Gutta cavat lapidem

Nei paesi anglosassoni si chiamano CSA (Community Supported Agricolture), in Francia AMAP, in Italia GAS. Sono tutte quelle esperienze di filiera corta partecipata che negli anni si sono sviluppate nella proposta dal basso di nuove dinamiche socio economiche, a partire …Leggi tutto

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Villa Gregoriana - erosione nel calcare

Nei paesi anglosassoni si chiamano CSA (Community Supported Agricolture), in Francia AMAP, in Italia GAS. Sono tutte quelle esperienze di filiera corta partecipata che negli anni si sono sviluppate nella proposta dal basso di nuove dinamiche socio economiche, a partire dall’ acquisto. Un meccanismo diverso dagli ormai affermati “Farmer’s Market”, dove i contadini arrivano in città a vendere i propri prodotti direttamente allestendo un mercato tradizionale. Le esperienze di “filiera corta partecipata2 oltre a promuovere il cibo “a Km zero” cercano di creare un po’ di sostanza, quel famoso “capitale sociale” tra persone che non solo comprano e vendono, ma anche si parlano, si conoscono, ecceteraeccetera.  Non per niente in Italia GAS sta per Gruppi di Acquisto Solidale. Quel  ”solidale” sta appunto per solidarietà tra persone che comprano e persone che vendono: nei GAS uno capisce le ragioni di uno, e l’altro fa lo stesso.

In Francia e Gran Bretagna, per esempio, all’acquisto viene quasi sempre legata una forma di pre finanziamento da parte dei cittadini cosiddetti “consumatori”, che per dare respiro e sostenere le aziende agricole anticipano una quota parte dei soldi che comunque spenderebbero in futuro per gli acquisti. In Italia di proposte ce ne sono molte, dal mero acquisto condiviso ad una sorta di  condivisione del rischio con i piccoli produttori, fino ad arrivare ad “adottare” una fattoria.

Il meccanismo di base rimane sempre quello della prenotazione della spesa in gruppo insieme ad altre famiglie, che siano amici, parenti, o membri della stessa associazione, direttamente presso i produttori. Poi invece le declinazioni diventano le più disparate: c’è chi si organizza con le proprie auto, c’è chi ha costruito un vero e proprio portale per centinaia di famiglie e ha una sede, c’è chi di tanto in tanto acquista dei beni durevoli piuttosto che solo verdura. Ma verdura vera.. quella cresciuta nella pianta fino all’ultimo.. non quella che gira e rigira il paese o i paesi in camion nelle celle frigorifere, come ormai siamo abituati o assuefatti.

In pratica noi mediamente consumiamo delle verdure ‘’settimine’’.

E’ davvero un peccato che all’effervescenza non riesca a seguire una sintesi di rappresentanza. I ‘’gasisti’’ in Italia sono molti, centinaia di migliaia, e insieme potrebbero risultare influenti nelle scelte delle politiche agricole o produttive. Invece l’arcipelago dei GAS e di tutte le proposte similari è si vivace e propositivo, ma purtroppo non riesce a fare “corpo sociale” per poter riorientare un granchè. Anche se poi, a livello locale, qualche miracolino succede, se pensiamo alle esperienze del Parco Sud milanese o dei Distretti di Economia Solidale in Brianza o nelle Marche.

Pensateci, comunque, se vi capita, di aderire ad un GAS nella vostra zona. A volte può sembrare impegnativo, ma se amate le cose buone, e anche un po’ giuste, gli sforzi potranno essere ripagati ampiamente.

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