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Aziende

Gruppo Indesit, i Merloni finiscono in centrifuga

Gli eredi di Vittorio non sono d’accordo sulle strategie da seguire per reagire alla crisi. Come un’alleanza con la Whirlpool o con la Bosch

Due consigli d’amministrazione in scadenza, quello della holding di famiglia e quello del gruppo, e nessuna intesa tra i parenti-soci sulla strategia da seguire: è la fotografia di un autunno difficile per gli equilibri interni al gruppo Indesit, controllato al 43,8 per cento attraverso la finanziaria Fineldo dalla famiglia di Vittorio Merloni con i suoi 4 figli: la primogenita Maria Paola, i gemelli Andrea e Aristide e l’ultima nata Antonella. Con il 20 per cento ciascuno, i figli e la moglie del leader Vittorio controllano la holding, ma l’«usufrutto» è a lui, 79 anni compiuti ad aprile, cavaliere del lavoro, già apprezzato presidente della Confindustria, fisicamente ancora vigoroso. Però malato di Alzheimer.

Il presidente in scadenza è Andrea Merloni, 46 anni, che alla precedente tornata sostituì il padre. Andrea punta alla riconferma. L’amministratore delegato è Marco Milano, già numero due di Andrea Guerra, che fu promosso quando il suo capo andò in Luxottica. Il gruppo non brilla: al 30 settembre gli utili risultavano dimezzati rispetto al 2011 (21,5 milioni). Il fatturato dovrebbe comunque attestarsi sui 2,9 miliardi ma con 20 mila dipendenti e 450 milioni d’indebitamento la situazione non è ottimale.

Il gemello (eterozigote) di Andrea, Aristide, vorrebbe una svolta per l’azienda, Maria Paola è d’accordo, Antonella è un po’ incerta ma nell’insieme la famiglia, compreso il fratello maggiore di Vittorio, Francesco Merloni, 87 anni, azionista di Indesit direttamente, con il 7 per cento, pensa che la società possa e debba fare di più: magari rispolverando un accordo strategico con la Whirlpool condotto dallo stesso Vittorio fino a un passo dalla firma, sei anni fa, e poi saltato per un soffio. La pressione commerciale dei concorrenti asiatici, Samsung e Lg, si fa sentire anche nei mercati forti di Indesit, Russia e Gran Bretagna. Ma il partner inglese aspetta sempre, e anche la Bosch è interessata a un’alleanza. Il problema è: chi può decidere, lucidamente, sulle strategie se l’azionista unico non ne è più in grado e se, sotto di lui, non c’è coesione?

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