Alain Mabanckou
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Alain Mabanckou, il mondo visto dal bancone di un bar

Viaggio senza freni nella storia contemporanea. È "Pezzi di vetro", l'ultimo romanzo edito in Italia dello scrittore congolese

Si chiama Pezzi di Vetro il protagonista dell'omonimo romanzo di Alain Mabanckou, l'autore nato nella Repubblica del Congo, studente a Parigi e professore negli Stati Uniti. E Pezzi di Vetro è a sua volta professore, ma forse troppo innamorato del bere, con base fissa in un bar che non chiude mai. Terra di scorribande e patria di storie folli ed esilaranti, è anche il luogo della metamorfosi del professore. Che decide, un giorno, di annotare nel suo taccuino tutto quello che vede, trasformandosi in un reporter dal mondo dell'assurdo. Che però è il reale. Per descriverlo, Mabankou ha chiamato a raccolta Rebelais, Brecht, Salinger, John K. Toole, Anoine de Saint Exupery e la cultura francese tra otto e novecento: in una scrittura densa di citazioni, di rimandi sofisticati e di giochi di parole, si ricompone il mondo del bar che non chiude mai, nella visione di Pezzi di Vetro sull'Africa contemporanea.

Dentro, c'è tutto: le parole, le ipocrisie, le convenzioni, le tradizioni, il politicamente corretto, la moda etnica africana. Con una dose d'ironia che rasenta il sublime, lo scrittore parla di politica, di sbornie, di arte e di questioni sociali. Di donne e di pisciate dalla lunghezza indimenticabile, di prostituzione e di matrimoni, di guerra e di pace. Così descrive fuori da ogni perbenismo, la scena politica:

"il presidente Adrien Lokouta Eleki Mingi, offeso, mortificato, sminuito, svilito e frustrato, ha convocato i negri del suo gabinetto che gli hanno sempre professato grande amore e ha intimato loro di darsi da fare come mai prima, basta con le espressioni ampollose infarcite di falso lirismo, e i negri del gabinetto presidenziale si sono messi sull’attenti, in fila, dal più basso al più alto, come i fratelli Dalton che Lucky Luke insegue per le distese di cactus del Far West, e tutti quanti hanno detto in coro «sì, mio comandante», quando in realtà il nostro presidente Adrien Lokouta Eleki Mingi sarebbe generale, e infatti è lì che aspetta con grande impazienza una guerra civile tra nor- disti e sudisti in modo da poter scrivere le sue memorie di guerra, che intitolerà in tutta modestia Memorie di Adrien"...

La questione è il disappunto provato dal presidente verso il ministro dell'Agricoltura che è stato capace di pronunciare un discorso pubblico molto efficace, a differenza del proprio. Così ingaggia i suoi uomioni alla ricerca di frasi ad effetto, che restino ben impresse nella mente della gente. E il viaggio nel pianeta della letteratura e delle citazioni si snocciola in tappe esilaranti. Si va da "Shakespeare ha detto: Essere o non essere, questo è il problema e il capo dei negri ha detto «no, non va bene, non è il momento di chiederci se siamo o non siamo, il problema è risolto visto che siamo al potere da 25 anni, passiamo oltre"... fino ad un "Catone il censore ha detto Carthago delenda est e il capo dei negri ha detto "no, non va bene, la gente del sud penserà che è una frase del dialetto del nord....meglio evitare un qui pro quo..".

Non poteva mancare Ionesco con il suo teatro dell'assurdo. Così una cantatrice calva intima a Pezzi di vetro di smettere di bere, avrebbe sicuramente rischiato di morire con la bottiglia in mano. Ma anche Gabriel Garcia Marquez che, alle ultime pagine, viene citato in una contesto di desolazione in cui si parla di lasciare l'Africa "e scoprire altre calde contrade, entrare nel paese di Macondo e viverci cent'anni di solitudine...".

La punteggiatura non prevede quasi mai il punto e anche le maiuscole seguono il ritmo di una narrazione intima, a metà strada tra il flusso di coscienza e la fiaba, passando da un saggio sulla storia della letteratura e un articolo di spalla di un quotidiano. Insomma: leggere Pezzi di vetro è come galleggiare su infiniti mondi, a bordo di un motoscafo che viaggia ad altissima velocità, ma si ferma, bizzarramente, in mezzo al mare a prendere fiato. Oppure, decide di approdare nel porto dell'Isola che non c'è.

Non sarà un caso che a Los Angeles, dove oggi vive e lavora, Mabanckou si è guadagnato l'appellativo di Mabancool, il professore più cool della California.


Alain Mabanckou, Pezzi di vetro, 66thand2nd editore, 16 euro.

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