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Stefano Polli, 'Oltre il mare': romanzo agile tra politica e avventura

Opera prima narrativa di un giornalista che ha girato il mondo, per la sua semplicità priva di orpelli o preziosismi barocchi ricorda gli scrittori anglosassoni del '900

Stefano Polli (Foto Ansa/Claudio Peri)

Romanzo d’avventura, storico, politico. Libro di viaggi. Reportage. Giallo. Thriller. Racconto di un’iniziazione, di un ritrovamento di se stessi. Oltre il mare di Stefano Polli (edito dal Centro di documentazione giornalistica) è una storia scritta in un italiano che ricorda per la sua semplicità priva di orpelli o preziosismi barocchi i narratori anglosassoni del '900, loro stessi giornalisti di estrazione/professione (Hemingway, Capote, Orwell).

Opera prima narrativa di un giornalista che come responsabile esteri della più grande agenzia di stampa italiana (l’Ansa) ha girato il mondo e vissuto la bellezza e il declino di una professione che sta sparendo (quella degli inviati speciali), Oltre il mare intreccia una trama lineare elementare - l’inseguimento di un criminale nazista in America Latina tra Argentina, Brasile, Cile e Uruguay - con la fuga del protagonista inseguitore, Andrea Varzi, dalla propria vita che non smette di tallonarlo. Una fuga anche dalla stanchezza di vivere, da una delusione d’amore, dai suoi amici e colleghi della redazione, dalla donna di cui è inguaribilmente innamorato ma con la quale non riesce ad avere un rapporto sereno. Da se stesso, in fondo. Lo accompagnano i suoi tic, le sue passioni, uno spleen magistralmente tenuto sul filo di un’emozione ritmata da flash back e da una poetica scansione del tempo psicologico a sua volta intersecata dall’urgenza degli eventi che incalzano. Quasi un doppio ritmo: quello intimo di Andrea, vulnerabile alla meraviglia, e quello di una crudeltà oggettiva della storia e della vita che lo riporta continuamente alla realtà. Ne risulta un corto circuito che si esprime in momenti (gesti, parole) di ironia.

Andrea attraversa con la sua malinconia un’azione che lo afferra contro la sua volontà, lo coinvolge nella sofferenza degli altri facendogli meglio comprendere la propria: una sfilata di personaggi molto reali vittime della persecuzione, di torture, sparizioni e omicidi. Le motivazioni ideali della sua inchiesta paradossalmente leniscono le ferite individuali, la sensibilità della sua vocazione sentimentale stressata dal giornalismo e dalla realtà. Restituiscono un senso alla sua professione. Lo riscattano, la riscattano. Fanno emergere inaspettatamente in lui coraggio e capacità di com-patire. Tre gli ingredienti della malinconia di Varzi: il jazz, la vela, l’alcol. Anche per questo Polli risulta più anglosassone che continentale europeo. Il mare è l’ambiente principe di tanti romanzi d’avventura di autori come Conrad, Melville e Hemingway, fino al canadese Martel della Vita di Pi. Senza contare il tratto malinconico degli investigatori alla Chandler. Un cinismo frutto dell’esperienza, profondamente umano.  

Anni fa, quando propose il romanzo per la prima volta alla Rizzoli, la casa editrice gli chiese di asciugarlo di 50 pagine. Lui rifiutò. Il nuovo editore, piccolo ma combattivo, gli ha ugualmente chiesto di tagliare 50 pagine, e stavolta Polli ha accettato. Il risultato è notevole (e il passaparola lo sta premiando in termini di vendite). Oltre il mare, infatti, è un romanzo di lettura agile, con una trama ben congegnata, attraversata e animata da uno stato d’animo essenziale. Romanzo della malinconia di vivere, del piacere di viaggiare, dell’ansia di conoscere (gli altri e se stessi).

Oltre il mare
di Stefano Polli
Centro Doc. Giornalistica
pagg. 320

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