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Cinema

A Venezia Leonardo Di Costanzo e la giovinezza precoce de L'intervallo

Il cinema italiano continua a ricevere applausi alla Mostra. Il regista campano: "Racconto i giovani bloccati"

L'intervallo

Una scena de L'intervallo – Credits: Biennale di Venezia

Ancora applausi per il cinema italiano alla Mostra di Venezia , che dimostra tutta la sua vitalità raccontando storie non facili, con il coraggio di guardare in faccia problemi sociali e tormenti individuali: da È stato il figlio di Ciprì, su una famiglia che baratta l’elaborazione di un lutto con un riscatto economico, a Gli Equilibristi di Ivano de Matteo, su un padre separato che sprofonda in una crisi nera, passando per La Bella Addormentata di Bellocchio, su una triade di storie che s’intrecciano mentre il caso Englaro risveglia polemiche e coscienze.

E ora L'intervallo di Leonardo di Costanzo, da domani in 21 sale e oggi in anteprima a Venezia, nella sezione Orizzonti, prima di volare al Toronto Film Fest.

Un edificio logoro e abbandonato, ex ospedale psichiatrico. Una ragazza in pantaloncini e stivaletti imprigionata lì dentro. E un guardiano dal fisico possente e dal cuore tenero. Non è una fiaba, anche se il regista ama definirla "favola nera". Nera perché racconta la storia di due ragazzi napoletani 'bloccati': Salvatore (l’esordiente Alessio Gallo, 22 anni e un volto da cinema) è un addetto alle granite, finché non gli vengono sequestrati carretto, cellulare e chiavi e ordinato di fare la guardia a un ostaggio speciale. È la smaliziata Veronica (la talentuosa Francesca Riso, 16 anni, anche lei alla prima esperienza cinematografica), ragazza a cui la gang di zona (il capoclan è Carmine Paternoster, già visto in Gomorra) vuole dare una lezione.

Il film racconta il lento ma curioso costruirsi di un legame inatteso, uno spaccato temporale in cui, spiega lo sceneggiatore Maurizio Braucci, "i giovani si prendono una pausa dal mondo che distrugge la loro identità e forza creativa. La precocità dei ragazzi è un grande tema nel sud, dove si passa da infanzia a maturità troppo velocemente a volte: ridare gli anni indietro a chi li ha persi dovrebbe essere compito delle istituzioni". Salvatore e Veronica torneranno quindi per una manciata di ore a vestire i panni degli adolescenti che sono, raccontandosi storie rocambolesche, rincorrendosi in un bosco, ma anche ridendo e litigando come ci si aspetta da due ragazzi della loro età.

Perché ambientarlo a Napoli? "Continuo a fare film su Napoli perché mi sfugge continuamente – confessa il regista - stavolta ho pensato che filmando esseri umani in formazione sarebbe stato più facile capire la città adulta". Conferma il giovane protagonista Gallo: "Chi vive a Napoli sente che c’è qualcosa che non va, ma si tratta di cose presenti anche in altre città: non vedi la gente arrivare con le pistole, oggi la camorra è fatta di persone che pensano solo a fare i soldi, guardano il business".

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