Vera storia e bizzarre leggende di un sadico perbene

Nel delizioso, introvabile libretto Vita politica del marchese de Sade di Octave Béliard, leggo quanto segue: il 12 aprile 1768, la Marchesa Du Deffand raccontava in una lettera a Horace Welpole che un certo Conte de Sade, …Leggi tutto

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Daniela Ranieri

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Nel delizioso, introvabile libretto Vita politica del marchese de Sade di Octave Béliard, leggo quanto segue: il 12 aprile 1768, la Marchesa Du Deffand raccontava in una lettera a Horace Welpole che un certo Conte de Sade, avendo incontrato, il martedì di Pasqua, una donna sui trent’anni, alta e bella, che gli chiedeva l’elemosina, le aveva offerto un posto di «sorvegliante» nella sua «piccola casa» vicino Parigi. Lì, dopo aver visitato la casa, la donna venne costretta, sotto la minaccia di una pistola, a spogliarsi; il conte le legò le mani e la frustò «crudelmente». Poi unse le piaghe con un unguento, e visto che questo aveva fatto il suo effetto, prese un coltello e «le fece dappertutto delle incisioni, sulle quale cosparse ancora l’unguento». Approfittando di un attimo di distrazione del crudele conte, la donna era riuscita a fuggire, pare, saltando dalla finestra.

L’indomani, in un’altra lettera, la stessa Marchesa rettificava: il villaggio dove si trovava la «piccola casa» era Arcueil; la disgraziata era stata legata, frustata, incisa, cosparsa d’unguento, e poi slegata e messa a letto. Appena sola, si era poi data alla fuga dalla finestra, ed era corsa alla polizia, che qualche ora dopo arrestava il conte. Il quale conte, pare, si sarebbe vantato di «aver fatto conoscere al pubblico l’effetto miracoloso di un unguento che guariva immediatamente tutte le piaghe».

Nel Journal di quei giorni si leggeva invece questa cronaca: il giorno di Pasqua, il Marchese De Sade aveva incontrato una giovane di circa trent’anni, forse vedova di un vescovo, che chiedeva l’elemosina. Siccome lei versava in cattive acque, il Marchese le aveva proposto di essere assunta come domestica nella casa di Arcueil, dove l’aveva condotta in carrozza. Lì, nella camera che le aveva destinato al terzo piano, le aveva «chiesto di svestirsi», l’aveva gettata sul letto, l’aveva «battuta con vari tipi di verghe» e dopo averle fatto delle incisioni «su certe parti del corpo», in cui aveva versato della cera di Spagna, l’aveva fatta rinvenire con un elisir e le aveva «proposto di confessarla». Lei era fuggita dal giardino.

La versione ricostruita dal drammaturgo Jules Janin anni dopo dice che Rosa Keller, vedova Valentin, cercava l’occasione di prostituirsi, quando incontra, il 3 aprile, vigilia di Pasqua, il Marchese De Sade in compagnia del suo valletto, che gli procura donne. È prevista un’orgia notturna nella casa di Atueil. Rosa si unisce alla festa, durante la quale viene battuta da due energumeni ubriachi, poi cosparsa di unguento dal Marchese e ancora tagliuzzata: al solito, riesce a scappare.

Rétif de la Bretonne, scrittore pornografo rivale e contemporaneo di Sade, disse che Sade in realtà era solito fare degli esperimenti scientifici su giovani donne: stava giusto per sezionare viva Rosa Keller quando intervenne la polizia.

Purtroppo non ci fu un processo che avrebbe lasciato esistere solo i fatti, e lacerato l’epos di questo episodio nella leggenda di sadico di Sade. Le ultime tre versioni sono successive alla pubblicazione di Juliette e Justine, e non possono ritenersi neutre.

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Ma come andarono i fatti di questo che è passato alle cronache come «l’affaire Keller»? Secondo le lettere di Sade stesso, Rosa, che stava morendo di fame, lo aveva seguito nella casa di Arcueil per lavorarvi come domestica. Poi, «spaventatasi alla vista degli oggetti che la circondavano», si era calata dalla finestra, senza farsi alcun male. Alla guardia che la fermò, siccome era nuda, mostrò ferite e cicatrici rimarginate da tempo, imputandone la responsabilità al «temperino del marchese».

Si spiega, allora retrospettivamente, non come le parole di un cinico, ma come quelle del genio profondamente ironico che egli era, la difesa del Marchese al luogotenente di polizia:

«Non rimproveratemi come un criminale, ma felicitatemi come colui che ha compiuto una nobile azione: aver fatto conoscere al pubblico l’effetto miracoloso di un unguento che guarisce immediatamente tutte le piaghe!».

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