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Il 2023 sarà l'anno dei record stellari per l'hotellerie di lusso

Dal 2013 ad oggi il mercato dell’ospitalità di alta gamma ha visto l’apertura di circa 24 nuovi hotel all’anno, quasi due al mese. Non è difficile crederlo:l’Italia è amata per la sua bellezza e per il suo lifestyle. L’importante è però capire quale tipo di turista accogliere e soddisfare.

Il 2023 si annuncia strepitoso per il turismo di lusso. Aldo Melpignano, vicepresidente di Altagamma con delega sull’area ospitalità, prevede che questo «sarà il tanto atteso anno dei record con risultati che supereranno di gran lunga quelli del 2019». Una folla di ricchi turisti si accalca dunque alle porte dell’Italia, attirati dalle bellezze uniche del nostro Paese e da una variegata, ma non sterminata, costellazione di hotel di alto livello.

Nella penisola gli alberghi che possono fregiarsi delle 5 stelle e 5 stelle lusso sono tra i 600 e i 700, a seconda della fonte. Nel corso di un convegno svoltosi in marzo, Alessio Candi della società di consulenza Pambianco ha mostrato una serie di slide da cui risulta che in Italia gli hotel pentastellati sarebbero 601, il due per cento dell’intero universo alberghiero nazionale (oltre 32 mila strutture), con 90 mila posti letto e con 6,9 milioni di presenze nel 2021, pari al 4 per cento del totale. Ma pur avendo un peso ridotto in termini di presenze, gli alberghi di lusso generano un fatturato di oltre 4 miliardi di euro che rappresenta il 19 per cento dei ricavi dell’intera hôtellerie italiana, che ammonta a 21 miliardi di euro. Il top? Narrano le cronache che sia la suite dell’Aman Venice affacciato sul Canal Grand, che totalizza da sola 553mila euro di fatturato all’anno. Negli hotel a 5 stelle italiani è molto forte la clientela che arriva dall’estero: nel 2021 ogni cento ospiti 60 erano stranieri. «È un segmento di mercato che negli ultimi anni è cresciuto di più in termini di presenze» sottolinea David Pambianco, amministratore delegato dell’omonima società, «mettendo a segno un più 4,8 per cento di aumento medio annuo dal 2017 al 2021». Non solo. Dal 2013 ad oggi questo luccicante segmento del mercato ha visto l’apertura di circa 24 nuovi hotel ogni anno, quasi due al mese.

Il Luxury Hospitality Report 2022 elaborato da Thrends, società di ricerca specializzata in turismo e viaggi, mostra che le regioni dove si concentra le presenza degli albeghi a 5 stelle vedono in testa la Toscana con 86 strutture, seguita dal Lazio e dalla Campania con 69 hotel ciascuna, dal Veneto (64) e dalla Lombardia (60). Tra le città, al primo posto c’è Roma con 5.215 camere, poi Milano (3.269) e Venezia (2.826).

Giorgio Ribaudo, direttore di Thrends, in occasione della seconda edizione della Luxury Hospitality Conference ha rivelato che sarebbero oltre una sessantina gli sviluppi di hotel di lusso previsti in Italia tra il 2023 e il 2025. Secondo Thrends sul territorio nazionale le strutture a 5 stelle salirebbero dalle attuali 682 a 702 nel 2024 e infine a 712 nel 2025. Ulteriori tre aperture sono previste entro il 2027. In particolare i nuovi hotel di lusso apriranno soprattutto nelle città: otto a Roma, che deve recuperare il ritardo accumulato negli anni, sette a Venezia, sei a Milano, quattro a Firenze.

L’ondata di nuove aperture ha una spiegazione molto semplice: pur offrendo un’ospitalità di alto livello, il nostro Paese è ancora indietro in questo segmento di mercato. «L’Italia è la patria del lusso ed è destinata a crescere ma non ha strutture adeguate» dice Pambianco. «Complessivamente abbiamo un numero di alberghi doppio rispetto alla Francia, ma molti sono piccoli e vetusti. E questo vale, in parte, anche per gli hotel di lusso. Perciò gli investimenti e le aperture si moltiplicano: gli operatori del settore sanno che in Italia c’è un enorme spazio da colmare».

Oltre ad essere investito da una raffica di nuove strutture di lusso, il settore è interessato da un’altra rivoluzione. Come sottolinea una ricerca della Deloitte realizzata dall’area Financial Advisor-Real Estate & Hospitality e coordinata dalla partner Angela D’Amico, «l’industria alberghiera italiana sta vivendo un momento di grande cambiamento, con una crescente propensione verso la separazione tra la proprietà e la gestione degli alberghi. Questa tendenza è in linea con i mercati sviluppati a livello internazionale e sta gradualmente sostituendo il tradizionale modello di gestione familiare, ancora predominante in Italia».

Le tre tipologie di contratti di gestione alberghiera più comuni in Italia sono il management agreement, il lease agreement e la gestione diretta. Il management agreement prevede che l’operatore gestisca direttamente l’hotel, ricevendo dal proprietario una fee in base al risultato economico raggiunto. Il lease agreement, invece, prevede che l’operatore paghi un canone al proprietario e si occupi della gestione operativa dell’hotel. Infine, nella gestione diretta, è lo stesso proprietario che si occupa anche della gestione dell’hotel. L’analisi condotta dalla Deloitte ha evidenziato le seguenti tendenze di mercato: aumento delle formule gestionali tramite il management contract; posizionamento dei nuovi modelli gestionali verso segmenti sempre più di alta gamma; forte interesse verso hotel di città ma anche un ritrovato interesse sui resort di mare e di montagna.

Secondo Pambianco non c’è mai stata una chiara idea a livello di sistema Paese di quale sia il «turista prioritario» a cui rivolgerci. Ma qualcosa sta cambiando, soprattutto dopo la pandemia. «Con l’arrivo di investimenti crescenti dall’estero sempre più addetti ai lavori si sono pronunciati al nostro convegno di marzo per una scelta di fondo del nostro sistema Paese in termini di posizionamento dell’offerta turistica. E questa indicazione è stata chiara e univoca: l’Italia deve rivolgersi ad un pubblico di fascia alta e premium quindi con un focus sui 4 e soprattutto 5 stelle. Strutture che possano valorizzare un paese unico come l’Italia, fatto di bellezze storiche e artistiche di livello mondiale, ma anche un Paese fragile e per questo non adatto al turismo di massa. Quindi meno quantità più qualità».

Una tesi condivisa dal presidente dell’associazione di categoria Federalberghi Bernabò Bocca, secondo il quale l’Italia è un «contenitore turistico piccolo» e deve scegliere quali turisti accogliere, puntando su quelli che possono portare più benefici economici sia agli hotel che al territorio. «Io sono assolutamente convinto che l’Italia debba ragionare non solo come destinazione ma anche come brand.

Il nostro Paese non può essere una meta per tutti, ma oggi più che mai deve scegliere un posizionamento internazionale che punti su target con grande capacità di spesa» aggiunge Bocca. «È certo un bene che nei prossimi anni apriranno a Roma oltre duemila camere di alberghi di catene internazionali luxury. Però queste grandi realtà stanno investendo solo nella capitale e in altri luoghi iconici come Firenze, Venezia, Milano. Ma non altrove. Lo sforzo che dobbiamo fare oggi è invece quello di far conoscere le destinazioni meno frequentate per ampliare le proposte adatte a un pubblico di alta gamma che ha invece tanta “fame” di Italia e di vivere all’italiana».

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Guido Fontanelli