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Ikea, da Piacenza a Londra il piano di tagli e crescita

A Piacenza minaccia il licenziamento di 107 fattorini e il popolo della  rete riempie il sito di accuse. Ma l'azienda ha un piano chiaro

Un magazzino e negozio Ikea (Credits: KENZO TRIBOUILLARD/AFP/GettyImages

In Italia è scoppiato il vero panico. Il sito di Ikea spazioalcambiamento.it, nato per raccogliere le idee dei clienti per promuovere il manifesto del cambiamento, è stato inondato di insulti. Altro che ottimismo e positività! L'azienda ha appena annunciato che a causa della mobilitazione dei facchini del polo di Piacenza (che lavorano per una serie di cooperative che hanno in appalto il capannone che serve, a sua volta, i negozi Ikea di tutta Europa), il lavoro si è improvvisamente ridotto e quindi, si trova costretta a licenziare 107 dipendenti.

Apriti cielo. Sul sito sono iniziati a comparire messaggi dal tono: "Boicotta!", "Il vero volto di Ikea si è mostrato a Piacenza... vergogna!", "Avete sbagliato e adesso non comprerò più nulla da voi!" e così via...

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(Il muro di proteste del sito spazioalcambiamento.it del gruppo IKEA)

Una scelta forte ovviamente e apparentemente in controtendeza all’annuncio effettuato l’aprile scorso relativo alla localizzazione di alcune produzioni dall’Asia in Italia per 1 miliardo di euro, nei settori dei giocattoli, della rubinetteria e dell’arredamento (una su tre cucine Ikea vendute nel mondo è prodotta in Italia). La ricaduta occupazione legata a queste commesse, considerati anche i 6.600 dipendenti della rete commerciale e logistica e l’indotto generato da punti vendita, si traduce in circa 11mila posti posti di lavoro.

Ma il gioco sembra chiaro. Provocare (in modo forte e aggressivo) per lanciare un allarme al fine di ottenere condizioni migliori in altre Regioni italiane dove il gruppo potrebbe essere interessato ad investire ma soprattutto alleggerire costi di struttura facilmente sostituibili con l'e-commerce. Ikea, infatti, dopo aver lamentato in occasione della presentazione dei dati di bilancio le lungaggini burocratiche che impediscono la rapida costruzione di nuovi punti vendita, pare abbia archiviato il progetto di apertura di un nuovo store a Perugia, mentre ha incassato il no di Treviso all’apertura di un punto vendita lungo l’asse Treviso – Venezia. Ma l'azienda si consola: l’accelerazione dell’e-commerce dovrebbe portare a un incremento dei ricavi del 5% entro il 2015, pari a un negozio in più. Con un solo clic.

Taglio dei prezzi, consegne più economiche e più referenze sul web sono infatti gli strumenti con cui Ikea si è attrezzata, per esempio, per conquistare nuovi clienti nel Regno Unito. Secondo la multinazionale svedese, l’investimento da 30 milioni di sterline destinato ai 18 punti vendita esistenti e al sito sta portando i frutti sperati . Le vendite nell’anno concluso il 31 agosto sono cresciute, infatti, del 6,3%, toccando 1,2 miliardi di sterline. In pratica: l’incremento più significativo degli ultimi sei anni. Il catalogo online conta adesso 1.500 prodotti in più e ha fruttato un incremento di vendite del 25%, complice un investimento di 4,7 milioni di sterline che ha permesso un taglio dei costi di consegna.

Il Regno Unito è solo un assaggio di quello che il gigante dell’arredamento ha in serbo per il futuro . Le previsioni per il 2020 di Ikea, inoltre, sono di un fatturato di 45-50 miliardi di euro, rispetto ai 26,9 attuali e il passaggio da 300 a 500 punti vendita, da 131 a 200mila dipendenti e da 655 milioni a 1,5 miliardi di clienti l’anno.

La crisi, infatti, ha cambiato molte cose anche per il gigante svedese che ha deciso di rispondere a modo proprio: offrire prezzi ancora più bassi, mentre si struttura per una crescita di lungo periodo. Dalla fondazione, avvenuta nel 1943, l’azienda ha continuato ogni anno ad abbassare i prezzi del 2 - 3%, grazie a economie di scala e a un design che parte dal prezzo dell’oggetto. Adesso che a soffrire per l’andamento dell’economia è il suo core target (persone che arredano una nuova casa e consumatori della classe media), la multinazionale svedese ha deciso di accelerare sulla formula e ha messo in cantiere una serie di cambi strutturali per migliorare la competitività dei prodotti e prevede di investire ogni anno fra 1,9 e 3,1 miliardi di dollari l’anno.

Salvo tagliare ogni tanto, di qua e di là, qualche dipendente di troppo.

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