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Libri

Quel pasticciaccio brutto tra Gianrico Carofiglio e Vincenzo Ostuni

L'editor di Ponte alle Grazie ha definito l'altro "scribacchino" e "mestierante". Lo scrittore magistrato l'ha citato in giudizio. E gli intellettuali lanciano un flash mob per la libertà d'espressione. Voi con chi state?

Gianrico Carofiglio, a sinistra (foto Ansa), e Vincenzo Ostuni, a destra (foto tratta da Facebook)

È iniziato tutto il 6 luglio al Ninfeo di Villa Giulia, tra schede e votazioni letterarie, per trasferirsi celermente su Facebook e finire - chissà quando - in un'aula di tribunale. Passando però per il flash mob di intellettuali in difesa della libertà di espressione e di Vincenzo Ostuni previsto domani davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano a Roma.

Il pasticciaccio brutto tra Ostuni, editor di Ponte alle Grazie, e lo scrittore magistrato esponente del PD Gianrico Carofiglio sembra non risolversi. Con quest'ultimo che usa i mezzi che meglio conosce e cita in giudizio il primo. Gli animi iniziarono a scaldarsi con l'assegnazione, sul fil di lana, del Premio Strega : in quell'inizio estate la vittoria andò ad Alessandro Piperno, (Inseparabili , Mondadori) avendo la meglio per soli due voti sul secondo Emanuele Trevi (Qualcosa di scritto , Ponte alle Grazie) e per sette sul terzo Gianrico Carofiglio (Il silenzio dell'onda , Rizzoli).

In quella che è sempre più una competizione tra case editrici più che tra scrittori non mancarono subito polemiche sul fatto che a vincere fosse ancora una volta la Mondadori - quindi una grande casa editrice - (quattro volte negli ultimi sei anni, che diventano cinque considerando la vittoria Einaudi del 2010 con Stabat Mater di Tiziano Scarpa).

Sulla sua pagina Facebook Ostuni, chiaramente amareggiato per la mancata vittoria del "suo" autore, scrisse fuori dai denti: "Finito lo pseudo fair play della gara, dirò la mia sul merito dei libri. Ha vinto un libro profondamente mediocre (quello di Piperno, ndr), una copia di copia, un esempio prototipico di midcult residuale. Ha rischiato di far troppo bene anche un libro letterariamente inesistente (quello di Carofiglio, ndr), scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un'idea, senza un'ombra di "responsabilità dello stile", per dirla con Barthes".

Se Piperno, anche lui raggiunto da stoccata, avrà parato il colpo nel silenzio, ben ferito ne è rimasto invece Carofiglio. Che dall'alto del suo scranno in Senato non dimentica certo le sue abilità giuridiche (è stato Sostituto procuratore alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari) ed è passato subito alle vie legali.

Pochi giorni fa Ostuni ha ricevuto la citazione a giudizio. Laddove non può la buona scrittura o l'umiltà di accettare critiche può il diritto. "Ci sarà una causa civile, con una richiesta di risarcimento danni" ha ammesso Ostuni.
Stroncare scrittori può diventare pericoloso di questi tempi. Lo sapeva bene Baudelaire che "una stroncatura fallita è un accidente deplorevole: una freccia che si rivolta o per lo meno vi scortica la mano, una palla la cui deviazione può ammazzarvi".

Ma gli intellettuali ora si muovono in solidarietà dell'editor di Ponte alle Grazie. Domattina alle 11 davanti al commissariato del libro Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda si riuniranno per rivendicare "il diritto di poter pronunciare impunemente" la frase per cui Vincenzo Ostuni è stata citato da Gianrico Carofiglio.

In una lettera una quarantina di lettarati (alcuni vicini a Generazione TQ , gruppo a cui appartiene lo stesso Ostuni), a cui poi se ne sono aggiunti altri, ha scritto:

"Le storie letterarie sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome.
La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica. Per questi motivi offriamo la nostra solidarietà a Vincenzo Ostuni e ci diamo appuntamento mercoledì prossimo alle ore 11 davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano – il commissariato di don Ciccio Ingravallo in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda – per pronunciare pubblicamente la frase incriminata di Ostuni e rivendicare il diritto alla libertà di parola e di critica. E invitiamo scrittori, intellettuali e cittadini a iniziative analoghe".

Tra i firmatari, solo per citarne alcuni, Fulvio Abbate, Maria Pia Ammirati, Luca Archibugi, Vincenzo Arsillo, Nanni Balestrini, Marco Belpoliti, Maria Grazia Calandrone...

Le espressioni incriminate, che Carofiglio avrebbe inteso come offesa personale, sono "scribacchino" e "mestierante", mentre le altre rientrerebbero presumibilmente nel lecito esercizio della libertà di critica al contenuto delle opere.
Se la reazione di Carofiglio pare spropositata, certo anche Ostuni ci è andato giù pesante. E per di più nella posizione alquanto parziale di editor di Ponte alle Grazie. Voi che ne pensate?

La storia della letteratura è lastricata di stroncature e di dardi contro l'altrui "mestiere". Un tal Luigi Pirandello fu aspramente criticato da un tal Benedetto Croce che della produzione dello scrittore siciliano salvava solo Liolà e La mosca . La sua "seconda  maniera" inaugurata da Il fu Mattia Pascal fu così giudicata dal critico letterario: "in taluni spunti artistici, soffocati o sfigurati da un convulso, inconcludente filosofare. Né arte schietta, dunque, né  filosofia: impedita da un vizio d'origine a svolgere secondo l’una o  l’altra delle due".
Un altro modo di stroncare, un altro genere di penna criticato, altri tempi.

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