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Vanni Santoni, 'La stanza profonda' - La recensione

L'antica sfida tra virtuale e reale in un romanzo di formazione e d'avanguardia, outsider allo Strega 2017

La stanza profonda

La stanza profonda, particolare della copertina – Credits: illustrazione di Luca Maleonte

"Sulla spiaggia di mondi senza fine, i bambini giocano". Il verso di Rabindranath Tagore allarga i bordi del campo da gioco a una dimensione misteriosa, metafisica. La stessa impressione l'ho provata leggendo La stanza profonda di Vanni Santoni, romanzo ambientato  in Valdarno dove in una piccola città di provincia un gruppo di ragazzi coltiva la passione per i giochi di ruolo. A metà degli anni Ottanta, scrive l'autore in una nota, erano circa dieci milioni nel mondo i giocatori che si riunivano ogni settimana intorno a un tavolo (vale la pena ricordarlo, e non davanti a uno schermo), tirando i dadi su una mappa di mondi immaginari. Come nella storia di una persona, anche nella storia dei giochi quello che sarebbe venuto dopo non può prescindere da quello che è accaduto prima.

Scrittore e talent scout allergico alle barriere e agli stereotipi letterari, Santoni ha sviluppato uno stile e un mimetismo linguistico con cui si diverte a ibridare i generi. Nel dittico Muro di casse - La stanza profonda (stesso editore e collana, Laterza Solaris, stessa foliazione, simile anche la copertina basata sull'artwork pop curato da Riccardo Falcinelli), la forma-romanzo collima e collide ora con la biografia, ora con il reportage, ora col saggio sociale, restando però dall'inizio alla fine consapevolmente e fedelmente romanzo. Sono novelle di formazione individuale ma anche generazionale, entrambe danno del tu al protagonista e si possono leggere come un fantasy. 

La lettura multipla però allarga le prospettive, moltiplica gli stimoli. Qui la forma-romanzo ha come "effetto collaterale" di far aprire gli occhi sulla metamorfosi di una subcultura in controcultura e poi in cultura dominante. Cosa sono i profili social se non una sorta di evoluzione globale dei livelli di esperienza e delle schede personaggio che i dungeon master, infaticabili inventori di mondi paralleli, fabbricavano per i compagni di Gioco? All'alba degli anni Ottanta, in quei passatempi ludico-rituali per iniziati (i rave party in Muro di casse, i giochi di ruolo in La stanza profonda) fermentò un immaginario diventato nel tempo collettivo e infine egemone: che ti piaccia o no, che tu abbia bazzicato o no le stanze segrete, per il solo fatto di avere uno smartphone di quell'immaginario oggi fai parte.

Così nella Stanza profonda, complice la dimestichezza dell'autore con l'estrosa terminologia fantasy, ciascuno troverà il proprio "luogo del subconscio dove il dettaglio si scioglie in archetipo": i vecchi che erano bambini al tempo della Storia infinita, gli ex adolescenti nostalgici della consistenza fisica delle mappe di cartoncino, i compulsivi mazzieri di carte Magic, i nerd adoratori di universi paralleli, e perfino i videogamers dell'ultima generazione, curiosi di sapere com'erano fantastiche le fantasticherie dei loro genitori. A ciascuno verrà voglia di tornare al Medioevo dei giocattoli per un'ultima, memorabile, serie.

Fra le tante occasioni offerte da questo libro per sbrigliare il ricordo involontario, specie per chi aveva vent'anni o giù di lì negli Ottanta o Novanta, ci sono poi infinite catalogazioni di mondi o sottomondi o personaggi o semplici cose, per esempio uno sterminato indice di giochi da tavolo di quegli anni, con l'intero parco di dadi disponibili sul mercato, oppure la formidabile sequenza di insidie organiche inorganiche e astratte nel sotterraneo del casolare di campagna dove ci si trovava a giocare: dalle tegenarie domestiche mai schiacciate ai nidi di calabroni dietro i cassoni degli avvolgibili, ai "chiodi arrugginiti come trappole vietcong" e ai pupi siciliani impiccati a testa in giù...

Eppure non è affatto un romanzo per iniziati o giocatori incalliti. Dai cunicoli della Stanza sprigiona una riflessione sulla creatività e sulla funzione psicosociale del gioco che merita di essere approfondita. I ragazzi protagonisti esprimono un'affettività bisognosa di trovare una rappresentazione. Sentimenti e paure, desideri e pulsioni, ritrosie e fantasie. Ed ecco l'incontro con dei pari che non possono dirsi, almeno all'inizio, neppure amici. Però condividono l'attrazione per quel tipo di gioco, una fantascienza onirica basata sulla creatività di gruppo. Ricordo che i primi studi analitici sulla creatività, volti cioè a ravvisarne un aspetto essenziale nella crescita dell'individuo, di fatto nacquero solo nel 1900 con L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. Per secoli il processo creativo è stato attribuito perlopiù al caso, alla follia o alla divina provvidenza: un enigma indecifrabile. 

La stanza profonda racconta così la storia di quel luogo simbolico, uno spazio potenziale (allestito tempo addietro dall'ignaro nonno del protagonista) dove gli adolescenti sperimentano la crescita come un'iniziazione: giocando. Uno spazio transizionale, l'avrebbe chiamato Donald D. Winnicott, lo studioso che ha rivoluzionato la psicologia dell'età evolutiva. La coperta di Linus che per il bimbo costituisce il surrogato della fusione con la madre e che nell'adolescenza si traduce nell'appartenenza alla "setta" degli amici. L'esperienza culturale, diceva Winnicott, comincia e prosegue con il vivere creativo, che in primo luogo si manifesta nel gioco. 

E se il gioco fosse invece un rito per non diventare adulti, una fuga dalla realtà? Nella Stanza profonda, come in ogni sistema di regole aperto, sono date entrambe le possibilità. D'altra parte come esseri umani restiamo in bilico anche ben oltre l'adolescenza tra evoluzione e regressione, ipercontrollo e vertigine del vuoto. Siamo pronti a ripiombare ogni istante nelle paure infantili e nei meccanismi difensivi. Saremo comunque e sempre bisognosi di un terzo spazio dove i confini tra interno ed esterno, verità e finzione, finito e non finito sono molto più sfumati che nella vita di ogni giorno. Lo spazio del gioco o delle illusioni, lì dove grandi e piccini da sempre colmano il vuoto tra fantasia e realtà. 

Vanni Santoni
La stanza profonda
Laterza
151 pp., 14 euro

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