Syria: Spero almeno d’aver imparato a cantare

Se c’è qualcosa che le passa per la testa state sicuri che Syria  non aspetterà nemmeno un secondo per dirla, farla o interpretarla. Io l’adoro per questo, perché non ha mai filtri sulla sua voglia di mettersi in gioco, poi …Leggi tutto

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Se c’è qualcosa che le passa per la testa state sicuri che Syria  non aspetterà nemmeno un secondo per dirla, farla o interpretarla. Io l’adoro per questo, perché non ha mai filtri sulla sua voglia di mettersi in gioco, poi a volte se ne pente, ma la cosa ancora più figa di lei è che lo dice senza timori, senza doversi per forza pavoneggiare. L’altra parte di una diva,  la parte che mi piace.

Tu sei nata nella musica, raccontami la tua storia.

Un bel passone indietro allora. Mio papà, che ha lavorato nella discografia per molti anni, ha sempre portato a casa molti artisti e ha condiviso molto spesso con me viaggi meravigliosi, concerti pazzeschi e tutte queste emozioni legate alla musica. E’ un vecchio discografico della Fonit Cetra, una casa discografica istituzionale italiana, la casa discografica della Rai per intenderci. Il mio approccio è legato a basi prettamente italiane.

Queste le basi, e poi come ti sei evoluta?

La mia curiosità verso certe realtà si è affinata con il tempo, e crescendo, mi ha fatto allontanare da alcuni insegnamenti di mio papà. Mi sono fatta un’idea della mia musica e di quello che volevo ascoltare. Ho suonato per diversi anni il pianoforte non prendendomi mai sul serio, poi finito il liceo artistico mi è capitata questa occasione di andare a Sanremo e di essere gestita da un produttore storico che è Claudio Mattone.

Figlia d’arte.

Proprio in quell’occasione fu facile pensare che un padre discografico potesse spianarmi la strada, cosa che non è andata proprio così. Non mi sono mai avvalsa del suo aiuto, ne ho mai cercato di confrontarmi con lui nelle scelte artistiche, anche se poi è stato un ottimo consigliere che mi ha permesso di conoscere questo ambiente, questo mestiere. Poi gli eventi sono stati anche bizzarri.

Cioè?

Il giorno che ho dovuto dire a mio padre che ero stata scelta alle selezioni di Sanremo ricordo ancora che lui aveva un suo artista Fonit Cetra in concorso “contro” di me. Mi trovai a Sanremo con la concorrenza in casa. Tante volte mi sono ritrovata nella vita a sentirmi dire: “Eh ma con un padre così…”, ma lui non è stato ingombrante, non ha avuto nessun potere, ha solo cercato di prepararmi ad un mondo di lupi. Ma poi, insomma, ‘sti figli di attori che si sono costruiti la loro storia e la loro strada studiando, perché loro si e io no? (ride)

Qualcosa che tornando indietro non faresti?

Ma certo è chiaro, nella bacheca degli orrori ci sono tante cose esposte che non rifarei. Ma poi voglio dire, non si può rinnegare nulla, all’istante posso essermi pentita di aver scelto alcune canzoni, d’aver fatto alcuni dischi, però con il senno di poi tutto quello che è accaduto mi ha portato ad altro, quindi è il classico luogo comune. Non ho ‘sti grandi rimpianti, forse probabilmente oggi non andrei a cantare certe cose, a fare certe televisioni, o non avrei detto determinate cose in un’intervista, in un passaggio televisivo, o non mi sarei presentata con le zinne di fuori con così tanta leggerezza, era per una rivista straordinaria, solo l’avrei dovuto fare in un altro modo, ecco avrei dovuto pensare ad una posizione diversa. Insomma una serie di cose che fanno esperienza.

Tu sei fuori dal comune, se devi dire qualcosa che scosta con l’aura da personaggio pubblico sempre pronto, sempre sicuro, tu la dici e te ne freghi.

Io sono arrivata ad un  punto nella mia vita che per quello che è andato e quello che non è andato ancora mi fanno fare le cose, credo di essere una pazza visionaria che crede in certi cambi repentini senza giustificarsi troppo, perché questa grande coerenza non riesco a gestirla. L’incoerenza è la mia coerenza, preferisco vivere di tante cose nel limite della decenza  e sperando di fare cose di qualità, ma senza dover fare quella che misura il proprio ego dicendo “Ecco adesso ho capito tutto, ora so che la strada è quella”, io cerco di fare quello che posso  con un po’ di sana leggerezza e sana ironia ogni tanto.601637_10150929804893739_1519900348_n.jpg

Sai non prenderti sul serio.

Perché se mi prendo sul serio, ti giuro, mi viene da ridere. Ma che lo facessero gli altri che ce ne sono tanti di personaggi bravissimi a far questo. io non sono capace. Spero almeno d’aver imparato a cantare. (ride)

So che da un po’ reciti a teatro.

È una parola grossa, io mi presto, sono seguita, mi butto. La verità è che cerco di imparare dove si può e fare le cose bene.

Il più grande collaboratore con cui hai creato qualcosa?

Paolo Rossi, che in realtà è un maestro, non collaboratore. Lo dirò sempre, perché per me Paolo è stato un gran maestro di vita, il nostro rapporto lavorativo è durato una stagione teatrale, ma quelle 99 repliche hanno segnato un periodo che ha stravolto una serie di scelte. Tutto questo grazie alla figlia che mi volle coinvolgere in questo spettacolo teatrale che fu “Chiamatemi Kowalski. Il ritorno”.

E ti ha cambiata?

Si, a forza di stare con Paolo diventi una di sinistra. Io che non ho mai vissuto certe posizioni socialmente, non ho mai partecipato molto alla politica,  la cosa buffa è che dopo questo giro con lui  sembrava una conseguenza essere una di sinistra e fare le scelte di una di sinistra, anche musicalmente decidere di essere anche un po’ più di nicchia. Che poi quella ragazza di nicchia ha fatto un album cover di band indipendenti con Cesare Malfatti di “La Crus”, da mettere nella classifica insieme a Paolo come persona con cui ho provato delle forti emozioni, e ancora oggi mi  ritrovo a fare dei lavori con Cesare straordinari.

Spazi ovunque, sei eclettica.

Mi sono resa conto che alla fine le scelte sono tutte indirizzate verso una curiosità spropositata nei confronti della musica. Quindi Paolo probabilmente ha innescato dei meccanismi enormi che mi hanno anche alleggerito e mi hanno dato una presenza scenica che mi ha dato modo di pormi ad un pubblico diverso, quindi quella cosa lì ha fatto sbrogliare una matassa di impedimenti psicologici e ho cambiato atteggiamento, forse mi sono proprio aperta.

1685_39468733738_4745_n.jpgTu sei parte della musica italiana, ci sono pezzi che sono entrati nella memoria storica della nostra cultura.

Con il passare degli anni ti accorgi di avere lasciato in un momento preciso della vita un ricordo più intenso o meno intenso. Da come poi è cambiata la musica ho avuto la fortuna di vivere in un periodo, dal ‘96 fino ad un certo punto, in cui sono successe cose belle, speciali, giravano anche altri soldi nella discografia, quindi ho potuto godere anche di una gestione discografica diversa. Probabilmente non esistevano nemmeno i talent, quindi avevamo il culo di avere più spazio. (Ride). Ho avuto la possibilità d’incontrare un Lorezo Jovanotti che mi ha fatto solo che del bene, è stato un periodo straordinario, quindi anni speciali, ho vissuto cose belle. E probabilmente quando mi capita di fare dei concerti devo ammettere che un po’ di pezzi hanno lasciato il segno, hanno attecchito. Non ho mai fatto il best in vita mia, mi viene da ridere, perché per me il best è la consacrazione di una vita di lavoro, e c’è chi è riuscito a farlo dopo 2 anni, che culo beati loro, io il best lo vorrei fare da grande.

Facciamo che lasciamo la modestia da parte.

Allora, quando guardo la foto di “Amiche per l’Abruzzo” fatta in quell’occasione, e mi accorgo di quante meravigliose colleghe ci sono, come ad esempio Laura che ci ha dato la possibilità di incontrarci tutte insieme, sono felice di farne parte, sono felice di esserci. Se ripenso alla tua domanda di prima, nel mio piccolo sono felice di esserci. E non è modestia, so esattamente cosa è successo di buono e cosa non è successo. Bisogna saper mettere le cose sul peso della bilancia. Io non sono stata mai una da un milione di dischi venduti, ho venduto dei dischi d’oro questo si, ma è tutto equilibrato, so dove sono arrivata, so dove sono successe certe cose e dove avrei voluto accadessero, ma io non diventerò mai Laura Pausini, di Laura ce n’è una sola. Va bene così.

Qualcosa che vorresti fare che ancora non hai fatto.

Non c’è una cosa, sono tante.

Una ad esempio è che con l’esperienza di “Amiche per l’Abruzzo” mi è venuta una voglia infinita di riunire certe colleghe, certe amiche, per portare in scena a teatro un progetto tutto al femminile. Quindi rievocare cantanti anche un po’ dimenticate, rivisitando un repertorio. Ecco, quello che mi piacerebbe fare è di poter collaborare con le donne.

Il tuo più bel lavoro?

Io vado fiera dell’album fatto con Cesare Malfatti che è “Un’altra me”, sono felicissima di aver fatto quel disco, sono fiera anche del progetto elettronico “Airys”, è stata una follia quella cosa, un alter ego che mi ha fatto davvero piacere mostrare. Mi ha fatto stare bene l’idea di poter  condividere un singolo con i “Club Dogo” o ritrovarmi la Rettore all’interno di un video , piuttosto che tanti remix fatti da bravissimi dj. E’ una cosa che esula completamente dal percorso di Syria, ma è quello di cui vado fiera, del fatto di essermi sentita libera di farlo. E sai, quando intraprendi questa strada qui, ti viene voglia di scavare e scavare e combinarne altre.

Tu sei mamma di Alice, se lei un giorno ti dicesse che vuole fare la cantante?

Libera di tentare se vuole. Il lavoro che stiamo facendo io e Pierpaolo su Alice è un po’ diverso però. Le stiamo creando delle basi, andiamo a sentire i concerti, la sproniamo a leggere le biografie di artisti che le piacciono, studia la musica e si appassiona a tutti i generi. Lei si è  già fatta un’idea credo, non penso deciderà di voler fare la cantante, se prende un po’ di più dal papà questo desiderio di conoscere la musica è meglio, io le auguro di amarla la musica, di amarla tutta.261401_10150244600543739_2865396_n.jpg

Il tuo ultimo lavoro discografico?

E’ uscito l’anno scorso ed è andato benino, potevamo onestamente fare di più, ma non c’è stata la pazienza di lavorarlo bene bene. Sai che ti dico? Che il tempo passa e non ho neanche troppa voglia di andare a coprire dei buchi se non c’è stata la volontà. Ora uscirà un pezzo a breve che fa da colonna sonora ad un film che verrà presentato alla “Mostra del cinema di Venezia” che si intitola “Come non detto”.

E il teatro lo hai abbandonato?

No, sto mettendo giù le basi con Andrea Scanzi de “Il Fatto Quotidiano” per un’idea sul suo spettacolo che sta portando in giro ora. Gli ho proposto di collaborare per la prossima primavera, mi vorrei mettere al servizio della musica, e un po’ come ti ho accennato prima,  esplorare, raccontare una bella storia. Sono io che ho bussato alla sua porta, e ci stiamo confrontando spesso,  anche con la collaborazione di Cesare Malfatti. E poi il 22 luglio parteciperò al festival “Gaber”, dove interpreterò dei suoi brani, e questi si che sono ottimi motivi per andare avanti e sognare in questo mestiere così bello e difficile

Hai tempo anche per respirare durante le tue giornate?

Sto aspettando un bambino quindi ho anche altri pensieri in testa, ma ho tempo di vaneggiare e di organizzarmi per i prossimi mesi. Ogni tanto quando leggi su Twitter “sto lievitando”, “mi sento un panda”, “ho fame me magnerei pure i pezzi di carta per terra” ecco mi riferisco a questo. Pierpaolo c’ha una bella pazienza.

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