La felicità è un sistema complesso
Cinema

La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi: 5 motivi per vederlo

Valerio Mastandrea è catalizzatore di una commedia profonda e leggera, a volte disorientata e anche per questo affascinante

La canzone In a manner of speaking cantata dai Nouvelle Vague risuona più volte magnetica, nel nuovo film di Gianni Zanasi, La felicità è un sistema complesso. "You told me everything by saying nothing... give me the words that tell me nothing". Su questa danza sospesa tra dire tutto con nulla e non dire niente con tanto si muove una commedia piena e diversa, profonda e leggera, a volte un po' disarticolata, sfuggente o ammiccante, ma anche per questo affascinante e densa di significato. 

Presentata al 33° Torino Film festival e dal 26 novembre al cinema, ecco 5 motivi per vedere La felicità è un sistema complesso (più 1 video in esclusiva):

 

1) Mastandrea catalizzatore arruffato e avvincente

Nel 2007 Gianni Zanasi ci aveva consegnato Non pensarci, un autentico successo di critica che aveva dato il la all'omonima serie tv. Dalla commedia di allora il regista emiliano conserva due degli attori, Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston. Ma è Mastandrea l'autentico protagonista e catalizzatore de La felicità è un sistema complesso. Che piaccia o non piaccia - ma alla fine non può che piacere - è lui l'accentratore. Dalla sua faccia ora soddisfatta, ora perplessa, ora smarrita, passa gran parte delle emozioni del film. E delle risate. Perché Mastandrea fa ridere anche solo con un'alzata di ciglio, con quel suo fare arruffato, con l'affanno di chi corre dietro alle situazioni per riparare quando invece basterebbe lasciare andare. È lui Enrico Giusti, un uomo che fa un lavoro particolare: distoglie dalla loro attività distruttiva dirigenti d'azienda irresponsabili e dannosi. "È convinto di fare la guerra alla new economy", spiega Valerio. "Una guerra epocale contro il nemico più grande di tutti, una guerra che non può vincere, perché vuole dimenticare la propria personale guerra, sulla sua emotività e sulle sue durezze". Enrico ha una vita irrisolta e crede di evitare la sua irresolutezza cambiando il mondo. È ossessionato dal non fare gli errori del padre; accecato da questa ombra, non riesce più a guardarsi allo specchio.
A Battiston è affidato un ruolo minore: figlio di un imprenditore (Teco Celio) che lucra sulle aziende vicine al fallimento, vive di cinismo, frustrazioni e insicurezze.

2) Il sogno di un'imprenditoria etica

Enrico Giusti ha a che fare con tanti figli di papà che non sanno reggere l'impero ereditato. Li avvicina con quella sua doppiezza silenziosa e poi li convince a lasciare baracca e burattini. Zanasi ci porta nell'Italia dei cattivi dirigenti, che sperperano, sbagliano, mandano a rotoli. A pagare tanto sono sempre e soltanto i lavoratori. Di fronte, il bel miraggio di un'imprenditoria etica
Il rapporto irrisolto con i padri permea tutto il film. "Uno dei fili che ha guidato la storia è il rapporto con il padre, una condizione che unisce tutti i personaggi", ha detto Zanasi. Non solo Enrico (Mastandrea), il cui padre è fuggito all'estero. Ma anche Carlo Bernini (Battiston), mosso e dilaniato da un rapporto mai avuto: il padre è lì vicino, è il suo capo, ma non riesce a raggiungerlo ed è percorso da un desiderio di vicinanza e da un'immensa fragilità. 
E poi ci sono i due giovanissimi orfani ed eredi...

3) La speranza nelle nuove generazioni

Due adolescenti rimangono orfani ed ereditano il gruppo industriale paterno. Lui, Filippo Lievi (il debuttante Filippo De Carli), ha tutta l'esuberanza fisica dei suoi 18 anni: spalle larghe e sorriso fresco, cuffiette alle orecchie e musica in mezzo agli amici. Lei, più piccola, Camilla Lievi (Camilla Martini, anche lei esordiente), non pensava che scendere dalle punte del suo spettacolo di ballo, a cui attendeva i genitori, fosse così doloroso. 
A Enrico Giusti viene affidato il solito compito: toglier dalle loro mani l'azienda ereditata. Potrebbe sembrare la missione più facile e invece qualcosa si inceppa. Qualcosa in lui cambia. Il primo scossone verso il cambiamento è dato dalla scombussolata fidanzata israeliana (Hadas Yaron) del fratello, che entra nella sua vita in maniera rocambolesca. I due fratelli Lievi, belli e sfortunati, ignari ma tenaci, danno la spallata decisiva.
"Avevo il desiderio di parlare del cambiamento, della necessità e dell'ambiguità del cambiare", ha detto Zanasi. "È un tema che mi porto dentro dal mio primo film, in questo caso oltre alla sfera individuale mi piaceva metterlo in relazione ad una dimensione più collettiva e vedere come questi elementi si intrecciavano tra di loro".
Filippo Lievi vuole poter guardare i suoi dipendenti negli occhi, nonostante l'inesperienza e la giovane età non fugge dalle responsabilità piovutegli addosso come macigni. Nel suo sguardo fiero e ingenuo vibra la speranza verso le nuove generazioni. Una speranza ostinata e forse azzardata, ma così necessaria e rinfrancante. 

4) Felice disorganicità

La felicità è un sistema complesso è una commedia che guarda alla crisi economica e alle singole esistenze. Lo fa in maniera ora intima, ora ammiccante, con grande attenzione all'estetica, con siparietti buffi o con scene quasi surreali e bizzarre. La narrazione cambia registro e atmosfere all'improvviso, soprattutto nella seconda parte si fa sdrucciolevole: come il suo protagonista Enrico a volte sembra disorientata, ma è bello trovarsi lì a bordo, ovunque Zanasi decida di approdare. Vien voglia di cantare a squarciagola "Torta di noi", come Enrico, o come Filippo salire sullo skate e correre sull'asfalto, chissà dove. Felice disorganicità.
Hadas Yaron è l'attrice israeliana vincitrice della Coppa Volpi a Venezia 2012 per La sposa promessa. Il suo ingresso in scena è esilarante. Il suo personaggio all'inizio risulta un corpo estraneo, una presenza indigesta. Alla fine, però, che peccato separarsene! 

5) Estetica musicale

Non pensarci aveva per protagonista un musicista rock e si distingueva per una colonna sonora inedita e memorabile. Anche per La felicità è un sistema complesso Zanasi sceglie una colonna sonora molto presente e ricca di sorprese. La già citata In a manner of speaking dei Nouvelle Vague assume un vero e proprio ruolo narrativo. E poi ci sono brani come Ça plane pour moi di Plastic Bertrand e She's a Rainbow dei Rolling Stones. Niccolò Contessa de I Cani compone ed esegue.


Qui un video in esclusiva estratto dal film:

Voto: 3/5
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