Aziende

Fiat-Chrysler, fusione possibile entro il 2013

Dal Salone di Ginevra Marchionne annuncia che la soluzione è vicina. Ma il nodo resta la quota in mano al trust Veba

L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne al Salone di Ginevra (Credits: Imagoeconomica)

Il futuro della fusione tra Fiat e Chrysler è certamente uno degli argomenti più dibattuti nei corridoi del Salone dell’auto di Ginevra , affollato in queste ore dagli operatori del settore, prima che da domani ufficialmente le porte vengano aperte al grande pubblico. Tutto sommato è una piccola vittoria di Sergio Marchionne che, se sul fronte delle vendite deve cedere il passo a tedeschi e giapponesi, su quello della comunicazione sta certamente calamitando le attenzioni di tutta la stampa mondiale. “E’ possibile che la fusione si chiuda entro il 2013” ha annunciato oggi il manager italo-canadese a chi gli chiedeva appunto quale programma potrà seguire il processo di integrazione tra Fiat e Chrysler.

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Lo snodo di tutto però resta l’acquisizione del capitale della casa automobilistica di Auburn Hills detenuta dal fondo sindacale Veba . Attualmente infatti il 58,5% delle azioni della Chrysler sono in mano al Lingotto, mentre il 41,5% è di proprietà appunto del trust, Veba, amministrato dall’Uaw, il potente sindacato metalmeccanico statunitense. La Fiat vantava già delle opzioni sul 16,6% delle azioni detenute da Veba, e aveva in mente una prima fase di acquisizione di capitale diviso in tranche da 3,3% alla volta. Peccato però che tutto si sia bloccato sul valore da dare a queste frazioni di capitale. E’ in atto una sfida di carattere giudiziario che con evidenza ha rallentato anche i tempi della fusione che per Marchionne potrà avvenire solo quando ci sarà da parte del Lingotto il pieno controllo del marchio americano.

Per far fronte alle richieste del sindacato Uaw, divenute sempre più esose, qualcuno ha ventilato in questi giorni che ci potesse essere anche un pagamento in azioni, come già avvenuto per la fusione riuscita tra Fiat Industrial e Cnh. Una possibilità che però Marchionne oggi da Ginevra ha escluso. “Non credo che Veba accetterebbe azioni” ha detto il manager italo-canadese, aggiungendo che gli americani “non vogliono azioni di una società basata in Europa”. Dunque la partita dovrà essere giocata con il cash, e in questa ottica un’altra delle soluzioni sul tappeto è la possibile quotazione di una parte delle azioni Chrysler in mano a Veba, in maniera tale che il sindacato Uaw possa passare all’incasso dal mercato finanziario.

Un’ipotesi che Marchionne vorrebbe evitare anche perché, sempre da Ginevra e parlando con i giornalisti, ha chiarito che la Fiat avrebbe le risorse liquide per far fronte all’ingente investimento. Stiamo parlando però di centinaia di milioni di euro, e dunque il numero uno di Fiat non ha escluso che se le richieste di Veba dovessero diventare sempre più insostenibili, allora anche l’ipotesi di quotare il 50% delle azioni detenute attualmente dal sindacato, potrebbe essere un percorso da non scartare.

Intanto quello che continua ad essere una certezza è l’ottimo andamento del mercato americano, sul quale Marchionne intende lanciare con più forza il marchio Jeep, attraverso il modello Cherokee. “Ne abbiamo vendute 700mila nel 2012 e quest’anno puntiamo a quota 800mila” ha fatto sapere il manager. Diverso è invece il clima complessivo del Gruppo, che soprattutto in Europa, e in Italia in particolare, continuerà anche nel 2013 a risentire degli effetti della crisi. “Per noi il primo trimestre sarà difficile, come abbiamo detto in occasione dei risultati, perché abbiamo tre stabilimenti in transizione” ha concluso con grande realismo Marchionne.

FIAT, UN 2012 DA DIMENTICARE

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