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Miss.Tic: la pioniera della street art (e non solo) al femminile

Roma, Wunderkammern, fino al 16 marzo. È questo l’appuntamento con una delle “signore” della street art, la francese Miss.Tic, che dal 1985 “contamina” Parigi con le sue provocanti pinup e le sue frasi pungenti e ironiche. Ma non …Leggi tutto

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Roma, Wunderkammern, fino al 16 marzo. È questo l’appuntamento con una delle “signore” della street art, la francese Miss.Tic, che dal 1985 “contamina” Parigi con le sue provocanti pinup e le sue frasi pungenti e ironiche.

 

Ma non solo. L’opera di Miss.Tic ha avuto un ruolo fondamentale per l’accreditamento dell’Urban Art da parte delle istituzioni e della critica con il passaggio dalla condizione di “arte minore”, “arte sotterranea” o “contro-cultura” a fenomeno socioculturale e pienamente artistico culminato negli anni 2000. Inoltre, negli ultimi vent’anni Miss.Tic ha ricevuto numerosissime committenze (da Laurousse per l’edizione speciale del Dizionario, alle Poste francesi, da Louis Vuitton a Kenzo a Longchamp per finire a Claude Chabrol) e le sue opere sono entrate a fare parte di collezioni pubbliche e private: nel 1989 nel Fond d’Art Contemporein de la Ville de Paris, nel 2005 nella collezione di Street Art del Victoria and Albert Museum di Londra e nel 2009 in quella del Musée Ingres di Montauban.

“Ho cominciato quando sono tornata dagli Stati Uniti”, racconta. “A San Francisco e Los Angeles avevo vissuto in prima persona l’evoluzione dei graffiti. Era il 1983 e a Parigi stava nascendo un movimento di studenti della scuola di Belle Arti che creava e presentava le sue opere in strada. Io avevo inoltre già da molto rivolto l’attenzione allo spazio pubblico attraverso i miei lavori di teatro di strada. Così per me è stato naturale e quasi immediato trasportare la mia poesia e le mie immagini in strada”.

L’ambiente della street art sembra prevalentemente maschile… “Sì, confermo. Comunque non è solo per la street art. Il mondo dell’arte in generale ha spesso una forte caratterizzazione ‘macho’. Questo ad esempio non accade per il mondo della letteratura. Noi donne artiste abbiamo molto territorio ancora da definire”.

Come si è evoluto, nel tempo, quest’ambiente nella questione di genere? “Non vi sono state rivoluzioni da questo punto di vista. Recentemente ho presentato delle opere in una mostra dove vi era anche Swoon. Lei fa parte di una nuova generazione di street artist dove la presenza femminile è leggermente più rappresentata. Detto questo, comunque, non definirei la mia opera solo ‘di strada’. Non amo sentirmi ‘rinchiusa all’esterno’. Dal 1986 porto avanti una ricerca che si declina su tematiche differenti, presentata a volte solo in gallerie, o progetti specifici come la mostra Le femme de l’être, dedicata alle icone femminili del mondo della cultura, e edizioni speciali come Secret d’atelier“.

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