@RobGrassilli: mi offro volentieri per fare l’anziano sopravvissuto e sputasentenze

Prima di tutto diciamoci la verità: tu prima di essere un fumettista sei un rocker, giusto? Dichiarai di voler fare “i fumetti” in quarta elementare, così strappai le pagine centrali del quaderno a quadretti e iniziai a disegnare. Venni …Leggi tutto

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Prima di tutto diciamoci la verità: tu prima di essere un fumettista sei un rocker, giusto?

Dichiarai di voler fare “i fumetti” in quarta elementare, così strappai le pagine centrali del quaderno a quadretti e iniziai a disegnare. Venni sgridato (i quaderni costavano). Mi sa quindi che il fumettista vince sul rocker. Del resto il virus me lo ha inoculato un cartone animato: a nove anni vidi al cinema “Yellow Submarine” e quei Famosi Quattro non mi mollarono più. Ma ci vollero anni perché la malattia diventasse irreversibile: al DAMS di Bologna conobbi Nylon e Rodiatoce ed ecco Lino e i Mistoterital, il mio gruppo di rock afro parrocchiale. Siamo andati in giro per otto, nove anni con le nostre performance ironiche e ridondanti divertendoci a quattro palmenti. Tieni conto peraltro che nei primi fumetti che mi hanno pubblicato i personaggi erano i Beatles o, appunto, la mia band. Ho sempre mescolato tutto senza pudore.

Sei una delle “vignette” più famose d’Italia e già in tempi non sospetti avevi capito l’importanza del web insieme ad un tuo amico Gianluca Neri. Ci racconti l’esperienza di Clarence?

Gianluca è arrivato nella redazione di “Cuore” quando quel settimanale satirico si avviava alla sua fine, più o meno naturale. Lui era già un esploratore della Rete, e parlo del ’95, tutto era ancora da fare. Scriveva una rubrica divulgativa dedicata a Internet e assieme ci accorgemmo di che fantastico e sterminato territorio avrebbe potuto essere l’ignoto “www”. Così, mentre l’amato giornale verde chiudeva le sue pagine, noi provammo ad aprirne di nuove, tutte e solo elettroniche.

La parola chiave era “comunità”: aggregare e dialogare in tempo reale, non si era mai visto prima niente del genere. Usammo come suggestione l’angelo simpatico e bonaccione de “La Vita è Meravigliosa” di Frank Capra, Clarence, appunto, un film di 50 anni prima: tutti conoscevano la fiaba hollywoodiana dove si teorizza che, se anche un solo membro della comunità viene a mancare, le vite di tutti gli altri si modificheranno. Volevamo creare una cosa che era un po’ Sim City e un po’ Facebook, ma dieci anni prima. Naturalmente l’Internet di allora non consentiva una cosa del genere, ne’ tecnicamente, ne’ per quantità di utenti disponibili, quindi riuscimmo solo a fare un “portale” di successo, una specie di testata elettronica con dentro satira, informazioni, servizi.

Arrivò la grande bolla della “New Economy”, arrivarono partner stranieri e italiani, quindi anche le risorse finanziare per avere una bella sede a Milano, una redazione, un reparto commerciale… Apparentemente soldi per fare qualunque cosa. Gianluca, io ed altri soci ci trovammo in un frullatore di riunioni, meeting, interviste. Ci salvò il fatto di non riuscire a credere che i soldi potessero uscire come da un pozzo magico, all’infinito, così quando la bolla scoppiò non finimmo sotto le macerie della nostra creatura, che però purtroppo rimase così, incompiuta. E’ ancora in rete.

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Come hai deciso di far diventare un lavoro qualcosa che nell’immaginario comune è un gioco? Il fumettista, l’illustratore, quando hai deciso di farlo come ragione di vita ha suscitato qualche perplessità a chi ti stava vicino? Come ti sei convinto che sarebbe stata la strada giusta?

Per fortuna la persona che ho accanto da vent’anni è una “irregolare” come me! E devo riconoscere che i miei genitori, per quanto perplessi, fecero il possibile per sostenermi. Il disegno è stato presente in tutto quel che ho fatto, ma di strade ne ho cambiate più di una. Dalla grafica alla radiofonìa, o, che so, dalla musica ai cartoni animati, i collegamenti ci sono ma sono mondi diversi. E’ stimolante riuscire a cambiare ma naturalmente si pagano dei prezzi, ovvero: mi fossi concentrato esclusivamente sull’illustrazione, per farti un esempio, avrei consolidato la mia “firma” di autore e oggi forse mi commissionerebbero lavori anche dall’Australia. Ma temo proprio che mi sarei divertito di meno.

Il miglior lavoro della tua vita? (esclusi i tuoi figli chiaramente)

Se intendi un mio singolo “prodotto”, sono molto affezionato alla mia strip a fumetti “Net To Be”, che attualmente disegno per NavigareSicuri (http://navigaresicuri.telecomitalia.it/). E’ nata dieci anni fa dentro a Clarence.com e ha raccontato l’arrivo di internet nella vita e nel mondo del lavoro di quelli della mia generazione. Attualmente il mio fumetto continua a prendere in giro tutto quello che riguarda le nuove tecnologie che spesso maneggiamo goffamente o, peggio, ce ne innamoriamo in modo totalmente acritico. Le seicento e passa striscie sono consultabili nell’archivione generale che c’è in rete: http://nettobe.robertograssilli.com/. Se per miglio lavoro intendi invece la “situazione”, niente può superare l’aver vissuto dentro a una redazione satirica di successo e estremamente creativa. O dentro a una rock-band.

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A chi sta per cominciare a prendere la matita in mano per poter disegnare qualcosa, che consiglio daresti per aiutarlo nel percorso, per far si che si possa costruire una carriera?

Pensare bene a cosa si vuole “narrare”. Cercare una propria “voce”, una personalità riconoscibile è importante. Impossessarsi delle nuove tecnologie: tutto passa ormai per il computer e i programmi di grafica, questa cosa non credo sia più eludibile. Devo aggiungere, temo, una discreta conoscenza dell’inglese: sperare di vivere solo con l’editoria italiana è molto dura, ora più che mai. E, naturalmente, disegnare sempre, sempre.

Tu che ci sei dentro fino al collo, “CUORE” tornerà mai?

Io sono il primo che vorrebbe rivivere un’avventura così bella e gratificante (Lia Celi, mia moglie, la seconda), ma temo che “CUORE” non possa tornare. Perché non parliamo solo di un azzeccatissimo prodotto editoriale, ma di un fenomeno che è stato specchio dei suoi tempi, bandiera politica, piazza aperta agli umori e malumori di un Paese in tumultuosa trasformazione. Un giornale del genere non si presta ad operazioni nostalgiche, quel che occorrerebbe è una nuova redazione di venti-trentenni che riuscisse ad inventarsi un “CUORE” adatto a quest’epoca di canali digitali e social network. Se qualcuno ci prova, mi offro volentieri a fare l’anziano sopravvissuto e sputasentenze.

Come si sta ad essere sposati con una Twitstar (Lia Celi)? Non che tu non lo sia, ma tua moglie, se si impegna un po’ di più, ti doppia.

Onestamente non mi impegno proprio, invece mi sono impegnato tre anni fa per convincerla a cominciare a usare Twitter. Ho fatto bene no? E’ che a volte mi giro per parlarle e invece lei è lì con il tablet in mano che parla con i suoi twit-seguaci. Anche le nostre figlie la prendono un po’ in giro ma io so che questa è solo una fase. Lia ed io abbiamo passato assieme numerose esperienze a cavallo fra il lavoro e la passione personale e questa non sarà di sicuro l’ultima.

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Tempo fa hai disegnato una vignetta sul fenomeno degli autori tv che saccheggiano twitter per rinfrescare le loro idee. E’ molto presente quest’attitudine in rete? Cosa ne pensi?

Penso che questo modo di rubacchiare sempre c’è stato e sempre ci sarà. Non è grave, quando non è eccessivamente sfacciato. In fin dei conti le idee è bene che circolino, in tutti gli ambiti espressivi. Pensa a cosa succede nella musica! Certo, se su un mio spunto tu guadagni soldi, parecchi soldi e io nulla, un po’ mi risento. Ma, per contro, se sei come Lia e in modo fisiologico produci decine di battute al giorno, che comunque in questo Paese nemico dell’umorismo andrebbero sprecate, tanto vale che si diffondano e diano il buon umore a più persone possibile. Comunque diciamo che il furto con destrezza dai social-network era davvero poco destro, tutti lo denunciavano, quindi mi pare che la fase acuta sia passata.

I tuoi prossimi progetti da rocker e da illustratore?

Come illustratore ho un paio di storie per bambini, che ho scritto e che vorrei continuare a disegnare, ma in questi tempi dove bisogna tener d’occhio spietatamente le bollette e il conto corrente non mi resta molto tempo extra, quello diciamo “da autore”. Comunque ci proverò. Naturalmente tutto quel che produco sta sugli “scaffali” del mio blog: http://warehouse.robertograssilli.com/ , tutto pubblico e visitabile.

Come rocker, scusami si, sto ridendo… Perdonami. Assieme ai Mistoterital ci piacerebbe registrare nuove canzoni, adesso è più facile, sempre grazie alla tecnologia. Poi, se qualcuno vuole sul palcoscenico degli svitati maturi ma ancora energici, si metta pure in contatto con me Nel frattempo mi godo lo sbocciare di due mie figlie che sono già state sul palco, a cantare e suonare: Emma e Gioconda.

Sei felice?

Mi ha appena intervistato Andrea Delogu, potrei non esserlo? (ecco, sono rossa)

 

tutti i link importanti sono inseriti nell’intervista, ma io vi segnalo anche: Twitter e Facebook

 

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