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I catari dell’Illinois

Tutto è cominciato qualche giorno fa, alla notizia della morte di Riccardo Schicchi, noto imprenditore del settore della pornografia. Sul web ha cominciato a girare una parodia del coccodrillo di Schicchi attribuito al quotidiano della CEI, “Avvenire”, talmente ben congegnata …Leggi tutto

Tutto è cominciato qualche giorno fa, alla notizia della morte di Riccardo Schicchi, noto imprenditore del settore della pornografia. Sul web ha cominciato a girare una parodia del coccodrillo di Schicchi attribuito al quotidiano della CEI, “Avvenire”, talmente ben congegnata che in parecchi, me compreso, ci sono cascati e hanno cominciato a discuterne come se fosse vera. Nella parodia si faceva riferimento al defunto come a una persona che, al di là delle scelte di vita e professionali, avrebbe coltivato una fede nascosta, ma non per questo insincera, per concludere con questo piccolo capolavoro di mimesi:

“Oggi lascia anzitutto due figli e molti interrogativi. Ma anche una certezza. Una certezza che – come assicura chi l’ha conosciuto nella vita privata – non lo aveva mai abbandonato. Che il corpo martoriato dal piacere non può essere mai il Fine, ma semmai lo strumento di una ricerca estenuante. La molla per tendersi e flettersi, per inarcarsi, potremmo qui dire, all’ascolto del Mistero profondo.”

Prima di scoprire che trattavasi di burla, il tono della discussione è stato, ovviamente, diverso a seconda di chi vi interveniva: gli atei e anticlericali rinfacciavano alla Chiesa l’appropriazione indebita, a cadavere ancora caldo, di vite altrui, i credenti si compiacevano delle vie misteriose per le quali la grazia di Dio può toccare l’uomo, anche il più indegno o distante da una vita pubblicamente conforme ai dettati cristiani. Infine, scoperto l’inganno, come sempre accade in casi come questi, tutti hanno provato un po’ di imbarazzo per sé e per gli altri e la cosa sembrava finita lì.

Ieri, invece, s’è scoperto che Schicchi ha avuto un funerale religioso e che durante le esequie alcuni amici e colleghi di Schicchi, tra i quali Ilona Staller e Rocco Siffredi, hanno ricevuto la comunione o – come spesso è prassi si faccia ormai anche nelle chiese cattoliche – sono saliti sul presbiterio per ricordare il defunto. Ci sono addirittura fotografie a comprovarlo.

La discussione è nuovamente divampata, tra contrapposti moralismi: c’è stato chi – credente – s’è scandalizzato per l’ascesa all’ambone delle pornostar amiche di Schicchi (per esempio, Andrea Tornielli sul suo blog “Sacri palazzi”) e chi – anticlericale – ha rimarcato la presunta incoerenza della Chiesa nell’ammettere tutto ciò e delle stesse pornostar nel voler celebrare cristianamente il defunto.

Tra questi bigottismi uguali e contrari, restano lì come pietre il mistero della morte e della sofferenza e la questione religiosa, che con la moralità c’entra poco o nulla. La morte, la fede, il dolore per la perdita di un amico, il bisogno ancestrale e mai perfettamente soddisfacibile di gesti adeguati a tanta incomprensibilità sono cose serie. Il moralismo di ogni genere, tipo e colore lo è molto meno.

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