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L’ermeneutica delle quattro pappine

Ancora sullo sport, ancora sulla questione predestinazione vs. libero arbitrio. Quando in una competizione sportiva si rimedia una sconfitta (ogni riferimento eccetera eccetera) le reazioni dei tifosi perdenti sono molteplici, ma possono forse essere riunite in due grandi categorie: quelle …Leggi tutto

Ancora sullo sport, ancora sulla questione predestinazione vs. libero arbitrio.

Quando in una competizione sportiva si rimedia una sconfitta (ogni riferimento eccetera eccetera) le reazioni dei tifosi perdenti sono molteplici, ma possono forse essere riunite in due grandi categorie: quelle che “È colpa di X” laddove X è un soggetto ben definito e inchiodato alle sue responsabilità, alle sue scelte, alle sue libere – e nefaste – azioni (Prandelli che fa giocare gli infortunati e resta senza cambi, Thiago Motta che è una pippa, le società che non sviluppano abbastanza i settori giovanili e poi vogliamo andare a sfidare gli spagnuoli che su ‘sta cosa son maestri) e quelle che “Non è colpa di nessuno se non del fato cinico e baro” (loro son campioni d’Europa e del mondo, il calendario era insensato e ci concedeva un giorno in meno di riposo, ci siamo in ogni caso battuti al meglio delle nostre possibilità, per tacere dei sospetti di doping sullo sport iberico).(1)

Ancora una volta: i fatti positivi son quelli (quattro pappine a zero in mondovisione e amen), ma la narrazione che ne scaturisce è molto diversa. C’è da qualche parte un fatto positivo che possa dirimere la questione? No, non c’è. Ci si divide sulla base non di fatti, ché quelli sono gli stessi per tutti, ma di interpretazioni, che pure dai fatti scaturiscono.

Quindi sappiate che, se propendete per l’ipotesi delle responsabilità individuali siete criptocattolici (o pseudoepicurei), se incolpate il fato siete criptoprotestanti (o pseudostoici). Nel primo caso Napolitano che riceve la squadra al Quirinale è il gran sacerdote del sacramento della confessione che – constatata colpa e pentimento – impartisce la sua laicissima assoluzione, nel secondo è l’uomo conciliato con la volontà divina e imperscrutabile che ci aiuta ad accettare il destino per quanto doloroso e ad avere fede nella futura possibile redenzione.

(1) Si dà, in verità, anche l’interessante caso di interpretazioni ibride: “Monti porta sfiga” o, per risalire ad altre e ormai digerite umiliazioni, “È tutta colpa dell’arbitro Moreno”.

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