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Cinquanta sfumature, donne (a volte) orgogliose della 'sottomissione'

Terza e ultima puntata nell’universo delle donne che si indignano e di quelle che lo ammettono

Louise J. Kaplan, Perversioni femminili. Le tentazioni di Emma Bovary (particolare della cover) - Credits: Raffello Cortina editore

Nella puntate precedenti … Tutto parte dalla indiscussa trilogia più hot di sempre. Le Cinquanta sfumature della E.L. James sono solo una scusa, un diversivo, per far confessare le donne. Perché un tarlo mi ossessiona: abbiamo letto in ogni rivista possibile (e impossibile) che da quando il pubblico femminile ha letto anche solo la prima parte della trilogia , basta, ha capito quello che voleva. Essere sottomessa. A letto, si intende.
Le mie donne, invece, si sono rivelate non completamente appagate (dalla lettura), alcune si sono sbottonate pian piano, altre hanno confessato i loro tabù, mentre altre ancora si sono fatte catturare dal piacere. Delle pagine.
Proseguiamo fino alla fine ora.

Sottomissione? No grazie.
Non tutte, fortunatamente, hanno da raccontare esperienze accennate o sentite. Anzi. Come si domanda la Littizzetto nazionale: "Avete mai fatto sesso estremo? Mi sa che al massimo siete cascati dal letto mentre cercavate di levarvi le mutande. Se vi vediamo con la frusta in mano è perché state facendo la maionese, l’unica cosa che avete legato con la corda in vita vostra è stato l’arrosto". (fonte: La Stampa )

Qui le mie eroine hanno dato filo da torcere a chi crede che tutte le donne non vogliano altro che quello. "Non sono per la sottomissione perché ritengo che la donna sia ciò che più si avvicina alla perfezione e quindi inadeguata a sottomettersi. Perché per natura preferisco contraddire piuttosto che assecondare. Perché non è concepibile che un uomo, in quanto tale, debba pretendere questo potere. In fin dei conti si riduce tutto a questo: esercitare potere assoluto e indiscusso sulla donna. Inconcepibile. Ti pare che potrei mai chiamare "signore" il mio partner?".
La più battagliera dice: "Non mi piace essere eroticamente sottomessa perché le pulsioni erotiche di questo tipo scaturiscono da una sottomissione principalmente psicologica. Che forse a mio parere deriva dal non sentirsi mai adeguati, e quindi punibili, dal cercare di affidare ad altri anche le decisioni che ci riguardano per sentirsi magari sicuri e protetti. Affidando anche il nostro corpo. Spesso il sesso diventa addirittura marginale, perché si gode dal sentirsi psicologicamente sottomessi, o dominanti, non del giochino sessuale. Quando si sta insieme, che si faccia del sesso fine a se stesso o che si faccia all'amore, non deve mancare l'equilibrio tra le parti. Personalmente l'unico che mi ha tirato un po' i capelli e mi ha dato qualche schiaffetto di troppo l'ho mandato a quel paese subito. Anche quando ho avuto occasione di sperimentare una parte dominante posso dire che non ne ho tratto alcun piacere fisico, e per quel che mi riguarda non è stato piacevole nemmeno più di tanto a livello psicologico. Non mi è mai più interessato trovarmi ancora in quella situazione. Però mi sono tolta le curiosità che avevo".

Poi ci sono quelle categoriche, quelle che non hanno esperienza nel campo della sottomissione, che non hanno letto e non hanno intenzione di leggere i romanzi della James. "Io non ho desideri di sottomissione (figuriamoci) ho un caratterino che se fossi nata nel 1400 sarei morta subito bruciata sul rogo come strega, se fossi vissuta al tempo delle suffragette sarei morta fucilata in una manifestazione. Di sicuro la sottomissione non è un argomento che mi riguarda e di conseguenza tanto meno desidero sottomettere qualcuno. Per quanto riguarda la sottomissione sessuale penso che ognuno di noi sia libero di trovare il piacere nel modo che ritiene opportuno, a patto che questo non invada la libertà di qualcun altro".

Questo parere, invece, arriva da una lettrice che con il libro si è cimentata. Offesa? "Se fossi stata Anastasia, la mia relazione con Christian sarebbe finita a pagina dieci e mai e poi mai avrei permesso a un uomo, bello finché vuoi, intelligente e ricco quanto ti pare, di decidere per me su cosa io possa fare, mangiare, mettermi. O su chi poter vedere o con chi poter parlare. Tutto ciò a nessun prezzo. La mia libertà di donna me la sono guadagnata con il sudore, le nottate sui libri, le sofferenze sul lavoro e i litigi per l'educazione dei miei figli. E non è certo il primo essere umano maschile con il fascino del conquistatore/dominatore che potrà mai fare vacillare tutto questo. Il gioco non vale la candela! Anche con tutto il piacere sessuale che ci può (o no) essere come ricompensa. Semplicemente io non potrei innamorarmi di un uomo cosi, perciò il libro mi ha fatto incazzare!".

Vuole dire la sua anche una nota pr milanese trentenne. "Dire giusto o sbagliato è molto difficile, poiché la sottomissione di cui tanto si parla in Cinquanta Sfumature della E.L. James è una sottomissione che provoca piacere, si entra quindi in un mondo dove dominatori e dominate sono assolutamente convinti di ciò che stanno facendo elevando tali ruoli ad un vero e proprio stile di vita con codici studiati e stabiliti.
Mi chiedo spesso se il protagonista Christian Grey fosse stato un netturbino, la giovane sottomessa si sarebbe fatta realmente sottomettere?
Fortunatamente vivo una relazione sentimentale in cui entrambi siamo sullo stesso livello, anzi a volte sono un pochino più io la dominatrice a causa di un lavoro impegnativo che richiede spesso di sacrificare il proprio tempo libero e quindi di accettare orari e situazioni di cui non sempre si ha voglia, ma credo che più che di sottomissione si parli di accettare compromessi per il bene della coppia".

Una donna matura, navigata, con alle spalle non solo gioie, anche dolori, che si dice degna donna, compagna, moglie, madre, degna in quanto tale, premette che “sottomettersi significa stare sotto significa accettare che altri (Lui) ti costringano a fare qualcosa che non faresti mai. Sottomettersi significa non accettarsi, lasciare che siano altri a decidere per te, altri a fare per te. E tu, sottomessa, accetti. Accetti che lui ti chieda certe cose, accetti che lui ti voglia vestita da puttana ma santa dentro. Accetti che lui ti faccia le corna per poi farsi scoprire.
Sono stata sottomessa. A mia madre, a me stessa, al mio destino. Sono stata sopraffatta dal desiderio di farmi male, per sapere che c'ero, per aver conferma che esistevo. Una sottomissione a se stessi, significa la ricerca del dominio altrui, pur di sentirsi posseduta, pur di sapere che qualcuno ti desidera tanto da sottometterti.
In una fase della mia vita, sono stata sottomessa a un uomo arrivando persino ad accontentare la sua voglia di trasgressione, varcando le porte di un privé milanese, facendo l'amore con lui, no, facendo sesso con lui davanti a sconosciuti, facendo sesso con una donna mentre lui guardava, facendo un pompino a un altro, mentre lui davanti a me se lo faceva fare da un'altra. Sottomettersi è umiliante. Avvilente. Sono arrivata a un punto in cui ho creduto di decidere: ora tocca a me. E frequentavo, mollato lui, il pessimo: un club in cui per un anno e mezzo l'ho data al mondo, l'ho data a tutti credendo così di prendermi una rivalsa. In realtà, sottomettendomi alla mia idea di sottomissione.
Non esistono 50 sfumature di grigio. Esistono 50.000 sfumature di vita. Siamo come nuvole, a volte cariche di tempesta, a volte di sogni, a volte di auto masochismo. Ciò che conta, a un certo punto, è saper sollevare il velo e guardarsi dentro".

Infine, la giornalista Renata Fontanelli ci mette la faccia.
"Quando la sottomissione esiste nella vita reale vuol dire morire ammazzate. Dalla noia o dal coltello, poco importa.
La sottomissione è un lavoro che, egregiamente e da sempre, viene svolto dalle prostitute. Non essere sottomesse, invece, non è neanche retribuito.
Le sfumature di grigio sono l'esatto specchio della nostra società, fatta di donne ignoranti e analfabete. Quelle che sognano un tipo Grey, e sono disprezzate da Gray, Dorian.
La sottomissione porta gli uomini al potere e alla disaffezione, ma soprattutto alla mancanza di rispetto. E sul rispetto e sull'amore si regge il sesso".

Consigli di lettura.
Se questi sono gli uomini di Riccardo Iacona (Chiarelettere)
Brutta! di Constance Briscoe (Corbaccio)
Perversioni femminili. Le tentazioni di Emma Bovary di Louise J. Kaplan (Cortina Raffello)

Allora esistono!
Liberate da sensi di colpa (ma quando mai?), vogliose (e desiderose) di raccontare e raccontarsi, ecco le coraggiose che si sono lasciate andare. Alla mia domanda “esperienze di sottomissione sessuale?”, si sono illuminate e hanno tolto il freno.  
"La sottomissione è un legame a doppio filo. Uno strano gioco psicologico che non si instaura perché uno lo vuole, ma perché ci si trova in mezzo. Io non ho mai cercato questo tipo di cose, ma sono gli incontri nella vita che te le spiattellano davanti, senza preavviso.
Il tutto inizia una sera qualsiasi, ad una festa qualsiasi. Io con un’amica lo conosco. Neanche un granché: alto, occhiali, pelatino, sorriso affabile 82 denti, sguardo malandrino (ma anche un po’ nerd), con un fare molto brillante e easy. Dieci minuti e mi chiede l’amicizia su FB. Risultato: in chat per una mezza giornata, così per 10 giorni. E intanto era salita un po’ di tensione… Ammetto che sentivo che in lui c’era qualcosa di sessualmente intrigante nonostante l’aspetto non particolarmente appetibile. Una sera mi viene a trovare: una bevutina e una palpatina, complicità di una coppia assodata e si finisce nel boudoir. Lui sopra di me, si alza come per togliermi i pantaloni, ma dopo avermeli slacciati mi fissa. E lì mi scatta qualcosa: sfilo la mia cintura dai pantaloni, lo guardo e la metto di fianco a me. Ecco il gioco. Lui è diventato il padrone, in quell’attimo. Da lì è partito tutto, ma non chiedermi come e perché: lui decideva cosa dovevo fare. Era un gioco psicologico, una tensione mentale pazzesca.
La cosa va avanti molto tempo: il problema era che oltre alla tensione sessuale, c’era una complicità totale nella vita di tutti i giorni. Ma ad un certo punto non ho più retto: mi sono resa conto che in fin dei conti speravo sempre che si innamorasse di me, e per me stava diventando un’ossessione.
Sono uscita da questa gabbia psicologica innamorandomi di un altro. E il fantomatico padrone era convinto che non sarebbe cambiato nulla tra di noi, che non avrei avuto la forza di smettere. In realtà la schiava non sono io, ma lui, schiavo del suo voler essere padrone. I ruoli sono capovolti ora. Non l’avrei mai pensato".

Un’altra giovane donna che ricorda un passato non molto lontano. "A vent'anni circa mi sono imbattuta in un uomo di trenta davvero eccentrico e, ovviamente per me, fico. Fico perché era interessantissimo, piercing sul mento allora mai visto, tatuaggi da marinaio, fisico prestante e virile. L'ottima estrazione famigliare gli consentiva di esprimersi come un duca. Contemporaneamente gli piacevano troppo le droghe, il sesso di gruppo, il sesso con gli uomini e perché no i trans. Io ero carina, semplice, serissima (come solo a vent'anni si è, se lo si è) e completamente all'oscuro di tutto. Si è incapricciato, per mesi mi ha corteggiata come un gentleman vecchio stile: fiori, cene, champagne, belle parole e mai nemmeno per sbaglio mi ha sfiorata. Almeno finché non ho ceduto a lui, soprattutto alla curiosità e ho messo da parte la paura. Le prime volte in intimità mi tremavano le gambe dall'imbarazzo e da quanto mi sentivo goffa poi piano piano il disagio se n'è andato. Le sue mani erano esperte e aveva una passione per me reale.
La nostra storia è finita dopo un paio d'anni quando le sue stranezze sono diventate insopportabili e soprattutto non più intriganti, bensì squallide. Nel frattempo io ero diventata una donna e questo mi rendeva meno appetitosa ai suoi occhi".

Ma allora come mai se ne parla tanto? Perché è  un’operazione commerciale perfetta. Condita in più da una  storia lineare e una scrittura semplice: elementi per arrivare al grande  pubblico dei non lettori, come ammette questa ragazza di 23 anni: "Io non sono una lettrice, preferisco nettamente un film, ma questi tre libri li ho divorati, e poi li ho passati al mio ragazzo perché qualche giochetto descritto non mi sembrava male. Devo sinceramente ammettere che gli hanno fatto bene, non che prima non se la cavasse a letto, ma determinate cose non osava farle perché non sapeva se potevano piacermi o meno, quindi per gentilezza o per timidezza non provava nemmeno a chiederle. Diciamo che dopo si è aperto un po’ di più".

Quanto rumore per nulla, pare voler dire anche questa trentasettenne.
"Legata mi hanno legata alla testiera del letto e pure bendata, sai che originalità. Venendo al sodo, adoro che mi mordano i capezzoli. Un mio ex una volta me l’ha morso talmente forte da farmi uscire il sangue e procurarmi un taglio così profondo che sono dovuta andare dal medico. Ovviamente mi era stato detto di non toccarlo fino a completa cicatrizzazione. Impossibile, io adoravo che lo succhiasse lo stesso, anzi sentire un po' male mi piaceva. Così non guariva più... Se non fossi partita per tornare a casa probabilmente oggi sarei senza un capezzolo!".

Consigli di lettura.
Histoire d'O di Pauline Réage (ES editrice)
Sade prossimo mio di Pierre Klossowski (ES editrice)
Bared To You (Spogliata per te) di Sylvia Day, primo volume di una trilogia

Il pornoharmony ha sdoganato la pornografia. Oggi si chiama mommy porn.
Alla fine di tutto, tra pareri contrari e favorevoli un dubbio sorge spontaneo. E se anche nell’anonimato le mie donne non volessero ammettere che il libro piace perché tratta un argomento che evidentemente desta ancora dei tabù? Il sesso descritto con dovizia di particolari, quello tra il Dominatore e la Sottomessa, il sesso come non te lo mostrano di certo in televisione, nei film d’amore, ma come viene descritto nei film porno. Il sesso che eccita se preso in dosi omeopatiche (in dosi eccessive risulterebbe un disturbo vero e proprio). Quel sesso che "quella gran culo" della James (concedetemi la citazione) ha tradotto in parole nere su bianco e offerto alle lettrici di tutto il mondo come il più meraviglioso dei doni. Un dato è certo: non stiamo parlando di un best seller. Qui si parla DEL best seller.
E per quelle che ancora non lo ammettono? Una delle risposte che ho ricevuto sulla mancata confessione di desideri di sottomissione o sulla non gradita lettura instilla il dubbio: “Non crederci. Secondo me si vergognano semplicemente perché è così che pensano di dover dire...”.

Al sesso i contemporanei pensano ancora troppo. Chi ci pensa troppo non è libero.
Tratto da Sono nato in America… Interviste 1951-1985 di Italo Calvino.

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