Cinema

Francesco Patierno: "Con Claudio Bisio preparo una commedia più evoluta"

Il regista di Cose dell'altro mondo lavora con l'ex mattatore di Zelig: "È un grande talento ed è perfetto per il ruolo"

Non mi piaceva il ghetto di Controcampo Italiano alla Mostra di Venezia, pur avendovi partecipato io stesso l’anno scorso. Il nuovo direttore Alberto Barbera l’ha tolto ed è già un segno: sta costruendo un festival integro, selezionando film di valore artistico“. Inizia così la nostra conversazione con il regista Francesco Patierno, tornato all’Ischia Film Fest di Michelangelo Messina dopo esservi stato premiato per Pater Familias. Stavolta è venuto a presentare la commedia Cose dell’altro mondo, che già ai tempi di Venezia ricevette non poche polemiche di tipo politico, trattando del delicato tema dell’immigrazione, e della conseguente problematica integrazione, con un sorriso.

A posteriori, come giudica quella pioggia di polemiche?
Tutti lì per lì ne erano contenti, tranne me: ero sicuro che avrebbero allontanato lo spettatore medio dal film, l’avrebbero preso come il solito film impegnato sull’integrazione. Oggi sono contento, perchè al di là delle polemiche da settembre a oggi Cose dell’altro mondo è stato programmato ogni giorno, c’è ancora in due-tre città d’Italia, fa il giro delle arene. Circola parecchio, e per un film, oggi, non è poco.

Il nostro cinema è messo tanto male?
Viviamo una situazione tragica, neanche i grandi autori riescono a partire con i loro film, e il pubblico va poco al cinema. In più i festival non sono più un trampolino di lancio, infatti il mio prossimo film non parteciperà a nessun festival.

Un regista impegnato come lei che si mette a fare commedie: perchè?
Pater familias era un film estremo, per continuare a fare cinema ho dovuto adattarmi ad una forma che magari non avrei mai considerato, ma ora sto portando avanti un percorso tutto mio. Provo a fare un tipo di commedia più evoluta, graffiante, attenta a ciò che succede nel nostro Paese.

Infatti ha già affrontato con leggerezza il tema dell’integrazione.
Sì, non volevo essere serioso o fare l’intellettuale su un argomento così difficile e in via di evoluzione. Meglio essere realista che ideologico nel raccontarel’ipocrisia di tante persone, tipo quelle che si credono più evolute nel rapporto con l’extracomunitario. Non a caso nel film c’è la maestra interpretata da Valentina Lodovini che rappresenta l’intellettuale di sinistra che predica bene e razzola male.

L’Italia è un Paese razzista?
Penso che il razzismo sia una parola forte, come dire ‘fascista’ o ‘comunista’. Diciamo che tutti i paesi hanno enorme paura nei confronti dello straniero, soprattutto in tempo di crisi: anche le persone più evolute quando vedono un cinese che gli taglia la strada si arrabbiano il doppio. Tendiamo a considerare l’extra-comunitario come una persona che deve sempre meritare la sua permanenza in Italia. Meglio, allora, il punto di vista dei bambini, che con la loro tenerezza e crudeltà trattano i ragazzini di altri paesi come loro pari.

E adesso sta lavorando a La gente che sta bene con Claudio Bisio, giusto?
Sì, è tratto dal libro eccezionale di Federico Baccomo, che narra di un uomo abituato alle cose tanto da non vederle più, alla fine ci sarà un evento importante che gli farà recuperare il valore delle cose. Sarà una commedia graffiante, un ulteriore passo in avanti verso un tipo di commedia evoluta.

Bisio è stato la sua prima scelta?
Prima e unica: è perfetto per il personaggio, oltre ad essere considerato un “top-player”. Ha lasciato Zelig e scelto di fare un film che non è meglio o peggio, è altro, il modo per fare un passo ulteriore. In più c’è piena sintonia tra noi, e ha un curriculum di tutto rispetto.

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