 milioni di passeggeri l’anno. Ma finora non si sono viste offerte.

Cdp. A parte Ansaldo energia, la Cassa depositi e prestiti dovrebbe collocare altri asset ricevuti dal Tesoro, a cominciare dal 40 per cento di Fincantieri, uno dei gruppi più grandi al mondo nel settore, con ricavi di 2,4 miliardi. È controllato da Fintecna (al 100 per cento della Cdp). A gennaio si era detto di quotarla entro la primavera, adesso si dice entro l’estate. C’è poi la Sace, la compagnia che assicura le esportazioni, con 70 miliardi di euro di operazioni in 189 paesi. Nel 2012 il Tesoro l’ha passata alla Cdp per 10 miliardi. La vendita di una quota adesso non dovrebbe contare come privatizzazione e lo Stato non può incassare due volte per lo stesso bene. La Cassa deve dismettere anche Tag (il tratto austriaco del gasdotto che arriva dalla Russia, un asset strategico) e il 50 per cento di Cdp Reti, la scatola che controlla Snam (la rete gas) e Terna (la rete elettrica). La società cinese delle reti, State Grid, è interessata, ma si apre un’altra partita geopolitica e la Cdp frena.

Poste. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan giura che il progetto è già avanti. Del resto è da un anno che viene annunciata la quotazione di Poste, cedendo al mercato il 40 per cento per un incasso stimato fra i 4 e i 4,8 miliardi. In realtà, non è semplice e molti si chiedono quanto sia appetibile un’azienda che guadagna raccogliendo risparmio postale e finanziando i comuni attraverso la Cassa depositi e prestiti. Bisognerà aspettare l’arrivo del numero uno Francesco Caio.

Stm. È il settimo gruppo mondiale nei semiconduttori, quotato a Milano, Parigi e New York, con un valore di circa 6 miliardi di euro. Il 25 per cento è controllato da una holding per metà del Tesoro italiano e per metà del governo francese attraverso il Fonds strategique d’investissement. La StMicroelectronics ha sofferto la recessione più dei concorrenti, è stata declassata da Ubs e l’incertezza sulla proprietà rischia di penalizzarla. Si prepara, così, un’altra partita di giro: la quota del Tesoro passa al Fondo strategico della Cdp.

Enav. I tecnici del Tesoro preparano la vendita del 49 per cento dell’Enav, l’ente che controlla il traffico aereo. Sperano di trarne proventi per circa 1 miliardo, non si sa ancora se ricorrendo a un’offerta pubblica o a trattativa privata. In realtà, nessuno dei gioielli di famiglia messi in vendita splende come il governo vorrebbe. E più mesi passano peggio è. Ma il piè veloce Renzi questa volta segna il passo.

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